Ensi si fa portavoce del vero rap italiano

“Vorrei riportare l’attenzione sull’arte. La musica è un grande veicolo per la cultura. Il nostro genere negli ultimi anni è stato rivoluzionario. Voglio battermi per il rap con caparbietà in una versione matura di me stesso sull’asset della nuova discografia”, il rapper Ensi, pseudonimo di Jari Ivan Vella, a 34 anni si sente tra i papà del rap prima maniera, di quelli che sono cresciuti ascoltando i Club Dogo. Lo dice in streaming parlando alla stampa in occasione del lancio il 23 ottobre dell’ep “Oggi” con sei tracce che sono solo l’incipit di un concept più grande legato al tempo, da qui il titolo. Non rinnegando il suo team e il gruppo musicale OneMic, è andato oltre a quanto fatto finora. “Ho cominciato a lavorarci a inizio dell’anno. I mesi di lockdown sono stati importanti per me: le scelte personali si sono tradotte in lavorative. La voglia di fare qualcosa di diverso mi ha spinto ad uscire dalla comfort zone del mio team che certo resta, ma mi sono avvalso della collaborazione di producer diversi. Ciò per me è stato molto creativo e molto edificante, dando come sempre molta importanza ai testi e al sound”. “Oggi” è stato anticipato dai singoli “Specialist” (prodotto da Gemitaiz, un’istantanea della realtà musicale attuale),”090320″ (avvalorato dalla produzione di Kanesh) e “Mari” feat. Giaime (un brano sulla marijuana, diverso dai soliti, prodotto da Andry The Hitmaker). In partcolare, “i primi due non sono singoli – osserva Ensi -. Anzi, sono l’anti singolo per accendere i motori e preparasi su una griglia di partenza per farsi una bella gara”. A questi tre brani si aggiungono ora “Giù le stelle” e “Non sei di qua”, prodotti rispettivamente da Chris Nolan e 333Mob, e”Clamo”, la cui produzione è affidata a Strage e in cui Ensi collabora per la prima volta con il rapper Dani Faiv.

“Sono fiero di rappresentare il rap italiano. La fortuna di questo genere è il genere stesso. Il vero rapper non dimentica da dove arriva. Invecchiare bene è linfa di un prodotto più competitivo. Non ammicco ai featuring perché credo nella forza del genere. Il rap è un genere molto made self: all’inizio i rapper parlavano ai rapper e il 90% erano casi umani compresi il sottoscritto, uniti dal fatto di essere veramente richiamati da questa musica. Oggi a livello di società molto è cambiato con un sound appiattito da sub culture. I ragazzi crescono in formato playlist. Di contro però il rap italiano è attualmente il più bello tra quelli europei”, afferma Ensi, contento di essere riuscito questa volta ad usare l’istinto che gli appartiene anche in studio. Vorrebbe solo più attenzione al rap, non al gossip. “In questo giornalismo 2.0 tutti si credono esperti. A me però non interessa sapere con chi ha reppato il tal rapperino, dico a tutti: chiamatemi solo per cose serie!”.

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