Achille Lauro: “Nell’album ‘Lauro’ fotografo una parte di me”

Il 2020 è stato un anno abbastanza difficile, tutti costretti a stare chiusi nelle nostre case in questa emergenza sanitaria tremenda. Io ho cercato di fare di questo disastro qualcosa di buono. Sono una persona che scrive tanto. Quando devo dire qualcosa, la dico. Ho deciso di arrivare a questo album dove io fotografo una parte di me, in maniera del tutta spontanea. Tutti abbiamo milioni di personalità e altrettante sensazioni, io quando riesco ne fermo qualcuna“, Achille Lauro introduce così “Lauro”, il suo sesto album di inediti in uscita il 16 aprile (per ElektraRecords/Warner Music Italy). “Solo Noi” e “Marilù” sono i singoli che introducono un disco che “alterna una tempesta d’animo per dare voce ai soli e agli incompresi – sottolinea la nota stampa -. Achille Lauro parla al mondo degli irrisolti, dei fuori rotta, dei falliti e così l’album fagocita vite, storie d’amore, riflessioni sul bene, sul male e ciò che sta nel mezzo”. La tracklist contempla tredici tracce: 1.”Prequel”; 2.”Solo Noi”; 3.”Latte+”; 4.”Marilú”; 5.”Lauro”; 6.”Come Me”; 7.”Femmina”; 8.”A Un Passo Da Dio”; 9.”Generazione X”; 10.”Barrilete Cosmico”; 11.”Pavone”; 12.”Stupide Canzoni D’amore”; 13.”Sabato Sera”. “Queste canzoni – sottolinea – sono altrettante facce di me. Il disco si divide in due macroaree: una più introspettiva che descrive la tempesta dell’anima di tutti, ma in particolare la mia, e l’altra più punk rock, grunge“.

LE PERFORMANCE – “Non si tratta di indossare una parrucca e un vestito, non è così – racconta Achille Lauro in conferenza stampa streaming -. Tutto ha una chiave di lettura. A volte qualcuno vede solo la punta di un iceberg. Io sono uno ossessionato dal dettaglio, in studio vado a cambiare i respiri, cose che la gente manco sente. Sono cresciuto in una comune di ragazzi dove c’erano ‘artistoidi’: qualcuno che scriveva molto bene, qualcun’altro che faceva musica molto bene. Allora io mi chiedevo sempre se fossi al loro livello. Anche oggi mi chiedo cento volte se una cosa è perfetta“.

LA COPERTINA – “È una cover minimalista, al contrario di quello che chiunque si possa aspettare da me – afferma Achille Lauro –. È una mia tela, in realtà una serie di più tele: ognuna è una parte di me. C’è un gioco per bambini che però rappresenta un impiccato. La ‘o’ è rossa perché rappresentava una fine, il nome non doveva essere completo comparendo tutto l’impiccato, e la fine rappresenta tutto: la fine di un amore, la fine di un percorso lavorativo… La ‘o’ è rossa come quando alle elementari ti correggevano un compito. Simboleggia il rifiutare la fine che ci era stata imposta. Le lettere sono associate ai generi musicali che ho rappresentato a Sanremo che portano, con sé, concetti molto forti“. Quindi si parla di Glam Rock, Rock ‘N Roll, Pop, Punk Rock e Classic Orchestra: il primo ha ispirato la sua carriera; il secondo racchiude l’essenza di umanità tra sensualità, sessualità e voglia di cambiamento; il terzo rivendica una dignità universale; il quarto rappresenta l’anticonformismo, il seguire ciò che si è e non ciò che è di moda; il quinto sintetizza la profondità della musica con ogni musicista che la impara da solo per poi formare qualcosa di sublime accompagnandosi agli altri.

LA FIDUCIA – “In tanti hanno criticato le mie scelte della carriera, soprattutto quando ho deciso di cambiare e virare dalla mia comfort zone, soprattutto quando sono uscito con ‘Rolls Royce’ – confida –. Per fortuna ho incontrato persone che mi hanno dato fiducia come la mia discografica e Amadeus e Fiorello che hanno accolto le mie scelte artistiche all’Ariston“.

IL COLORE DELLA MUSICA – “Ogni canzone ha un suo colore – spiega -. La canzone si guarda anche. Io ho delle immagini quando scrivo canzoni, immagini che voglio portare anche visivamente in un vestito. Non è niente di costruito: è il mio toccare con mano la musica“.

IO, ARTIGIANO – “Noi siamo artigiani – dice –, costruiamo mattone su mattone, concependo ogni fallimento come possibilità. Tanti fallimenti fanno quello che noi siamo oggi“.

IN CONTINUA RICERCA – “Non voglio rifare sempre le stesse cose – confessa –. Sono alla continua ricerca di qualcosa. Non posso cercare di fare successo rinunciando a quello che sono, ad esempio costruire a tavolino il singolo estivo anche se non sto amando o soffrendo per qualcosa. Io faccio parte di una generazione che ha bisogno di qualcosa in più“.

LA SCRITTURA – “Quando canto o ascolto le canzoni che scrivo, mi fanno tornare al momento esatto in cui sono state composte – racconta –. Le canzoni io le vivo, le sento: tutte fanno parte di momenti miei molto personali e intimi che ricordo perché tutti legati alla vita“.

LA PROSSIMA TAPPA MUSICALE – “Ho già trenta canzoni pronte che potrebbero essere finalizzate, ma – dichiara – adesso ho bisogno di vivere!“.

IL SALUTO – “Speriamo di vederci dal vivo al più presto“, semplice e autentico il saluto di Achille Lauro.

Il messaggio nella bottiglia di Achille Lauro

Da una panchina di una delle periferie più violentate di Roma all’Olimpo della musica italiana.

Dal degrado dei palazzi di Vigne Nuove ad una vita criticata e celebrata, sotto la luce dei riflettori.

La leggenda nera grava su ragazzi persi che diventano icone di una generazione.

Nessuna omologazione. Mai.

Solo eccesso, follia, libertà, disobbedienza.

Poesie scritte su pezzi di carta stropicciati, dove il buio è giorno e la luce è notte.

Chiacchiere e maldicenza che diventano bollettino quotidiano della vita di un ragazzo di strada.

Quella strada che diventa immagine da copertina.

Sempre fuori da generi musicali e mode.

Sprezzante delle classifiche che ti imprigionano in uno stereotipo.

Angelo nero vessato e sprezzato.

Rockstar lapidata dal gossip del volgo.

Madonna incoronata guardata con sospetto e vilipesa.

Menefreghista e indolente agli insulti, paracadutato sul più grande palco della musica italiana fino ad essere amato come una vergine sacrificale“.

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