Matteo dei Sirente: “Poter riabbracciare il pubblico sarebbe il regalo più grande”

Siamo nati a marzo di quest’anno quando ci siamo incontrati con Ioska Versari e la sua etichetta Flebo records. Noi insieme suonavamo dal 2016, però facevamo le cover e andavamo in giro per i pub e i locali dell’Aquila a suonare. Poi dopo l’incontro con Ioska abbiamo deciso di scrivere i pezzi nostri e di fare un po’ più le cose sul serio“, a parlare è Matteo Fontana, batterista della band abruzzese Sirente, mentre è a casa in questo freddo pomeriggio con la neve che si scorge solo sulle montagne. Sono appena usciti con il singolo “Vivi a domani”, missato e masterizzato da Francesco Tosoni (Noise Symphony). Con lui nel gruppo ci sono Jonathan Di Felice (voce), Valerio Giuliani (chitarra) e Riccardo Giuliani (basso). Hanno una media d’età di 22 anni. Sono molto uniti, si divertono molto tra loro e, oltre alla musica, il calcio è una loro passione comune, anche se sono tre Juventini e solo Matteo è interista. “Sono nella tana del leone!”.

Matteo, cosa ti caratterizza come persona?

Dare il massimo per qualsiasi cosa e non avere rimpianti“.

Quando nasce il tuo amore per la batteria?

All’età di 10 anni perché mio fratello aveva un gruppo e c’era la batteria nella saletta prove che era la nostra cantina e io lì andavo a vederli suonare e poi quando non c’erano loro mi sedevo io e suonavo. Ancora non sapevo suonare la batteria, però sperimentavo“.

Il nome Sirente è un omaggio alla vostra terra?

Sì, perché Sirente è un monte vicino qui all’Aquila, per noi rappresenta una sorta di totem questo monte, è un nostro guardiano“.

Qual è la vostra cover più richiesta nei live?

Noi facevamo cover in inglese e quella più richiesta quando suonavamo era ‘Yellow’ dei Coldplay“.

Quali sono i vostri artisti di riferimento, proprio i Coldplay?

No, abbiamo vari gusti musicali differenti. Naturalmente nel pop ritroviamo un genere comune, però siamo accumunati anche dal cantautorato italiano che è un po’ una passione per tutti e quattro“.

“Vivi a domani” è il vostro singolo d’esordio?

Sì, è stato scritto da Riccardo Giuliani“.

Vuole essere il vostro manifesto musicale?

Più che un manifesto, ci rappresenta per quello che abbiamo passato, per il valore che per noi ha la musica, una sorta di speranza che ci ha dato durante il terremoto ma anche nei momenti più bui, più difficoltosi, non solo per il sisma. ‘Quando si fa dura la vita è allora lì che dobbiamo tenere duro e continuare a vivere’ è un messaggio di speranza per tutti“.

Quanta sofferenza in quel 2009…

È stato un brutto momento anche perché noi eravamo molto piccoli, più che altro è venuta a mancare la quotidianità e la normalità per dei ragazzi giovani, avevamo dai 9 ai 14 anni. Poi ci è venuta a mancare anche la città, perché non avevamo più quei punti di ritrovo che avevamo con i nostri coetanei“.

Come continuerà il vostro progetto discografico?

Durante il lockdown abbiamo avuto molto tempo a disposizione sia per produrre che per scrivere altri brani, per cui abbiamo in cantiere altri pezzi che poi usciranno man mano“.

Mi indichi una qualità per ognuno di voi quattro, cominciando da te?

Io sono un po’ quello che tiene unito il gruppo, sono quello più calmo. Jonathan è quello che nel momento inaspettato se ne esce con qualcosa di geniale. Valerio è quello che se ti deve dire una cosa te la dice e la maggior parte delle volte ha ragione. Riccardo è quello più silenzioso ma è anche quello che ha scritto ‘Vivi a domani’, quindi quello che riesce a esprimersi molto bene con la musica, con i testi, con le canzoni“.

Siamo sotto Natale, voi siete più da panettone o da pandoro?

Io sono più da panettone ma ci levo i canditi! Gli altri non lo so“.

Sotto l’albero cosa vorresti trovare quest’anno?

Più che un regalo materiale vorrei che si risolvesse questa situazione. Come gruppo vorremmo riabbracciare il pubblico e avere un contatto con loro perché noi viviamo di questo“.

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