Eakos: “Siamo tutti di passaggio”

Ha il fascino del giusto l’artista milanese Eakos che il 23 aprile vara “Luce e fango” (Noize Hills Records) in cui canta un “presente confuso” dove “ci seguono le ombre” e bisogna far “pace con la morte”.

Eakos, il tuo nome d’arte che origine ha?

È una mezza storpiatura del nome di Eaco, un semidio della mitologia greca, giudice dell’Ade, uno di quei personaggi che non è stato calcolato più di tanto dagli studiosi, ma mi è piaciuto perché era considerato una persona profondamente giusta“.

Il tuo hip hop suona cupo e introspettivo, a quali radici attingi?

Il mio background musicale in realtà è abbastanza vario, nel senso che mi piace il rap, ma sono cresciuto ascoltando progressive metal, rock, ho vissuto anche tutta la parte punk dei primi anni Duemila essendo classe 1995. Quello che sono non è che arriva da qui. Tratto i temi dei rapporti umani visti in maniera un po’ cupa che è mia naturale, innata“.

Sta per uscire “Luce e Fango”: quale la genesi di questo brano sulla, oserei dire, caducità dei rapporti umani?

Il tema principale è che non è importante se finisce il rapporto tra due individui, ma cosa ci lascia nella nostra storia e persona. È un brano autobiografico che ho scritto durante il 2020, che ho concepito dopo il primo lockdown rivedendo la luce del sole, carico di energia positiva e consapevolezze diverse, con tanta voglia di vivere“.

Il ritorno alla vita nel videoclip sposa il quartiere Isola di Milano: perché la scelta di questa location?

Il videoclip è un piano sequenza in cui parto da un punto ed arrivo in un altro, tra Garibaldi e Isola fondamentalmente, metaforicamente il passaggio su quel ponte lì è proprio quello che dico nel testo, cioè è tutto di passaggio, soprattutto i rapporti umani, ed è ambientato a Milano che è la mia città stabile di adesso, in cui vivo la mia vita“.

Hai vissuto a Bologna, poi sei stato per un periodo nella Repubblica Ceca, ora di nuovo a Milano: come hai ritrovato la tua città?

Me la sento mia. Io non vivo in centro, vivo in un quartiere un po’ periferico, in via Padova. Milano mi piace tantissimo come città, è multiculturale, è piena di in put creativi. Peccato si possa uscire poco in questo periodo! È una città che mi dà tantissima energia e vorrei viverci nei prossimi anni. Mi sta dando tantissimo sia dal punto di vista umano che professionale“.

Quale sarà la tua prossima tappa musicale?

Esce ‘Luce e Fango’, poi seguiranno altri singoli e c’è un progetto che è già pronto, completo, deve solo uscire. Per quanto riguarda i live, è tutto working in progress“.

Rispetto al progetto discografico: si tratta di un concept album?

Sì, ma è un progetto piccolo, sono in tutto cinque pezzi. È un ep, un mini album, e riguarda esattamente il periodo che abbiamo trascorso nel 2020 chiusi in casa. Il concetto che si trasmette è quello che abbiamo passato tutti quanti metaforicamente chiusi in una prigione di ansia, stress, pensieri, paure, insicurezze, incertezze“.

Del tuo percorso artistico quale la strofa che hai scritto che più ti descrive?

Un pezzo del ritornello di ‘Luce e Fango’: ‘Siamo tutti di passaggio per di qua e la paura è il paesaggio della città’“.

You May Also Like

Alghero Music Spotlight, un faro per i giovani

Moscato di Cordepazze: “Le canzoni sono il distillato della vita”

Psiker, creatività colorata in note

Marco Vezzoso, l’artigiano del jazz che ama suonare Vasco