“Mio zio Jens”: il film che scuote le coscienze sul senso dell’accoglienza in Europa

“Mio zio Jens”: il film che scuote le coscienze sul senso dell’accoglienza in Europa

Un punto di vista della migrazione che non sempre assurge all’onore delle cronache è al centro del film “Mio zio Jens”: l’incontro/scontro tra una generazione giovane vissuta sempre nel Paese di arrivo, la cosiddetta “seconda generazione”, con quella che ha cercato di vivere nel Paese d’origine ma che ad un certo punto è costretta ad allontanarsene anche se è già in là con gli anni. Il regista curdo-norvegese Brwa Vahabpour, classe 1993, diplomato nel 2018 alla Norwegian Film School, racconta in “Mio zio Jens” la storia di Akam, un giovane insegnante di letteratura che conduce una vita tranquilla a Oslo, fino a quando davanti alla porta di casa si trova Khdr, lo zio paterno giunto dalla regione iraniana del Kurdistan. Tra loro ci sono problemi di conoscenza e comunicazione, anche proprio per la lingua, che è molto importante nella realtà al punto che Cineclub Internazionale, che dal primo ottobre distribuisce il film nelle sale italiane, ha deciso di mantenere entrambe le lingue parlate nel film senza doppiaggio in italiano, accompagnandole solo con i sottotitoli: una scelta ardita, ma conseguenza della visione del regista. “La lingua rappresenta il cuore del film – spiega il cineasta Brwa Vahabpour -. È uno strumento di potere per chi la padroneggia, ma anche una fonte di vulnerabilità per chi non riesce a esprimersi pienamente”. Il film ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia con la seguente motivazione: “Tra battute e dialoghi arguti che suscitano molti sorrisi, ‘Mio zio Jens’ racconta le dinamiche sempre più complesse dell’asilo in Europa e spiega da dove e perché il popolo curdo fugga”. Come racconta Brwa Vahabpour, “le storie di migrazione sono spesso raccontate esclusivamente attraverso il dramma e la sofferenza; io volevo affrontare questo tema senza rinunciare all’umorismo. Il film riconosce le difficoltà che accompagnano chi è costretto a lasciare il proprio Paese, ma allo stesso tempo mette in luce la comicità che può emergere anche nelle situazioni più complesse e dolorose”. In più, “Mio zio Jens” pone tutti, ma in particolare gli europei, di fronte allo specchio dell’ospitalità: si è in grado di accogliere l’altro? Si è pronti ad ascoltarlo? Si è preparati a comprendere una cultura diversa? Ad ognuno la sua risposta.