Edoardo De Angelis in “Sabato, domenica e lunedì” sembra dire: “questo sono io!”

Forse Edoardo De Angelis ha trovato la chiave giusta per proporre in tv la commedia di Eduardo De Filippo, cioè imponendo la sua cifra stilistica: in “Sabato, domenica e lunedì” tutto, dagli arredi alla musica, ha quel gusto spiccatamente ricercato, oserei dire barocco, che non era del grande commediografo partenopeo. Di Eduardo De Filippo la versione cinematografica di “Sabato, domenica e lunedì” proposta da Rai1 martedì 14 dicembre 2021 conserva i caratteri, la drammaticità, il senso tragico dei conflitti familiari, mentre tutto il resto, persino i dialoghi, trovano una nuova impronta rispondente al gusto di De Angelis che ne firma la sceneggiatura a quattro mani con Massimo Gaudioso. La coppia alla scrittura si era già provata insieme in “Natale in casa Cupiello”, commedia andata in onda nel 2020, ma non riuscendo in un adattamento ugualmente convincente. Il motivo può essere ricercato forse nel fatto che, essendo “Natale in casa Cupiello” un classico per eccellenza, i due autori non si sono voluti prendere le stesse libertà oppure che, probabilmente, noi stessi del pubblico non eravamo pronti a tanta nuova modernità. Questa volta, invece, l’incanto a De Angelis è riuscito, complice non solo la bravura di Sergio Castellitto, che anzi probabilmente è meno empatico degli altri perché dietro di lui c’è l’ombra di un mostro sacro come Eduardo, ma anche quella del resto del cast, tra i quali è impossibile non nominare almeno Fabrizia Sacchi nei panni di Rosa Priore, Giampaolo Fabrizio in quelli di Luigi Ianniello, Maria Rosaria Omaggio (Amelia Priore), Liliana Bottone (Pietra), Giulia Pica (Virginia), Nunzia Schiano (Titina Piscopo). I tre atti della commedia, cadenzati in quel “Sabato, domenica e lunedì”, sono resi da De Angelis con ritmo e in maniera scanzonata e leggera. Ogni dettaglio è curato in maniera forse fin troppo eccessiva, volendo essere dichiaratamente sopra le righe. L’accesa fotografia di Paolo Carnera, la scenografia di Carmine Guarino, i costumi di Massimo Cantini Parrini, il trucco di Sonia Maione, le acconciature di Tony Esposito, il montaggio di Lorenzo Peluso e financo le musiche di Enzo Avitabile, nell’esagerata messa in scena per i settori che rispettivamente loro interessano, seguono il sentire di un regista che decisamente (vedi gli ultimi due minuti della commedia) ha voluto metterci la faccia e dire: “questo sono io!”. Il suo “io” è carico, talvolta, di tanta pretenziosità, ma lo è così tanto da mostrare una grandissima preparazione culturale e cinematografica sposata ad una buona dose di “ego” che in fondo, però, è indirizzata ad un voler divertirsi di gusto col suo pubblico. Merita applausi e forse anche più di quei tre milioni di telespettatori raccolti nella prima visione, ma che in questi tempi di tv on demand sono comunque una gran cosa. De Angelis è riuscito, infatti, a fare qualcosa di tangibilmente diverso passando dalla pagina teatrale alla scrittura cinematografica, attualizzando la grande commedia di Eduardo che, se nei contenuti resta immortale, nella resa scenica merita la giusta rivalorizzazione come in questa produzione Picomedia assieme a Rai Fiction.

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