Marco Conte: “Le mie canzoni sono quasi sempre dei regali per delle persone che meritano di essere raccontate”

Sei parente del premier? “Da quel che so, no. Poi chi sa lontane parentele sono impreviste!“, scherzo al telefono con Marco Conte, un cantautore controcorrente e intraprendente. Vive a Gallarate (Va) dove è nato precisamente il 23 novembre 1989. “Dopo un po’ di giri” è tornato a casa per diverse ragioni, tra queste anche quelle professionali, ma soprattutto perché “amo molto la mia terra“. Oltre all’attività musicale, insegna alla Scuola secondaria, ma non musica come ci si aspetterebbe, bensì italiano. “Mi piace molto trasmettere e coltivare il culto della parola“. Il suo modo di insegnare trasmette la gioia di imparare alleggerendo le lezioni con quiz e challenge didattici, ma talvolta racconta anche barzellette per creare un clima disteso: “ridendo e scherzando è il mio stile“. Si dichiara modernista come scelte letterarie, ma di Cesare Pavese adora “I Dialoghi con Leucò” sulla mitologia greca. Come tanti cantanti aspira al palco di Sanremo, ma per ora si è accontentato di aver fatto parte degli eventi collaterali che colorano la settimana del festival, da Casa Sanremo a Il Vinile d’Argento. L’ultima canzone che ha cantato nella città dei fiori si chiama “Irene”. Quest’anno – Covid permettendo – vorrebbe esibirsi con “Frangia”.

Marco Conte, hai qualche nuovo brano in uscita?

Ho rilasciato qualche brano nell’ultimo mese. Adesso ho in uscita delle canzoni che però ho scritto per altri artisti. I miei brani sto aspettando a farli uscire per cui arriveranno probabilmente nel periodo di Natale. Ho dovuto un attimino ripianificare quando siamo andati in lockdown, nel senso che i brani erano quasi finiti però poi per realizzarli bene ho deciso di rimandare. Quindi i nuovi singoli teoricamente saranno a dicembre“.

Poi questi brani confluiranno in un ep o in un album?

A me non piace molto creare album, ma preferisco pubblicare sempre i miei brani come singoli, anche magari pubblicandoli frequentemente, magari anche uno vicino all’altro. Comunque per dare un’unicità a ciascuno non racchiuderli in un album perché sono molto ‘diversi’ tra loro. Quindi anche se sono pubblicati nello stesso periodo non li faccio uscire in forma unita, non legandoli in un ep o un album: questa è proprio una scelta mia e teoricamente continuerò così per un po’. Quindi anche i prossimi brani saranno dei singoli slegati tra di loro“.

L’ultimo singolo che hai rilasciato?

È una canzone che si chiama ‘Sara’, l’ho rilasciata qualche settimana fa. È stato un brano a cui ho lavorato nei mesi scorsi che poi ho realizzato presso lo studio Phaser. Dai ragazzi di questo studio mi sono fatto aiutare a confezionare un po’ il brano che avevo scritto: volevo registrarlo a dovere“.

L’hai dedicato a qualcuno in particolare?

Sì, diciamo che inizialmente questo brano è dedicato ad un’amica che si chiama Sara. Io faccio spesso così, le mie canzoni sono quasi sempre dei regali, delle dediche per delle persone che, secondo me, meritano delle canzoni, cioè meritano di essere raccontate. Però poi questa canzone è diventata un po’ una dedica a tutti, nel senso che mi sono accorto che quello che mi aveva colpito in questa mia amica Sara era il suo essere veramente speciale, originale, di valore, ma non accorgersi di questa cosa e ho pensato che spesso quasi tutti noi abbiamo questo ‘problema’, cioè di non accorgerci della nostra bellezza esteriore o interiore, del nostro valore. Quindi da una dedica alla mia amica è diventato un po’ un pensiero che voglio dedicare un po’ a tutti quelli che potenzialmente la possono ascoltare e possono ritrovarsi“.

Oggi è il tuo compleanno, raccontami questi tuoi primi 31 anni in musica.

Facendo un po’ di bilancio e guardandosi indietro, sono molto contento perché la musica è una cosa che non ho mai programmato. Ho iniziato a studiarla perché mi ritrovavo addosso questa passione. Mi sono ritrovato a suonare prima con una band e poi come solista perché ero incoraggiato o dai miei insegnanti o dai miei amici, che erano già prima amici nella mia vita e poi dopo in sala prove e sul palco suonando nella band. Sono molto contento di questo percorso arricchente in cui tutte queste cose mi sono state regalate, in cui la musica – non solo le canzoni ma gli amici musicisti, gli amici cantanti, gli amici organizzatori di eventi – è stato un flusso di sorprese, di novità che mi hanno sorpreso, quindi sono veramente grato di questo bel percorso“.

Qualche tappa significativa di questo percorso?

La prima cosa è stata la mia prima band, The Fhackers, perché eravamo semplicemente ragazzi che volevano divertirsi, però questa cosa mi ha fatto cominciare a scrivere canzoni e ho visto quanto la musica mi faceva bene, la carica positiva che mi dava. Eravamo amici che stavano bene insieme e per questo suonavamo insieme. Questa è stata un’esperienza bellissima. Poi l’altra fondamentale è stata incontrare i miei maestri di canto, prima Antonio Ciriaco e poi anche altri. Ricordo lui perché è stato il primo che ha creduto in me e mi ha insegnato che io potevo crescere. Questa è la cosa che mi piace tantissimo: il fatto di poter migliorare. Poi, quando uno si migliora nel canto e nella musica è anche un po’ la crescita della persona. Quindi ricordo le prime lezioni con lui, lo stimolo, la carica che mi ha dato facendomi lavorare tanto, facendomi capire che potevo fare tutto un percorso su di me, sulla mia voce, sulla mia tecnica. Lui è stato il primo di tanti maestri. Adesso ne ho anche altri, magari per la scrittura, c’è stato Andrea Leprotti. I miei maestri sono fondamentali e so che ci saranno sempre per darmi la dritta giusta per continuare a crescere“.

Tu scrivi le tue canzoni ma sei anche autore di canzoni per altri?

La scrittura è una delle mie prime e più importanti passioni ed è proprio un bisogno che io non riesco a soddisfare scrivendo soltanto per me, quindi ho bisogno di scrivere per altri artisti, per altri ragazzi, potendo dar loro una piccola possibilità, un piccolo contributo. Io non sono nessuno per dargli una carriera, una svolta nel loro percorso artistico, però magari regalargli una canzone, aiutarli a realizzare il loro inedito, mi permette di dargli un piccolo apporto. E poi scrivo per loro perché ho anche bisogno di scrivere generi musicali diversi, testi diversi, melodie diverse che non sempre mi riguardano come interprete. Ho il piacere e il gusto di scrivere canzoni e quindi questo mi ha portato a fare l’autore“.

Quindi scrivi prevalentemente per gli emergenti?

Al momento sì, anche perché non è da tantissimo che faccio questa cosa di scrivere per altri. Al momento sono emergenti e questa cosa veramente mi dà una carica in più“.

Sei polistrumentista, quali sono gli strumenti che ti accompagnano quando componi?

Io inizialmente scrivevo alla chitarra perché per me è uno strumento che ha un calore particolare, mi emoziona. Mi sono approcciato alla musica tramite la chitarra. Poi negli anni, per cercare di essere più completo e avere più idee nella scrittura, sicuramente il pianoforte che ha un altro tipo di espressività, ti dà delle vibrazioni bellissime. Ma poi anche le percussioni, in particolare la batteria, di modo da crescere un pochettino anche nel senso del ritmo e quindi cercare di essere un po’ completo quando compongo. Questi sono i tre strumenti principali che uso per comporre e che mi fanno divertire, emozionare, scaricare“.

Ascoltando i tuoi brani si capisce che ami molto i duetti.

A me piace tantissimo dare anima alle mie canzoni. Io ho una voce molto scura, molto grave, mi piace creare il contrasto come un gioco di luci ed ombre che si rende con una voce femminile. Ad esempio c’è stato un duetto con Valeria Gioia, uno con Nicole Del Prete, uno con Giorgia Montevecchi: sono delle voci bellissime, limpide, cristalline, quasi angeliche, che mi hanno permesso di rivisitare e ricreare il pezzo che avevo scritto“.

Sentire questi duetti rimanda a una colonna sonora, sembra un ascolto per immagini.

Mi piace che la canzone sia come una storia che ti regali un’emozione, ti faccia vivere un piccolo viaggio, ti trasporti in un mondo per qualche minuto in cui tu possa entrare in te stesso o te stessa, e magari raccogliere uno spunto, un sentimento positivo“.

Quali sono gli artisti che hai a modello?

Ho dei modelli di sempre che sono artisti indie-pop internazionali come i OneRepublic, in particolare il frontman Ryan Tedder, e Ed Sheeran, quindi due songwriter che mi hanno trasmesso il divertimento del fare musica, la passione, il bisogno di fare musica; mentre invece in Italia, senza nulla togliere ai cantautori di un tempo, cerco sempre di guardare all’ultimo arrivato, ai ragazzini, agli emergenti che fanno colpo sui social, su youtube e Spotify, perché da loro imparo sempre modi nuovi di fare musica, una sincerità, un bisogno di esprimersi che non sono magari quelli dei grandi artisti che hanno già fama internazionale, ma sono canzoni freschissime, direttissime, sincere, nuove e anche un po’ trasgressive“.

Mi dici qualche nome?

Per esempio, c’è un gruppo che si chiama Gli Psicologi che ammiro perché sanno davvero raccontare la loro epoca, i loro coetanei in un modo veramente nuovo“.

Qual è il tuo approccio con i videoclip?

Io sono molto in un’ottica collaborativa in generale sulle mie canzoni, cioè magari faccio entrare un musicista e gli chiedo di provare a risuonarne una regalando nuove emozioni. Stessa cosa nel videoclip. Magari conosco un videomaker con cui mi piacerebbe lavorare, conosco il suo stile e gli dico: ‘il mio brano è questo, cosa ti suscita? Quali sono, secondo te, le parole chiave che la storia ti fa venire in mente?” Così si dialoga sulla visione del pezzo per il videoclip“.

Un tuo pregio e un tuo difetto nel privato?

Nel privato, ma credo si riflettano anche nel mio mondo musicale, il mio pregio è sicuramente la determinazione. Credo che me l’abbia insegnato un po’ anche la musica il fatto di darmi sempre nuovi obiettivi e non arrendermi davanti a fallimenti, sconfitte e critiche, pensando più al mio obiettivo che ai risultati che sto ottenendo. Come pregio quindi coraggio e determinazione. Invece come difetto ho una certa riservatezza che in effetti magari qualcuno potrebbe non vedere come un difetto però, secondo me, un po’ lo è nel senso che una certa apertura, una maggiore fiducia nei confronti degli altri potrebbe sicuramente avvantaggiarmi, farmi bene, questo al momento è un tratto della mia personalità“.

Hai una massima per la vita?

Una massima specifica no, però ci sono alcune frasi che mi accompagnano. Per esempio rispetto alla determinazione, c’è questo motto latino che usava tra l’altro anche D’Annunzio ma anche altri che è ‘Memento audere semper’, ‘Ricordati di osare sempre’, di avere coraggio e di rischiare“.

Il tuo sogno nel cassetto?

Fare musica con i grandi artisti che dicevo prima, poter essere in studio con uno come Ed Sheeran per esempio, divertirsi insieme a suonare, cantare, creare canzoni per imparare, ma anche per godere di questa bellissima personalità musicale ma anche umana“.

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