Capitolo 21: “Chi sogna vive all’infinito”

Siamo abbastanza giovinelli” e “ormai ci reputiamo fiorentini, anche se le radici sono sparse un po’ qua e un po’ là“, ci dice Marcello Stride, 23 anni di Roma, che con Mattia Maccioni, 25 anni sardo, ha dato vita al gruppo pop Capitolo21 nella “bellissima Firenze. Avendo avuto l’opportunità di girare con la musica, abbiamo visto che l’Italia è un Paese bellissimo, ci sono dei posti favolosi, però Firenze ha sempre qualcosa di magico, non so se forse l’aria di casa influisce, però è proprio magica, bella, c’è un buon ambiente anche giovanile. Anche se l’unica cosa che non mi piace di Firenze è che s’investe troppo poco sulla musica rispetto magari agli anni precedenti. Tantissimi artisti famosi vengono dalle nostre zone, però oggi un po’ meno“.

Marcello, pregi e difetti tuoi e di Mattia?

Forse quello che ci accomuna un po’ di più è la perseveranza. Siamo molto cocciuti. Quando ci mettiamo in testa una roba, vogliamo a tutti i costi arrivare a quell’obiettivo. I difetti? Forse sono un po’ troppi… Forse a volte vogliamo troppo, che non so se è proprio un difetto o un pregio in realtà, però a volte ci facciamo trasportare anche un pelino troppo emotivamente dalle cose. Secondo me, è un pregio ma diventa un difetto quando a volte perdi di vista un po’ la realtà, quindi magari a volte rischi di cadere e farti il doppio del male, quindi difetto sotto questo punto di vista. Poi difetti ce ne sono tantissimi caratterialmente parlando, io sono per esempio un tipo calmissimo, ma ogni tanto perdo completamente le staffe quando non riesco più a capire cosa sta succedendo intorno a me; Mattia, invece, a volte eccede un po’ in pigrizia“.

Siete dei “Sognatori” come il titolo del vostro primo Ep?

Sì, assolutamente, come tanti però sin da quando abbiamo cominciato questo progetto, posso dire sin da quando eravamo molto piccoli, entrambi ci siamo trovati con questa ambizione di riuscire magari un giorno a vivere grazie alla musica. È un percorso difficilissimo sicuramente, però, come si dice, la speranza è l’ultima a morire e, come ti dicevo prima nei pregi la perseveranza, con calma e cercando di tirare fuori qualche canzone qualitativamente buona, magari i risultati arrivano, quindi speriamo. Comunque sì, siamo dei sognatori“.

Quando vi siete conosciuti?

Sei anni fa a Firenze, qua dalle nostre parti, tramite amici in comune, il giro dei musicisti qui fiorentini ad una serata e un po’ anche per caso abbiamo dato inizio a questo percorso, perché entrambi volevamo iniziare a metter su delle cose completamente nostre, quindi da lì l’idea di mettere in piedi questo progetto e proporre dei pezzi inediti“.

Come vi siete formati musicalmente e come vi dividete all’interno del gruppo?

Io personalmente suono chitarra e pianoforte, Mattia chitarra e la voce che per me è uno strumento a tutti gli effetti. Io ho sempre avuto la passione della scrittura, Mattia invece ha sempre avuto la passione per la tecnica, quindi abbiamo due concezioni di musica veramente completamente diverse, perché a volte io ragiono più emotivamente, lui magari a volte ragiona più tecnicamente. Quindi in realtà è un bel mix, nel senso che noi diciamo sempre che io sono il cuore della band e lui la testa, perché io sono quello che alla fine presento, scrivo i testi a lui, li lavoriamo, ma lui li vede con un altro occhio rispetto a me, quindi è un mix buono. Poi, come in tutte le famiglie, ci scanniamo, ci mandiamo anche a quel paese molte volte, però alla fine ci vogliamo molto bene“.

Come avete scelto il nome Capitolo21?

È nato tutto da un battuta. Dovevamo trovare qualcosa per farci riconoscere. C’è piaciuto il fatto che dello scrivere un libro a noi sarebbe bastato in musica un capitolo, ma fatto bene. Da questa battuta è venuta fuori l’idea del ‘capitolo’, mentre il ’21’ è un numero che ci accomuna su alcune cose personali. L’unica cosa su cui abbiamo combattuto è che in tanti ci hanno detto che c’è un’assonanza con gli Articolo31 che, naturalmente, non è una cosa voluta o fatta apposta, è solo una cosa che è venuta automatica e allora abbiamo detto: buttiamoci, questo nome va bene!“.

Il vostro genere musicale è diverso dagli Articolo31…

Un altro stile, completamente diverso agli Articolo31. Noi ci definiamo semplicemente pop. Noi siamo nati come una rock band. Poi negli anni scrivendo siamo giunti alla consapevolezza di dove vogliamo andare a parare, quindi in questo momento dico pop, mettere altre cose porterebbe un po’ fuori strada“.

Dove volete arrivare?

Adesso stiamo sperimentando moltissimo, stiamo scrivendo un album. Stiamo cercando di fare un lavoro che prima d’ora avevamo fatto, ma adesso meglio: stiamo cercando di ragionare di più sul piano marketing, sul com’è la musica oggi, quindi di cercare un connubio perfetto tra quello che noi vogliamo raggiungere e quello che il mercato chiede oggi. Io penso che il pop sia la primissima scelta in assoluto. Ci saranno alcune sfaccettature un po’ più alternative all’interno per mantenere poi l’anima di me e Mattia che comunque è un po’ rockeggiante, però non ci allontaneremo mai tanto dal pop, quindi penso che il lavoro futuro sarà questo“.

Quando sarà pronto l’album?

Speriamo presto, diciamo che gran parte dell’album è già pronto, perché lo avevamo previsto per dicembre, solo che per la situazione del Covid abbiamo deciso di posticipare perché senza la possibilità di fare un tour promozionale non ce la siamo sentita. Siamo emergenti ed abbiamo bisogno di farci un po’ vedere dalla gente, perché se no i risultati sono un po’ scarsi. Adesso abbiamo cominciato a produrre nuove canzoni, abbiamo un po’ smantellato l’album perché, come ti dicevo, abbiamo deciso di prendere questa linea, quindi di tirare fuori un lavoro uniforme. Penso che nel giro di tre, non più di quattro mesi, il lavoro comincerà ad uscire piano, piano tutto. Speriamo che il Covid si plachi un attimo e questo 2021 ci dia un po’ più di speranza“.

È un concept album?

Non proprio, ma al 90% ci si avvicina. Questo album avrà una storia che, anche di stile, sarà molto lineare“.

Avete già definito il titolo?

Sì e no. Sì, perché lo avevamo già praticamente pronto; ma no, perché aspettiamo le nuove canzoni finite così da avere tutto il lavoro sotto mano per capire in che direzione va“.

L’ultimo singolo, “Che ne sarà”, sarà incluso?

È una cosa che non volevamo fare, ma penso che racchiuderemo all’interno dell’album non solo ‘Che ne sarà’, ma anche i singoli precedenti, quindi ‘Campari’ e ‘Pareti Blu’ con delle versioni anche alternative, più sette, otto inediti nuovi, quindi un album bello corposo“.

“Che ne sarà” racconta il vostro rapporto col tempo?

Sì, nel senso che alla fine è un flashback interiore di tutte le cose che mancano di una persona, una relazione, un aspetto importante che non c’è più, ma che nonostante non ci sia più non riesci a levarti dalla testa. È come un ricordo che ti fa male, però non riesci assolutamente a levartelo di dosso, perché un po’ ti piace ricordare e un po’ ci sei talmente tanto legato che hai paura di lasciarlo andare. Quindi ‘Che ne sarà’ vuole parlare anche un po’ di questo sotto le righe. In buona parte anche il tempo influisce. Io penso che il tempo sia la soluzione a un sacco di cose, quindi sì“.

Avete collaborato alla scrittura del videoclip (a cui partecipa come interprete anche Rachele Poddie) o è tutto frutto di Tommaso Puccioni ed Elia Pepe che lo hanno diretto?

Sì, nel senso che a noi piace molto partecipare a queste cose, perché noi molto spesso, nella maggior parte delle canzoni, per scrivere una canzone ci immaginiamo delle vere e proprie scene, quindi quando andiamo a ragionare poi del video col videomaker di solito facciamo una specie di brainstorming dove noi riportiamo a loro quello che il pezzo ci ha dato per scriverlo. Di conseguenza, lavorandoci tutti insieme, arriviamo a una conclusione“.

Se nel video dovessi dire qual è la mano, l’impronta di ognuno di voi quattro?

Di me e Mattia in questo video c’è l’idea di ricreare una situazione che alla fine richiami al 100% la canzone, quindi l’idea proprio della storia. Di Elia e di Tommaso c’è tutto il resto, tutto quello che riguarda anche l’idea della ripresa che era il primissimo video che noi abbiamo girato in piano sequenza, ovvero una ripresa unica, ed è stato veramente figo, secondo me, ma un casino tremendo perché praticamente, naturalmente, l’errore avveniva a 3 minuti e 5 e non a 10 secondi e quindi tutte le volte bisognava rimontare il set, ricominciare da zero, ed è stato un lavoro veramente difficile e che noi avevamo sottovalutato. Elia e Tommaso sono veramente due grandi, anche loro della scena qua, fiorentina, sono molto giovani e sono veramente forti“.

Continuerete a lavorare con loro?

Per ora non ne abbiamo ancora parlato. In questo momento ci stiamo concentrando sulle produzioni, ma sicuramente sì. ‘Che ne sarà’ è stato il terzo video che abbiamo fatto con loro, dopo ‘Campari’ e ‘Pareti Blu’, quindi ci sono tutti i presupposti per continuare“.

Usciranno nuovi singoli prima del lancio dell’album?

Il 5 febbraio è previsto un nuovissimo singolo che non avevamo mai preso in considerazione, perché è un pezzo molto intimo per me e Mattia, è un pezzo un po’ particolare, anche sotto l’aspetto del sound. È un mix tra pop e rock. La base è molto pop e poi ad un certo punto entrano le chitarre con un tema molto incazzato, quindi è un bel mix. Speriamo bene perché è un pezzo, come ti dicevo, veramente intimo, che più intimo non abbiamo mai fatto uscire, perché è un pezzo che ci tocca di storia di vita vera trascritta in una canzone“.

Mi puoi anticipare il titolo?

Si chiama ‘G…’ semplicemente. Dal titolo non si capisce di che cosa parla, il senso in realtà è quello proprio che volevamo dare. Il pezzo è interpretabile diversamente dal primo all’ultimo secondo. È una canzone che a te può dare una cosa, a me un’altra, ma il significato vero del brano è nascosto proprio sotto. È un pezzo molto complicato, secondo me. Però abbiamo deciso di farlo uscire, di lanciarci senza pensarci troppo“.

Si chiama “G” dall’iniziale di entrambe le vostre ragazze?

No, ti dico la verità, anche se è un po’ una mazzata. Si chiama ‘G’ perché questo pezzo è una dedica a una persona che non c’è più, una persona che in realtà non è una persona, per me è una persona, era il mio cagnolino che non c’è più da un paio d’anni. Io avevo un rapporto strano con questo cane, perché ho anche vissuto cose nella mia vita che mi hanno portato a stare molto tempo da solo, e questo cane per me era molto più di un cane, era proprio una persona, perché gli mancava solo la parola. Quando si creano dei legami speciali non te li levi più, purtroppo la vita impone di andare avanti, però i momenti di défaillance, quelli in cui ti prende male, ci sono sempre. Era un Jack Russell. Ho provato per un anno a scrivere questo brano, non ci sono mai riuscito, fino a che una mattina mi sono alzato e mi è uscito tutto di botto ed eccoci, il 5 febbraio uscirà, speriamo bene“.

Tu e Mattia avete mai pensato di partecipare a un talent tv?

Sì, perché ci è stato offerto un paio di volte, e no, perché non ci siamo mai ritenuti ancora pronti, non artisticamente, ma pronti ad affrontare un impatto mediatico magari che potrebbe diventare tutto insieme. Non so se ancora forse siamo pronti ad un impatto mediatico troppo forte e troppo presto. Però, insomma, non è una cosa che scarto perché mi è sempre piaciuto anche mettermi in gioco. Io prediligo più un percorso che duri anche dieci anni, ma che magari cresci sempre di più, di palco in palco. Questo per me è il top. Però oggigiorno purtroppo ti viene proposto molte volte, quindi non lo so se in futuro accetteremo“.

Di palco in palco, Sanremo a che posto sta?

Per me al primo. Il palco di Sanremo mi stuzzica veramente tantissimo. Mi è sempre piaciuto. Non ti so dire perché, ma noi abbiamo avuto la fortuna di partecipare a Sanremo Rock, abbiamo suonato su quel palco ed è stato già bello in quella occasione. Forse è la storia, perché Sanremo è proprio il concorso della canzone italiana e, secondo me, finirci è un grande onore, poi vincerlo sarebbe top. Ma già a salirci e presentare il proprio pezzo sarebbe veramente bellissimo“.

Come definiresti il palco di Sanremo con un aggettivo?

La prima parola è un po’ strana, mi viene in mente ‘pazzo’. Non so perché, a sensazione…“.

Come Capitolo21 avete un motto?

No e sì, perché semplicemente è ‘daje’. Anche quando abbiamo preso così su due piedi degli schiaffoni immensi artisticamente o dei no importanti, in preda alla disperazione, sigarettina e l’unica parola che ci usciva dalla bocca è sempre stata ‘daje’, molto semplice“.

Tornano le tue origini di Roma qui…

Esattamente“.

C’è qualcosa che rimpiangi di Roma?

A Firenze sto benissimo. Forse di Roma rimpiango la possibilità di suonare. Roma è una città viva. Molti artisti tra l’altro oggigiorno stanno esplodendo proprio da Roma, perché è una piazza che, secondo me, ti dà delle possibilità. Firenze si è un po’ spenta, speriamo si riaccenda“.

Che si riaccenda con la vostra musica!

Questo sarebbe bellissimo“.

Ti piace il cinema?

Molto, sono un fan del cinema, mi piace molto guardare i film“.

Hai mai pensato ad una tua canzone in un film?

Sì. Dei Capitolo21 proporrei ‘Che ne sarà’. Da piccolo mi divertivo a scaricare da youtube spezzoni dei film e scriverci le canzoni sopra e poi tenermele nel computer. È sempre stata una cosa che mi è piaciuta. Io penso che la musica sopra un video renda a volte forse dieci volte in più“.

Un regista con cui ti piacerebbe lavorare?

Su due piedi ti direi Tarantino, perché è un matto e a me le persone un po’ matte mi piacciono. Di italiani mi viene in mente solo qualche mostro sacro del passato. Mi vengono in mente più gli americani, dopo Tarantino, Spielberg e Woody Allen, questa gente qui che rispetto moltissimo, sono veramente bravi“.

Qual è la frase di una tua canzone a cui sei maggiormente legato?

In questo momento ho una libreria in testa, sto scorrendo tutti i testi delle canzoni. In realtà ti dico una canzone vecchissima dell’ep ‘Sognatori’, la canzone proprio ‘Sognatori’, quindi canzone del 2017 che io ho scritto quando avevo 14 anni, perché è una frase che mio nonno prima di venire a mancare mi ha ripetuto per tutta la vita, e mi ha sempre detto: ‘Chi sogna vive all’infinito’. Questa è una frase che mi ha sempre detto lui, sono riuscito a metterla in questa canzone e anche potrei collegartela al motto di cui mi chiedevi prima, magari non dei Capitolo, ma personale. È una cosa che sembra un po’ sdolcinata, però io penso ci sia un qualcosa di bello dietro a questa frase e non so dirti cosa. Però ripetermela mi dà sempre un po’ di carica nei momenti un po’ brutti, per continuare a tirare avanti senza pensare che la via più facile sia quella del mollare“.

“Chi sogna vive all’infinito” nella voce di Marcello Stride

L’occasione è troppo ghiotta. Per te che vivi a Firenze, nell’anno del settecentenario della morte di Dante, come ti poni di fronte alla sua opera?

A noi Capitolo21 ci hanno sempre chiesto: come il XXI Canto della Divina Commedia? In ogni caso mi è rimasta impressa la scena dell’incontro tra Dante e Caronte“.

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