Adduci: empatico più che mai, si racconta attraverso i singoli “Una ragione per odiarti” e “Parte di me”

Trent’anni, voce bella e fresca. Cresciuto a Casalnuovo di Napoli, il suo nome d’arte è Adduci, che in realtà è il suo cognome. “Una scelta, confesso, un po’ pigra per porre più l’attenzione sulle canzoni“, ci racconta al telefono. Si descrive come una persona “portata alla malinconia, però spero non traspaia. È qualcosa che mi tengo stretta: per ciò che faccio artisticamente mi torna utile. Sono una persona molto portata ad innamorarsi di qualsiasi cosa, di qualsiasi persona, quindi amo tantissimo ciò che faccio, che non è soltanto musica e poesia, ma mi occupo anche di comunicazione digitale, marketing, pubblicità. Ho un sacco di interessi e passioni, come ad esempio l’enogastronomia. Mi piacciono tante cose, veramente tanto, tendo ad appassionarmi molto“. Ci incuriosisce l’ultima passione e gli chiediamo qual è il suo piatto forte e con che vino lo abbina. “Il mio piatto preferito in assoluto sono gli spaghetti al pomodoro fatti tra i primi di giugno e gli inizi di settembre, quando i pomodori sono di stagione. Abbinare il vino non è facile per via del pomodoro, direi un bianco, uno campano, probabilmente un Greco di Tufo“. Forse sarà quella sana nostalgia unita alla bontà dei sapori del Sud, Adduci dopo aver trascorso tutta la gioventù militando in diverse band tra Napoli (città di origine) e Bologna (città in cui si è laureato), ora vive a Milano dove ha incontrato i produttori Lele Battista (ex La Sintesi) e Yuri Beretta (ex Genialando) che lo hanno lanciato come cantautore. Formazione da chitarra classica, il 22 settembre Adduci ha lanciato il singolo “Una ragione per odiarti” in cui affronta “l’incapacità di opporsi ai propri sentimenti, dibattendosi tra l’innamoramento e il cinismo che turba il suo stato d’animo” (così la canzone è presentata nella nota stampa).

Adduci, sei un napoletano che vive a Milano: cosa conservi di partenopeo nel cuore e cosa hai acquisito di meneghino?

Di napoletano mi resta un certo modo di gestire i miei rapporti personali, il modo con cui mi interfaccio con le persone, anche il fatto di spendermi tanto, di avvicinarmi molto, non sono una persona fredda, tendo ad aprirmi tanto, non con tutti però sono un libro aperto! Di milanese, ma forse ce l’avevo anche prima di venire ad abitare qui, ho un certo modo di pianificare il mio tempo. È un grosso vantaggio per il tipo di vita qui a Milano“.

“Una ragione per odiarti” l’hai scritta pensando a qualcuno in particolare?

Mi piace pensare che nessuna delle mie canzoni sia autobiografica, detto ciò però non potrei scrivere di qualcosa che non conosco. Ho dovuto attingere alla mia vita per raccontare questa storia qui. Di fatto, sì, quindi, stavo pensando a qualcuno“.

Questo qualcuno lo sa?

Sì, lo sa. Parlarne mi mette però in imbarazzo“.

L’amore che parte della tua vita occupa?

Direi, tutta, però non soltanto l’amore inteso persona-persona, ecco, l’amore per le cose che faccio. Il mio amore prevalente è per la musica e la poesia“.

Quali i tuoi modelli culturali nella composizione della canzone?

Le mie referenze sono i cantautori anni Sessanta sostanzialmente, oltre che alla musica occidentale in generale, anglosassone in particolare, i Beatles su tutti“.

Giusto, con la pianista Antonietta Ranni hai ideato e portato in giro uno spettacolo piano e voce incentrato sul cantautorato italiano degli anni ’60 dal titolo “Senza fine”.

Il cantautorato anni Sessanta è stato qualcosa di importante per me. Quando ho conosciuto quelle canzoni, ho cominciato a scrivere. È iniziato tutto da lì, mentre quando ero più giovane, suonavo la chitarra, non scrivevo e ascoltavo prevalentemente rock“.

Adesso capisco il videoclip di “Una ragione per odiarti”, interpretato da Germana Di Marino e Raffaele Parisi, che non è propriamente romantico, anzi è una sorta di horror: tu hai radici musicali che affondano in mondi diversi.

È di fatto un horror, perché parlando con il regista Francesco Mucci cercavamo un modo di raccontare la paura che è il coprotagonista della canzone insieme all’innamoramento. Quindi Mucci mi ha proposto il genere horror dovendo raccontare la paura e a me mi ha catturato subito questa idea, anche perché viene fuori, oltre che un blend tra romantico e horror, un ulteriore componente, per quanto mi riguarda, che lo rende anche divertente e leggero“.

Ma a te piace l’horror in generale?

In proposito ho un aneddoto. Quando ero ragazzino hanno aperto un multisala vicino casa mia, le Porte di Napoli, conosciuto come l’Ipercoop. Stiamo parlando della preadolescenza, quando ero molto giovane. Con un gruppetto di amici che abitavano nel parchetto dove sono cresciuto ogni settimana andavamo al cinema e in modo un po’ goliardico ogni settimana ci ritrovavamo a vedere i film horror sperando che qualcuno si spaventasse per prenderlo in giro. Quindi per qualcosa come un anno abbiamo guardato solo film horror. Ad un certo punto mi è venuta la nausea, penso di aver visto tutti gli horror che bastano per una vita intera, quindi mi sono imposto di non guardarne più neanche uno. Anche perché, peraltro, a me personalmente non fanno paura, non capisco perché uno dovrebbe spaventarsi. Comunque non si spaventava nessuno di noi, anche perché c’avevamo fatto il callo ad un certo punto“.

È la settimana di Halloween: renderai omaggio a questa festa?

Purtroppo c’è poco da organizzare in questo momento storico“.

E mi sa che non vedrai neanche un film horror…

No, qualsiasi altra cosa. Piuttosto un film brutto così mi fa un diverso tipo di paura“.

L’indigestione continua…

Per questa vita difficilmente penso di avere ancora voglia di vedere un film horror“.

Hai detto “un film brutto mi fa più paura”…

Sì, se devo avere paura, mi fa paura l’idea di vedere un film brutto“.

Quindi sei un appassionato cinefilo?

Non così tanto. Mi piace il cinema, ci vado, ma non mi definisco tale. L’ultimo film che ho visto è ‘Tenet’ di Christopher Nolan“.

Torniamo a quest’ultimo singolo, “Una ragione per odiarti”, presentato nel videoclip come horror, direi che ha toni diversi da “Parte di me” uscito qualche mese fa e che nel videoclip si presenta in maniera gioiosa: li hai scritti in momenti diversi?

Sì, in momenti diversi della mai vita. Però non lo so se è più gioioso il videoclip di ‘Parte di me’, è più colorato sicuramente!“.

Il videoclip trasmette gioia.

Era l’intenzione nella scelta di colori che è stata fatta da Salvatore Strazzanti, però come tematica era un po’ ancora più introspettivo e aveva a che fare proprio con la gestione di un certo malessere“.

Forse sono le parole: “Parte di me” dà calore, “Un ragione per odiarti” ha la parola odio…

In realtà, volevo creare un contrasto. L’odio è usato come un contrasto per tutto il resto della canzone che è molto romantica, quasi un tentativo di ribellarsi alla paura di qualcosa che è più grande di noi“.

Entrambe le canzoni confluiranno in un album?

Sì, sono parte di un album che verrà pubblicato nel 2021, ma sul quale non so dirti tanto in più perché nonostante sia di fatto pronto mi sono lasciato la possibilità d’intervenire fino all’ultimo secondo. È lì ma lo ritengo ancora un cantiere aperto“.

Frattanto usciranno nuovi singoli?

Sì, ne uscirà uno a novembre, ma è ancora presto per parlarne“.

Sarà un brano romantico?

Come tutte le canzoni del disco il filo conduttore è il focus su se stessi nel rapporto con il prossimo che può essere appunto una persona o un insieme di persone, di contati nella vita“.

In ultimo, un regalo: un verso che porti sempre con te…

Qualcosa di Tenco: un giorno dopo l’altro la vita se ne va e la speranza è ormai un’abitudine“.

Bello, e in tempi di Covid-19 queste parole hanno un sapore particolare…

You May Also Like

Alghero Music Spotlight, un faro per i giovani

Moscato di Cordepazze: “Le canzoni sono il distillato della vita”

Psiker, creatività colorata in note

Marco Vezzoso, l’artigiano del jazz che ama suonare Vasco