Valentina Gullace: “Mi piacerebbe molto condurre un programma per bambini”

È solare Valentina Gullace, artista a 360°. Sugli spalti del cosiddetto Muro Umano, composto da cento giurati tra cantanti, musicisti e volti noti dello spettacolo nel programma di Canale 5 “All together now – La musica è cambiata”, si fa propositiva avendo all’attivo il primo album di sue composizioni dal titolo “La mia stanza segreta” (Filibusta Records), arricchito dalla presenza di Fabrizio Bosso alla tromba.

Sei dalla prima edizione ad “All together now” come Muro Umano?

Ho fatto la prima e la terza edizione, la seconda non l’ho potuta fare perché ero in tournée con un musical e coincidevano le date“.

Quali sono le cose che ti piacciono di più di questo ruolo?

Condividere questa esperienza con tanti altri artisti provenienti da tantissimi contesti differenti, conoscere ogni volta persone nuove con cui scambiarsi opinioni, creare nuove collaborazioni, da qui nascono spunti per creare nuove cose tutti insieme. Per esempio, nel mio videoclip che si chiamava ‘Responsabilità di te’ ho coinvolto due giudici del Muro, Marco Mari (cinesino, ndr) ed Elio Irace (rockettaro, ndr), e questa collaborazione è nata proprio grazie a questo programma. Poi sicuramente quest’anno me la sto godendo molto di più della prima edizione, perché quello che stiamo vivendo in questo momento sta provando tutti noi artisti e trovarsi a vedere l’emozione dei concorrenti è uno scambio di sentimenti ancora più profondo, con un significato ancora più bello. Quindi sicuramente quest’anno è un’edizione che regala emozioni ancora più profonde della prima. Poi questo nuovo sistema dei quattro giudici speciali, secondo me, rende tutto ancora più dinamico e interessante“.

Dopo la seconda puntata si è parlato tanto del vestito che si è scucito a Michelle Hunziker durante la performance “Proud Mary” con Rita Pavone e Anna Tatangelo. A te è mai capitato qualcosa del genere e, nel caso, come hai risolto?

Devo dire che quel vestito lì di Michelle è uno dei miei preferiti: di quelli che ho visto fino adesso avrei voluto indossarlo io. Fortunatamente devo dire che non mi è mai successo qualcosa di simile, anzi non mi è successo fino alla schiena profonda, ma un pezzettino piccolino che lasciava intravvedere qualcosa nella parte dietro… così sono rimasta sempre frontale per non far vedere al pubblico il lato b!“.

Ti è capitato durante un musical?

No, durante un concerto. Durante un musical no, perché le sarte che lavorano negli spettacoli sono talmente brave da riuscire a cucirti addosso i vestiti per farti stare comodo per otto repliche settimanali senza nessun problema“.

Sei una musical performer, dal tuo album direi che preferisci la musica al ballo?

In realtà io sono un’artista che si esprime attraverso varie arti. In America per esempio è normalissimo passare da un musical a un film a un disco e non per questo bisogna per forza essere etichettati come cantante, ballerina, attore, compositore. Io lavoro in tanti ambiti, mi piace farlo e non scelgo un unico ambito perché altrimenti significherebbe rinunciare a una parte di me. Quindi con molto piacere passo da un musical a una trasmissione come questa a un disco. Il mio obiettivo è quello di continuare a lavorare in tutti questi ambiti e quando sarà possibile ritornare sul palco e fare delle cose dal vivo“.

Il disco “La mia stanza segreta” sarà seguito da un nuovo album?

Ci sto lavorando a dei nuovi brani, però non voglio darmi fretta perché comunque vorrei pubblicare un disco quando realmente mi sentirò che ho detto quello che volevo dire come lo volevo dire, quindi non voglio avere la pressione, perché come ho detto poco fa mi piace esprimermi in varie arti, in vari ambiti artistici. Non ho l’incombenza di pubblicare un disco dietro l’altro. Io scrivo in maniera onesta, nel senso che lo faccio quando sento veramente il bisogno di dire qualcosa, non lo faccio perché devo per forza scrivere un disco, quindi sicuramente ci sarà un secondo disco. Spero anche più di un secondo disco. Ma non ti so dire quando. E comunque sì, sto scrivendo delle cose nuove, sto cercando di capire in che direzione andare dopo questo primo lavoro che è uscito“.

Hai già pensato a collaborazioni importanti come nel primo?

Non ci ho pensato ancora, ancora sono nelle prime fasi. Sto scrivendo proprio pianoforte e voce. Sto ancora lavorando ai pezzi. Non avendo l’impellenza, non c’ho pensato ancora in maniera specifica, però sarà bello anche nel secondo disco collaborare con musicisti e chissà magari con altri cantanti, o magari chissà potrei scrivere qualcosa anche con qualcun altro, sono aperta a tutte le possibilità“.

Anche magari con qualcuno del programma?

Certo, come è successo già ad altri colleghi, sicuramente non lo escludo“.

In un momento in cui il mondo dello spettacolo è tanto in sofferenza, tu cosa prepari?

In questo momento purtroppo niente, perché siamo tutti fermi, quindi è impossibile programmare qualsiasi cosa. Io ero in tournée con un musical, ‘Full Monty’, eravamo al Teatro Sistina da febbraio, poi il 4 marzo ci siamo dovuti interrompere, ma avevamo ancora più di un mese di tournée. So che c’era in programma di riprendere questo spettacolo dopo al Teatro Sistina, però purtroppo non sappiamo quando, come, perché. Siamo tutti in balia degli eventi. In questo momento mi sto dedicando all’insegnamento del canto che è un’altra mia grande passione per la quale ho studiato, mi sono formata e quindi sto trasmettendo tutto l’amore per questo lavoro ai miei allievi, che mi regalano grandi soddisfazioni. Quindi in questo momento questa è la mia vita: l’insegnamento, lo studio, la composizione e l’attesa speranzosa che si possa riprendere a lavorare dal vivo“.

Mi ricordi il tuo ruolo in “Full Monty”?

Io interpretavo il ruolo della moglie di Paolo Conticini (Giorgio Lucariello-Jerry, ndr), Patti (Maffei, Pam, ndr) che è poi il personaggio dal quale parte tutta la storia perché i due divorziano e lei vuole l’affidamento esclusivo del figlio perché l’ex marito non lavora, è uno sfaticato e quindi anche per cercare un po’ di smuoverlo, di stimolarlo, di migliorare la propria vita lo minaccia di chiedere l’affidamento esclusivo del figlio, se lui non trova un lavoro. Quindi per questo lui s’inventa questa cosa dello spogliarellista per cercare di racimolare dei soldi per pagare tutti gli arretrati degli alimenti che non aveva ancora pagato“.

Siete davvero tutti così affiatati come apparivate in scena al Sistina?

Sì, assolutamente, poi venivamo già da parecchi mesi di tournèe, quindi c’è stato proprio modo di conoscerci bene, di viverci. Tra l’altro, al giorno d’oggi fare una tournèe lunga è una cosa abbastanza rara. Quando ho iniziato io con la Compagnia della Rancia nel 2006 con ‘Jesus Christ Superstar’ una tournèe durava otto, nove mesi, si facevano due, tre stagioni, adesso invece molto, molto meno. Si fanno poche date e si finisce lì. Invece con ‘The Full Monty’ con la produzione di Massimo Piparo del Sistina abbiamo avuto la possibilità di girare parecchio, quindi col cast si è creato un bellissimo legame, una bellissima condivisione, la quotidianità“.

Foto di Valentina Naselli

Tra tutti i musical che hai fatto c’è una canzone alla quale sei più legata?

Probabilmente quella di ‘Maria Maddalena’, ‘I don’t know how to love him’ che in italiano è ‘Non so come amarlo’, con la produzione di Franco Travaglio. Tra l’altro questo bellissimo ruolo segna il mio debutto (era il 19 ottobre 2006, ndr) e ho appena fatto il quattordicesimo anniversario, quindi sicuramente è uno dei brani al quale sono maggiormente legata“.

Hai un gesto scaramantico prima di andare in scena?

Nei musical ci sono una serie di riti che si trovano da soli, sono delle abitudini che inizialmente si cambiano ogni sera ma a un certo punto si cristallizzano e diventano sempre la stessa abitudine, che può essere un gesto fatto con un collega, una parola, un tormentone, una pacca sulla spalla. Ogni spettacolo ha i propri riti“.

Oltre all’impegno di “All together now”, so che hai fatto anche un programma per Rai Scuola…

Sì, ‘Easy Genius’“.

Hai voglia un domani di avere un programma tutto tuo?

Io ho sempre prediletto il teatro perché mi piace il contatto con il pubblico, mi piace il teatro come luogo, per me ormai è una casa. Però quando mi è capitata l’occasione di poter co-condurre questo programma insieme a Valerio Rossi Albertini, che è un bravissimo scienziato, nonché divulgatore scientifico nella Rai, mi sono trovata molto bene e in quel momento mi sono resa conto che probabilmente mi piacerebbe fare un programma, magari per bambini. Mi piacerebbe molto condurre un programma per bambini. Lancio il segnale all’universo, vediamo se mi risponderà. Chissà se ci sarà l’opportunità in futuro“.

Di questi quattordici anni il ricordo più dolce che hai?

Quando facevo ‘Frankenstein Junior’ (nel 2015 ha vinto l’Oscar italiano del musical per la sua interpretazione di Inga, ndr) i bambini erano impazziti per noi attori, anche perché spesso ci confondevano con quelli del film: erano convinti che fossimo loro. Quindi sono legati tanti ricordi dolci a quel periodo. C’erano tanti bambini che mi scrivevano bigliettini col disegno, col cuoricino, oppure un bambino che mi toccava e diceva ‘Oddio l’ho toccata’, queste cose mi facevano tenerezza, un po’ impressione e un po’ tenerezza, quindi sicuramente il periodo in cui il musical mi ha regalato grandi emozioni con i bambini. Poi i bambini sono il pubblico più bello perché non mentono, loro sono immediati, se gli piaci gli piaci davvero, altrimenti se non gli piaci è la fine, non c’è niente da fare, non li recuperi più, invece con questo spettacolo, devo dire, che li avevamo conquistati proprio tutti“.

Mi fai dono della poesia a cui sei più legata?

Una frase che mi piace molto è: ‘Ognuno ha una favola dentro che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti’ (Pablo Neruda). Il teatro è un po’ questo per me, la storia che tutti noi ci aspettiamo di vedere raccontata sul palco ed è per questo che gli attori fanno sognare così tanto perché fanno appunto viaggiare e vivono emozioni profonde che poi vengono restituite a chi guarda“.

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