L’incredibile storia di Vito Manzo potrebbe diventare uno spettacolo musicale. Parola di Napoleone!

Napoleone non ha niente a che fare con il Bonaparte per legami di sangue. “Ho deciso di utilizzare il mio cognome da padre abruzzese come nome d’arte essendo facilmente ricordabile“. Lui compie 28 anni l’11 dicembre, si chiama Davide, è nato a Salerno e vive a Torino. È un autore Sony, ma ha deciso di raccontare con la sua voce la particolare storia di Vito Manzo in cui si è imbattuto, un personaggio che curiosamente nacque il 5 maggio, il giorno della morte di Napoleone Bonaparte a Sant’Elena.

Napoleone, chi è Vito Manzo?

Alcuni miei amici di Amalfi mi hanno raccontato la storia di Vito Manzo dopo che qualche anno fa hanno ritrovato nei cassetti di famiglia alcune lettere di questo loro lontano parente, per lo più lettere che lui ha scritto durante la Seconda guerra mondiale mentre era lontano da Amalfi. Si è scoperto che era un falegname principalmente, ma con la passione della musica: lui sognava di diventare un musicista, però purtroppo non c’è mai riuscito perché è morto prematuramente. Questa storia e queste lettere mi hanno ispirato queste canzoni che parlano della sua vita“.

Quanti capitoli della sua vita hai finora raccontato in musica e quanti ancora ne narrerai?

Per adesso sono a due. Il primo è stato ‘Amalfi’, che è stato poi il primo brano che ho pubblicato a giugno che parla fondamentalmente della morte. Ho iniziato a raccontare la sua storia dalla fine. Il secondo capitolo, invece, è stato l’ultimo singolo ‘Porta pacienza’ che racconta della sua storia d’amore con Maddalena che era una ragazza di Amalfi“.

È tutto vero quello che racconti?

Quello che racconto è tutto vero, ovviamente ho romanzato nelle canzoni, ho in qualche modo rivisto la sua vita perché della sua vita ci sono arrivati comunque solo dei racconti, poi attraverso le lettere sono riuscito a recuperare qualche aneddoto di cose successe. Per esempio nel brano di ‘Porta pacienza’ parlo di questo orecchino che in una strofa dice ‘ritroviamo l’orecchino etc’, perché loro avevano questa relazione che in qualche modo era proibita perché appartenevano a due classi sociali diverse: lei era di famiglia nobile, lui era invece falegname poverello. La famiglia di lei non era molto contenta che la figlia frequentasse uno di basso rango come lui, quindi per lo più gli incontri avvenivano clandestini. In una lettera abbiamo ritrovato questo aneddoto di lui che regala a lei questo paio d’orecchini, ma nella fretta, per non essere scoperti, uno si perde. Quindi tramite queste lettere sono riuscito a mettere anche qualche aneddoto nelle canzoni, però in realtà alla fine la sua storia in qualche modo nelle canzoni sto provando a non farla emergere troppo, altrimenti poi diventerebbero un po’ troppo pesanti se parlassero solo della sua vita, quindi semplicemente le canzoni sono state ispirate dalla sua vita“.

Ma Maddalena è veramente esistita quindi?

Sì, sono tutti realmente esistiti“.

Per Vito Manzo hai parlato di morte prematura…

Sì, lui è nato il 5 maggio 1919 ed è morto il 4 marzo 1957“.

Ma in maniera tragica?

In realtà le cause del decesso non sono mai state poi verificate o, meglio, da quello che c’è arrivato non è che si sa molto, quindi mi sono immaginato in ‘Amalfi’, che racconta della sua morte, questo decesso al tramonto un po’ romantico. Ho parlato di questa sirena che lui incontra al tramonto ad Amalfi, etc. Ho provato un po’ ad addolcire questa morte“.

La sirena di cui parli si rifà al mito di Partenope?

In realtà si rifà al mito di Leucosia, la sirena che ai tempi di Ulisse costeggiava il litorale salernitano, Partenope invece diede origine a Napoli, al golfo di Napoli, Leucosia al golfo di Salerno, il mito dice quello. Quindi ho immaginato lei visto che eravamo più verso Salerno“.

Come continuerà questo racconto in note?

Io sto preparando il prossimo brano che parla di un altro personaggio, sua sorella. Adesso sto ragionando sul quando fare uscire il brano perché dato il periodo è un po’ magari difficile organizzare promozioni, video e cose varie alla perfezione visto che ci possiamo muovere poco, quindi magari aspetterò l’inizio dell’anno prossimo“.

Quindi non sarà un cadeau di Natale…

Ci provo perché in realtà l’obiettivo ora è di chiudere tutto il lavoro, se magari riesco a rientrare nei tempi potrei uscire a dicembre“.

Mi puoi anticipare se non tutto, almeno il nome della sorella di Vito?

La sorella di Vito si chiamava Lucia. Di lei abbiamo un aneddoto particolare ma anche abbastanza triste nel senso che abbiamo ritrovato il suo certificato di morte. Praticamente abbiamo scoperto che Lucia è morta povera, nel senso che, sotto la voce professione, sul certificato di morte c’era ‘povera’. Questa cosa è il tema centrale di quello che sarà il brano“.

Anche lei è morta ad Amalfi?

“.

Hai qualche suggestione per andare oltre ai video delle canzoni e fare di questo progetto un racconto per una fiction o una web story?

In realtà assieme ad Alessandro Cappai, che è un mio amico, appassionato di teatro e giornalista che vive qui a Torino, da qualche mese abbiamo deciso di mettere nero su bianco, attraverso il materiale che avevamo, la storia di Vito, anche se in maniera un po’ teatrale. Quindi non ti nego che uno dei progetti che vorrei poi portare avanti quando si potrà in qualche modo di nuovo tornare alla normalità con gli spettacoli è quello di una sorta di spettacolo musicale-teatrale, quindi portare sul palco non solo le canzoni ma anche la sua storia magari anche con qualche attore, oppure usiamo solo una voce fuori campo, comunque ho intenzione, quando partirò con i concerti di non portare solo le canzoni, ma anche la storia in qualche modo“.

Che bel progetto! A proposito della possibilità di avere attori in scena, le persone che si vedono nei tuoi video sono i parenti di Vito Manzo?

No, i ragazzi che recitano sono degli attori di Amalfi. I parenti discendenti di Vito sono Carlo e Gianluigi, due fratelli, miei amici di Amalfi, e Gianluigi è anche il mio, in qualche modo, produttore. Noi abbiamo un’etichetta discografica insieme con la quale stiamo pubblicando questi lavori, la Tippin’the velvet“.

So che hai avuto collaborazioni musicali importanti, ad esempio Michele Bravi…

“Sì, io ho questa fortuna di vivere di musica. Io come lavoro faccio l’autore in esclusiva con Sony e quindi di mestiere scrivo canzoni. Forse il primo con cui ho cominciato a collaborare, è stato proprio Michele, quattro anni fa, più o meno“.

Continui quindi ad essere autore e, in contemporanea, porti avanti questo progetto da solista…

Questo progetto in realtà è nato quest’anno dopo un tot di tempo che ero già anche avviato nell’ambiente facendo questo mestiere, ma non mi ero mai posto come obiettivo quello di diventare un artista, non era mai stato nei miei piani, nei miei programmi. Mi è arrivata questa storia che mi ha ispirato. Io ho iniziato a scrivere giusto per il gusto di farlo, di voler raccontare queste cose, poi mi sono reso conto che quelle canzoni, vuoi anche per il dialetto che ho usato nei ritornelli delle canzoni, non potevano essere cantate da qualcun’altro che non fossi stato io, in qualche modo ho sentito per la prima volta delle canzoni davvero mie e ho detto: ok è il caso che questa volta canti io queste canzoni“.

Tu hai studiato canto?

“No, io sono completamente autodidatta”.

Suoni qualche strumento?

Suono la chitarra e ‘suonicchio’ il piano e il basso. Facendo questo mestiere, ho dovuto imparare ad arrangiarmi. Delle volte è qualcosa di buono, perché il non avere studiato, il non essere imprigionato nelle meccaniche, nelle note, mi dà più libertà creativa, però altre volte invece è un punto a mio sfavore il non conoscere molte cose anche teoriche musicali perché mi limita. Può essere che con questo lockdown mi metto a studiare un po’ di musica. Può essere arrivato il momento“.

Se mi dovessi dare di te una definizione come uomo e una come artista?

Delle volte penso che siamo due persone completamente diverse, un po’ come quando il supereroe si mette la maschera e va a fare cose impensabili, ma poi in realtà spesso scopro che siamo molto simili, nel senso che per fare secondo me arte in generale bisogna essere delle persone molto sensibili, questa cosa la ritrovo anche nel quotidiano, non sono molto diverso da quando mi metto seduto a scrivere delle canzoni, quindi non credo ci siano differenze tra i due“.

Come vivi il fatto di avere origini abruzzesi, di essere nato in Campania e di vivere in Piemonte?

È una storia assurda perché in realtà i miei genitori si sono conosciuti qua a Torino negli anni Ottanta e poi hanno deciso di tornare giù e sono andati a vivere poi in provincia di Salerno, nel paese di mia madre, Capaccio Paestum e praticamente poi ho deciso di venire a Torino. Mio padre scherza sempre su questa cosa: abbiamo fatto tanto noi per andare via da Torino e tu ci sei tornato! Comunque Capaccio Paestum mi manca spesso“.

Quest’anima della Magna Grecia che ti appartiene nasconde anche un grande amore per l’arte antica?

Magari è nato tutto perché sono cresciuto a Paestum. Per me è stato sempre normale vedere i templi nell’area archeologica, sono cresciuto là. Io da piccolo ho sempre avuto la passione per l’archeologia e all’inizio volevo diventare archeologo, ho anche studiato archeologia, ho fatto archeologia a Napoli per un anno e mezzo, intorno al 2012, ed ero anche convinto di questi studi, ho dato degli esami. Solo che nello stesso periodo avevo iniziato a fare le prime cose con la musica e sentivo nella musica un richiamo più forte. Però quella per l’archeologia è una passione che ancora mi accompagna, sono un grande appassionato di storia, di arte, quindi come anche in questo caso, anche nelle canzoni, provo a metterci sia la storia, sia qualsiasi altro elemento che mi lega alle mie origini“.

Tra qualche settimana è il tuo compleanno, che regalo vorresti?

Vorrei tantissimo ritornare alla normalità, vorrei sentirmi libero di poter rivedere quando voglio le persone care e vorrei tantissimo tornare giù a casa per Natale“.

A me doni la frase che ti accompagna sempre nel cuore?

Ultimamente ho rivalutato questa frase banalissima che è: chi ha tempo non aspetti tempo. Quando si è più in difficoltà, come in questo difficile momento, si inizia a dare più valore al tempo e a qualsiasi cosa si stia facendo“.

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