AlOne: “C’è necessità di mettersi in gioco alla scoperta di se stessi”

Sono carico e lanciato per l’uscita“, così Alessandro Ferrari, 26 anni della provincia di Varese, che col suo progetto AlOne vara l’8 gennaio “Una salita controvento”.

Alessandro: un tuo pregio e un tuo difetto come uomo e come artista.

In entrambi i casi l’emotività che è sia la parte positiva che quella negativa. Dal punto di vista artistico e umano tendenzialmente essere emotivi, abbastanza empatici, ti permettono di essere più sensibile a certe situazioni, a certi contesti e magari ad essere anche in grado di tradurre in chiave musicale, che è il linguaggio a me più congeniale per esternare certe cose. D’altra parte questa stessa cosa ti può risultare limitativa perché tante volte ti dà delle mazzate se vivi delle situazioni personali in modo un po’ troppo emotivo o le senti un po’ troppo addosso, di conseguenza vivi momenti in cui non sei sempre al top della forma, hai bisogno di tempo per metabolizzare certe cose e poi svilupparle in positivo successivamente. È un aspetto questo trasversale sia in positivo che in negativo a tutti e due gli ambiti“.

“Una salita controvento”, leggo nella sinossi, è un guardare dentro se stessi e mettersi di fronte ai propri limiti: da quali suggestioni nasce questa canzone?

L’ho scritta a quattro mani con Francesco Palma che mette le parole praticamente a quasi tutte le mie musiche: è sempre un confrontarci continuamente sulle esperienze di ciascuno e trovare delle argomentazioni comuni che ci sentiamo di raccontare in quel momento. ‘Una salita controvento’ l’abbiamo scritta oramai quasi un anno fa, l’avevamo nel cassetto e aspettavamo il momento giusto. L’esigenza era di raccontare questo slancio di propositività verso un futuro, di rimetterci in carreggiata dopo un momento di pausa, mettersi in strada. Spesso quando si riparte dopo un momento difficile o di pausa da qualche situazione che ciascuno di noi può vivere, quando c’è l’esigenza di rialzarsi e andare al top della forma, il cammino è in salita. In quel momento lì si può collocare questa canzone con la voglia di dire ‘ok mi rimetto in strada, a camminare, a scalare questa salita’. Sicuramente sarà un percorso, mi piace pensare, all’insegna della scoperta di se stessi, perché si vanno magari a scoprire dei limiti piuttosto che delle situazioni che ci mettono in difficoltà, delle paure che ci avevano frenato prima e tutte cose di questo tipo. C’è necessità di mettersi in gioco con una vena positiva, con la voglia di riuscire a raggiungere questi limiti che raccontiamo nella canzone e poi come diciamo alla fine del ritornello ‘poterli superare’. L’obiettivo è quello, quindi, di ripartire per fare ancora meglio di quello che si era fatto prima. È nata un pochettino con questo spirito questa canzone“.

Qui ti metti in gioco anche come voce principale, cosa ti ha spinto a questa nuova sfida?

È una cosa che un po’ di persone mi chiedevano da un po’ di tempo ed è diventata un’esigenza nell’ultimo periodo, soprattutto perché AlOne nasce come mio progetto solista dopo che ho concluso il percorso con Alice Piombino e il progetto degli Al Quadrato, che è stato un duo che ha dato poi il via al fatto che potessimo fare musica sul serio nella vita. Ad un certo punto abbiamo preso delle strade musicali differenti e io mi sono trovato come dice il nome Alone (in inglese) da solo a dover pensare come far musica. Non avevo mai cantato, ho sempre suonato e mai canto e quindi è stato abbastanza naturale pensare all’idea di andare avanti a suonare e trovare un modo di raccontare le mie canzoni. In quel momento la situazione più comoda e che mi coinvolgeva maggiormente era quella di andare a prendere vari cantanti con cui fare i featuring, e quindi scegliere le voci in base al tipo di emozioni del pezzo. Però piano, piano quando i pezzi diventano tanto personali nasce a un certo punto naturale l’esigenza di voler mettere qualcosa di sé anche in quello che si sta dicendo, oltre che suonando. Allora è scattata un pochettino questa cosa. Nel frattempo con il lockdown di marzo avevo fatto un esperimento in cui facevo una cover con Noemi Romiti – con cui, tra l’altro, uscirà un singolo prossimamente – in cui avevamo fatto un duetto e cantavo un paio di mezze strofe e tutti quanti sui social mi hanno chiesto: ‘Quand’è che canti un pezzo anche tu?’ Quindi da cosa nasce cosa e mi sono messo in gioco anche come voce nelle strofe della canzone. Poi di nuovo c’è Alice che canta tutti e tre i ritornelli e i ritornelli li facciamo all’unisono invece, in coro“.

Il progetto AlOne, ho letto nella nota stampa, proseguirà con la pubblicazione di altri due singoli in collaborazione con Alessandro Tinelli e, successivamente, Noemi Romiti di cui mi anticipavi…

Esatto, in programmazione ci sono anche questi due singoli che sono già in lavorazione. Quello con Alessandro uscirà a metà febbraio, quello di Noemi ad inizio primavera. Sono collaborazioni che si sono rinnovate dopo esperienze di cover fatte durante il lockdown o, nel caso di Alessandro Tinelli che aveva già cantato metà dell’album ‘Frammenti di un’immagine’, già in atto da tempo“.

Quali sono le caratteristiche di questo nuovo viaggio musicale con i prossimi due singoli e le successive tappe?

Lo slancio sulla nuova strada è dato da ‘Una salita controvento’ che me lo sono immaginato anche come brano rappresentante di questo nuovo modo di raccontarmi: da qui in avanti in ogni pezzo cercherò anche di mettere sempre delle parti vocali mie per dare una maggiore personalità alle canzoni. Sicuramente a livello di sonorità quest’anno ci stiamo indirizzando verso arrangiamenti un pochettino più elettronici come tipologia di sound per strizzare l’occhio, da un certo punto di vista, a quelle che possono essere magari le sonorità del 2020 e del 2021 e coniugarle con quelle dei suoni analogici che possono essere le chitarre piuttosto che i pianoforti. Quindi ci sarà un connubio di questi due mondi che vedrà la luce nei prossimi pezzi già da ‘Una salita controvento’ in avanti. Come voce, ci sarà sempre questo impasto vocale, quindi sicuramente mettere in gioco me come voce narrante all’interno delle strofe a dialogare con i cantanti che stimo e collaborano già con me nei ritornelli, perché penso che siano voci che possano dare quel qualcosa in più anche a livello emotivo alle canzoni che sono un pochettino l’aspetto che voglio ricercare sempre: il fatto di raccontare un’emozione e quindi scegliere sempre una voce che sappia trasmettere al cento per cento quella sensazione che ho immaginato quando ho scritto il pezzo“.

Quando avete cantato insieme tu ed Alice Piombino per “Una salita controvento” non vi è sfiorata l’idea di fare un passo indietro e tornare in duo?

La prospettiva sul lungo termine c’è, quando Alice soprattutto si rifermerà in pianta stabile in Italia perché ha cominciato a fare la performer sulle Navi da Crociera, quindi da lì è nata l’esigenza di dover dividere le strade artistiche. Stiamo già iniziando a pensare a delle idee su come portare avanti dei progetti insieme per un futuro non vicinissimo. Il fatto di collaborare e di sentirci a prescindere dal mondo musicale è una costante che va avanti nel tempo, anche se abbiamo interrotto la collaborazione come Al Quadrato“.

Il nome che hai scelto per il progetto da solista, AlOne, sottolinea come mi hai detto prima il fatto che il tuo viaggio musicale continua da solo, ma leggendolo in italiano non indica anche “alone”, quindi una traccia che si vuole lasciare al proprio passaggio?

Questo AlOne io me lo sono sempre immaginato con tre chiavi di lettura. Uno appunto è quello del fatto di essere rimasto da solo e quindi dall’inglese. Poi mi piace l’interpretazione di lasciare una scia, un segno dietro di sé, quindi un po’ quello che spero di poter lasciare quando qualcuno ascolta una mia canzone. L’esigenza principale che ho è quella di condividere un’emozione, un qualcosa con chi ascolta, poi ognuno quell’emozione la rivive, la rifà magari sulla sua storia, sulla sua chiave di lettura personale, però lasciare un qualche cosa che abbiamo condiviso attraverso una musica. Mi piace molto questa come interpretazione. Infine, c’era un gioco di parole che è un po’ un tributo agli Al Quadrato dove Al Quadrato nasceva dal gioco di parole Alessandro e Alice in forma duo quindi avevamo fatto la formula matematica elevata a potenza; sono rimasto da solo, di Al ce ne è soltanto uno quindi Al One (uno in inglese). Quindi ecco queste sono le tre chiavi di lettura per questo nome“.

Mi incuriosisce il lavoro a quattro mani con Francesco Palma nella scrittura dei testi: su cosa si basa questa profonda intesa artistica?

È stato un percorso naturale sin dalla prima collaborazione. Noi ci siamo conosciuti nel 2016, su Internet tra l’altro, anche perché lui è a Milano solitamente per motivi di studio e quindi non siamo neanche vicinissimi come zone. Ci siamo incontrati perché tutti e due cercavamo una collaborazione per scrivere. Il primo pezzo è nato giù di getto, nel senso che io gli ho mandato una musica e qualche ora dopo mi è arrivato un testo tramite WhatsApp e andava incredibilmente bene. Ci siamo sentiti telefonicamente, abbiamo delineato insieme quel paio di dettagli che non ci convincevano e così è partito tutto quanto. Da lì è stato abbastanza naturale ogni qualvolta avevo pronta una musica mandare il messaggio con la nota vocale a Francesco dicendogli: ‘Guarda ho pronto questo pezzo’. È stato un percorso di conoscenza come si sviluppa poi qualsiasi rapporto anche di amicizia che poi diventa anche quello. Quando adesso dobbiamo scrivere di un pezzo spesso e volentieri capita che nasca dopo che uno di noi vive una momento particolare personale. Ci sono alcuni pezzi che sono anche biografici miei o suoi di qualche momento di vita ed è capitato anche in questi casi molto, molto bello il fatto di raccontarsi, confidarsi su qualche cosa e trovarsi il mattino dopo la storia di quello che uno ha raccontato il giorno prima ma dettagliata segno per segno e quando la canti o la suoni dici: ‘Bel colpo’. Quindi è uno scrivere molto, molto naturale. C’è un’intesa e un feeling pazzesco, mi trovo davvero bene e in musica è una cosa che reputo abbastanza fondamentale perché capita a volte di incontrare qualcuno con cui non si ha un grosso feeling e diventa difficile condividere musica insieme, invece qua è un getto continuo e naturale“.

Quando dici “musica” qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Musica? Passione! Passione perché è la cosa che ti lega al mondo musicale. Il mondo musicale è un ambiente abbastanza difficile perché bisogna sempre persistere, non hai mai niente di garantito, anche se un pezzo ipoteticamente va bene, sul pezzo successivo bisogna confermarsi. L’obiettivo di ognuno è sempre di dare qualcosa in più. L’unico motore che ti può tenere attivo anche alle quattro del mattino a finire il mix del pezzo penso possa essere la passione verso questa forma di comunicazione, verso questo linguaggio che nel mio caso mi sento naturale, mi sento a mio agio a esternare e fare con la musica“.

Nell’esternare ti accompagni con la chitarra, cosa rappresenta per te questo strumento musicale?

È quello che ha dato un po’ il via a tutto quello che sto combinando. Avevo iniziato a suonare pianoforte a 5 anni, poi dopo pianoforte – non so se perché ero piccolo piuttosto che magari non mi prendeva così tanto – l’ho abbandonato e dopo un anno di pausa così piuttosto che fare calcio o nuoto o quant’altro ho detto: ‘Voglio suonare la chitarra!’. Forse senza sapere neanche io benissimo a cosa stavo andando incontro. Da lì in avanti la chitarra è diventata otto, nove chitarre tra elettriche e acustiche e quant’altro. Mi ha accompagnato anche durante gli anni del liceo. Le estati erano dedicate magari a fare tre ore di concerto in taverna, cose di questo tipo sempre con in braccio la chitarra. Anche adesso tante volte l’esigenza principale che uno ha quando ha il momento vuoto durante la giornata, nonostante per il resto del tempo uno suoni, è prendere la chitarra e suonare per se stessi. C’è proprio quel tipo di rapporto in cui la chitarra ti dà qualcosa, la musica in generale poi, perché negli anni ho ripreso in mano anche il pianoforte. Pianoforte e chitarra sono i miei due strumenti che mi accompagnano praticamente sempre“.

In un ipotetico falò in spiaggia, quali sono le prime note che partono dalla tua chitarra?

Quelle di ‘Rolling in the Deep’ se c’è Alice con me a cantare. È il primo pezzo che abbiamo provato insieme e lo riproponiamo ogni volta che ci capita di suonare insieme. L’avevamo fatto in un arrangiamento in cui mi emoziona proprio la sua interpretazione e il modo in cui lo suoniamo perché lo facciamo soltanto con chitarra e voce in una versione acustica e ci è capitato proprio questa cosa qua di essere invitati ad un falò con degli amici in riva al lago e in quel caso subito chitarra in braccio ed è partita ‘Rolling in the Deep’“.

Mi lasci con una strofa di una tua canzone che ti racconta?

Tra tutti i pezzi ce ne sono un paio di quelli pubblicati che non sono stati scritti da Francesco e ti dico l’unico con il testo scritto solo da me e che potrebbe rappresentare bene le mie emozioni al cento per cento. C’è un passaggio di questa canzone che dice ‘Dai scriviamo se vuoi qualcosa di noi’. Ecco era una frase che in quel caso era contestualizzata nell’iniziare un percorso nuovo, c’è sempre questo trait d’union rispetto a tanti dei nostri pezzi che è il rimettersi in gioco e in quel caso era un ‘dai senza paura buttiamoci e scriviamo qualcosa di noi’, in questo caso si parlava di una persona all’interno di una relazione. È una frase che mi piace molto perché dà il senso del non accontentarsi, del non fermarsi, ma del se senti un po’ di fiamma dentro, se hai voglia di lanciarti in un progetto, facciamolo, dai, buttiamoci!“.

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