Masa Squiat, quando il rap è la passione del giorno zero

“Vorrei dire basta, ma ora non mi passa” canta “Tijuana” (distrib. Artist First) Masa Squiat, al secolo Michele Di Biccari classe ’95, per il quale ogni notte è “un’altra sfida col foglio e la penna”.

Masa Squiat: che origine ha questo nome?

Masa è un acronimo dalle iniziali del mio nome e della mia famiglia: M per Michele, A da mia madre Antonella, S da mia sorella Sara e A da mio padre Angelo. Squiat nasce dal fatto che su Spotify ce n’erano già col mio nome, quindi dovevamo aggiungerne un altro per farne uno composto e così ho scelto una citazione dal mondo della street art, cioè a Jean-Michel Basquiat“.

Qual è l’opera del writer statunitense che ti piace di più?

Una del 1982 ‘Untitled (Boxer)’ e una del 1981 ‘Head’. Mi colpisce lo stile infantile“.

Ti sei mai avvicinato alla street art come artista?

Sì, per un periodo ho provato a fare dei graffiti, però poi sono rimasto più a contatto con altri che erano sicuramente più bravi di me. In realtà, poi, per una questione anche di professionalizzare al meglio quello che era il mio talento, mi sono dedicato solamente e totalmente a scrivere e cantare, a fare rap. Però conosco diverse persone che sono molto vicine a quel mondo che mi affascina“.

Tuoi pregi e difetti?

Pregi? Sono una persona comprensiva, che si mette nei panni degli altri, a volte sono un buon psicologo. Difetti? Son testardo, a volte sono un po’ permaloso, ma penso siano difetti classici che han tutti. Ogni tanto ho i miei masochismi, sai quando pensi a una cosa che non va e te la stai a macinare per mesi quando magari uno se la fa passare subito. Ho anche altri pregi, però!“.

L’ultimo singolo, “Tijuana”, è autobiografico?

C’è stato un periodo un po’ svalvolato dove, come utilizzo dire io con gli amici, ‘swingavamo’, nel senso che vivevamo un po’ on the road. La musica non l’ho mai mollata, è stata sempre la passione del giorno zero, però era un periodo dove onestamente ero un po’ indeciso su cosa fare, non avevo più un piano in testa, stavo quasi mollando, volevo mettere da parte questo progetto. Questo pezzo è quindi uno sfogo molto flusso di coscienza. Tijuana indica una meta illusoria, distante. Poteva chiamarsi Bora Bora, però mi suonava bene Tijuana. È un viaggio introspettivo questo pezzo“.

Oggi quali sono i tuoi sogni?

Sicuramente riuscire a rendere il prima possibile la musica il mio mestiere. A differenza di tanti che fanno gli artisti con i soldi di mamma e papà, io ho sempre lavorato e quindi è anche ora di switchare. Poi altri sogni non so… Credo che quando uno riesce a realizzarsi poi può aiutare anche gli altri. Quando invece nella vita stai ancora combattendo per realizzarti è giusto avere prima quel sano egoismo, non puoi aiutare un altro se già tu stai con i tuoi acciacchi. Poi da lì vedrò. Sicuramente mi piacerebbe fare una specie di laboratorio/scuola di musica un domani qua nella mia città Nichelino (provincia di Torino)“.

Visto che oltre a fare musica un domani vorrai insegnarla, quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Da piccolo ascoltavo tantissimo rap: Tupac, Biggie, Nas, etc. etc. Poi tramite mia madre ho avuto anche parecchia ispirazione sul genere break quindi il funky, il blues, disco music. Per esempio, mi piacciono tantissimo un gruppo come i Jamiroquai, per dire. Mi piacerebbe fare anche quelle robe lì un domani. Visto che ho fatto anche corsi di canto, mi piacerebbe quando avrò trenta, quarant’anni fare totalmente musica cantata e suonata, sarebbe bello“.

C’è un palcoscenico dove ti piacerebbe un giorno esibirti?

Non c’ho mai pensato. Sicuramente sarebbe bello come coronamento di un percorso finire a Sanremo o suonare a San Siro“.

Non hai mai pensato di cavalcare la strada dei talent show?

Ni, nel senso che mi hanno spronato a provare ad iscrivermi, però anche lì, quando fai una cosa controvoglia, che tu non te la senti, poi la fai male. Infatti, provai una volta ma non m’interessava, non mi piaceva l’ambiente, avevo la sensazione che quella non era la mia strada. Non mi piace la mentalità, il sistema che c’è dietro“.

Adesso a cosa stai lavorando?

Uscirà un ep, anche se è corposo perché saranno otto tracce. Uscirà tra fine marzo ed aprile. Uscirà ancora un altro singolo estratto prossimamente. Sono carico, dai!“.

La tua terra quanto incide nella tua musica?

“Ti potrei dire parecchio perché poi ho le radici totalmente al Sud, i miei sono tutti e due originari di un paese in provincia di Foggia, Orsara di Puglia. Io vado lì praticamente da quando sono nato due, tre volte l’anno. Ho lì i parenti. Mi sento più di giù che torinese. Per me incide quella parte di terra lì. Qua siamo nel contesto più urban, più megalopoli, più grande, sicuramente mi dà ispirazione anche la città, però non so“.

Su Twitter ti presenti con: “So già come scrivere la mia storia, devo solo darle un buon titolo”. Cosa vuoi indicare con questa frase?

Vero, me l’hai fatta ricordare tu ora! Mi suonava bene. È come dire che so già che comunque sia credo molto, più che nel destino, nell’allineamento dei pianeti. Credo che ogni anima abbia già un percorso pianificato, noi non lo sappiamo, ma l’anima lo sa. Quindi so già che la mia storia è quella, la mia anima sa già cosa deve fare e io, la mia parte più di ego, deve trovarle un titolo, nel senso che deve provare a scoprire quello che già sa in realtà“.

Il tuo motto?

Fai del bene e scordalo!“.

You May Also Like

Alghero Music Spotlight, un faro per i giovani

Moscato di Cordepazze: “Le canzoni sono il distillato della vita”

Psiker, creatività colorata in note

Marco Vezzoso, l’artigiano del jazz che ama suonare Vasco