“Prendi questa vita come viene” è la massima di Mille: artista colorata, malinconica e nostalgica

“Lucciola, lucciola, lucciolalì/Lucciola, lucciola, lucciolalà/Non è più qui, non è più là/Povera lucciola dove sarà?”, era il 1992 quando Elisa Pucci di Velletri (Roma) partecipa a 8 anni al 35° Zecchino d’Oro cantando “Luccioletta, dove sei?” dopo aver falsificato la firma del papà per presentare la domanda di partecipazione. Allora diceva di voler essere una fata fucsia. Con in tasca una laurea in Economia a “La Sapienza” di Roma, nel 2010 forma la band dei Moseek assieme a Fabio Brignone e Davide Malvi e in questa formazione partecipa nel 2015 alla nona edizione di X Factor arrivando in semifinale. “Colorata” più che mai, ma anche “malinconica e nostalgica“, Elisa col nome d’arte Mille propone oggi il singolo “Cucina tipica napoletana” (Mirai Rec) che canta nel videoclip diretto da Alessio Mose e che viene ad aggiungersi ai brani “Animali”, “La vita le cose” e “Quella di Sempre” in cui da quest’anno si presenta da solista fiera di un progetto che vanta copertine disegnate da lei. La chiamiamo al telefono la mattina del 23 ottobre quando in radio comincia a risuonare la sua nuova canzone e ci accoglie con un solare “Buongiorno, ciao“. La voce è dolcissima, diremmo quasi caramellosa! Ci risponde da Milano. “Sono diventata milanese praticamente, ufficialmente da un anno e mezzo, giusto per avere un tempismo perfetto per arrivare in questa situazione ormai molto simile dappertutto. Qui si è sentita in particolar modo. Io devo essere sincera non esco tantissimo comunque dall’8 di marzo, anche quando poi è stato riaperto tutto non ho fatto granché vita fuori di casa. Qui siamo tutti mascherinati, siamo tutti molto attenti, non si vede nessuno abbracciarsi ovviamente in giro. Si cerca di tenere l’umore alto sennò non passa più“.

Il singolo “Cucina tipica napoletana” è frutto quindi di questo periodo: un pizzico di brio in questo momento non facile?

In verità l’ho scritta diverso tempo fa. A marzo dovevamo essere pronti con diverse cose e abbiamo poi posticipato tutto a quest’estate. Quindi il periodo in studio, dove ho finalizzato questa canzone e le altre che arrivano, è stato molto bello perché è stato un po’ un affacciarsi sul mondo anche in una maniera diversa. Non avendo più tanti impegni a livello live, fisicamente, ho avuto più tempo per godermi il periodo in studio senza scadenze, senza pensare che dovevo finire tutto velocemente. Ho avuto la sensazione di vivere lo studio di registrazione come negli anni Settanta che ti mettevi lì, suonavi la chitarra e ti concedevi tutto il tempo anche per sbagliare. Paradossalmente anche se fuori c’è una pandemia, ho avuto la possibilità di godermi molto di più questo periodo musicale, perché non avevamo scadenze imminenti. Ho ricevuto il dono di vivere bene la musica che stava nascendo per l’arrangiamento e la finalizzazione di questa canzone. Ne ho tratto giorni belli di un tempo dilatato in studio di registrazione“.

Mi hai parlato degli anni Settanta, ma tu sei giovane…

Io mi decontestualizzo dall’età, dove vivo, dove sono nata. Ho una testa che sta sempre un po’ spostata da un’altra parte e mi ricreo una sorta di microcosmo individuale dove se fuori c’è la pandemia dentro ho l’arcobaleno. Ho anche dei drammi incredibili, però dentro vivo una cosa solo mia. Mi sento atipica, sempre un po’ un pesce fuor d’acqua ma molto a mio agio anche fuori dall’acqua“.

“Cucina tipica napoletana” nasce anche da un amore per i fornelli e le prelibatezze partenopee?

Io sono innamorata di Napoli, mi piacerebbe viverci. Questo è il nono trasloco, la mia ambizione però è di trasferirmi tra due anni in un altro posto, magari veramente a Napoli, in Sicilia o a Torino, vorrei vivere diversi contesti, mi piace sentirmi ispirata dal luogo dove vivo, indipendentemente dal fatto che Milano è una bellissima città. Ma non mi sono trasferita per la questione business come magari si potrebbe pensare. Mi sono trasferita a Milano perché frequentandola molto spesso me ne sono innamorata. Vorrei che il motore dei miei trasferimenti fosse l’amore per il posto dove vado e Napoli fa parte di uno di quei sogni perché mi sono sempre trovata affine con tanti amici di Napoli. Mi piace la cultura, il modo di descrivere le cose in maniera molto particolare. I napoletani hanno un modo di dire per qualsiasi cosa. Mi piace proprio la filosofia e anche la cucina. Quindi ho proprio un debole. In genere i titoli li metto di pancia. Canticchiando il brano in giro ho visto l’insegna di un ristorante ‘Cucina tipica napoletana’ ed ecco qui. Anche se c’è una connessione perché nel brano parlo di alcune cose estremamente tipiche di alcuni cliché come la mamma che ti dice: c’è l’amica mia che c’ha due figli e una lavora in banca ed è bravissima alla tua età. Sono dei cliché che non sono l’unica che ha vissuto, e quindi il pensare queste frasi anche in contesti in cui si sta attorno a un tavolo, in un salotto, mi ha fatto riconnettere a delle immagini tipiche. Questo titolo quando ho finito la canzone mi è sembrato iper giusto“.

Questo brano farà parte di un album?

Sto facendo uscire tanti singoli, questo non sarà l’ultimo: è il quarto capitolo. C’è un concept nelle copertine, che disegno io, e nei videoclip. Con questo ultimo video si capisce che i video sono tutti collegati e si capisce anche più o meno quanti saranno perché in questo video ci sono tante me di tutti i video che ho già girato in realtà e quindi questo è già il percorso del concept. Poi, per quanto riguarda il disco, è una questione più discografica che artistica, perché se c’è un tour ha senso far uscire un disco. Per quello che riguarda la natura artistica, tutte le canzoni che ho scritto fanno parte di un concept. Poi se ci sarà la possibilità di andare a suonare in giro esaudirò il desiderio di metterci un titolo che racchiude tutte queste canzoni e di realizzarne la copertina, ma questo dipende più da cose fuori di me che dentro di me perché qui non si sa nemmeno se possiamo uscire fuori di casa“.

Tanta attenzione ai videoclip, hai mai pensato ad un debutto cinematografico?

No. Mi diverte da morire immaginare i video, scriverne la sceneggiatura come dire, mi piace tantissimo lavorare con il regista che, a parte il primo, è lo stesso per tutti quelli che stiamo girando, Alessio Mose (per produzione Pepite). Mi diverte molto pensare alle immagini delle canzoni, quindi senz’altro ho una grande passione per i filmati, però da qui passare ad un debutto cinematografico non c’ho mai pensato. Mi piace pensare alla musica come ad un contenitore che mi faccia divertire a 360°“.

Come ti ritrovi a specchiarti nel nome d’arte Mille?

Mi ci riconosco sempre di più. Sicuramente più mi ci sono sentita chiamare più ho pensato che fosse il nome giusto perché mi fa pensare a tutte le volte che sono, come dire, morta e rinata, tutte le volte che mi sono evoluta e mi sono rivoluzionata. Ci sono diversi aspetti di me che si evolvono col tempo con quello che vivo e questo aspetto del nome mi rappresenta sempre di più. Questo nome mi risuonava in testa, un po’ dovuto al mio papà, ed è stata la prima cosa che ho buttato lì, perché poi cercare un nome a questo progetto era una cosa che paradossalmente mi spaventava più del progetto stesso. Poi quando ho cominciato ad abituarmi a sentirmi chiamare Mille, più passava il tempo – relativamente poco perché il primo pezzo è uscito ufficialmente quest’anno – più mi ci sento chiamare più mi sento profondamente quel nome lì e quindi rafforza il concetto delle numerose rivoluzioni che ho vissuto nella vita“.

Mi regali una massima?

Come dico in ‘Cucina tipica napoletana’, ‘Prendi questa vita come viene’!“.

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