Fantastica la serie “Luna nera” targata Netflix-Fandango: in primo piano il talento delle donne e la contrapposizione scienza-superstizione

Assolutamente da vedere per qualità tecnica ed artistica, anche se alcune piccole ingenuità non mancano sparse qua e là nello scorrere della storia: “Luna nera”, la terza serie originale italiana Netflix targata Fandango, dal 31 gennaio sarà visibile in 190 paesi. È un fantasy che parte dalla penna di Tiziana Triana e che si muove su due binari, il racconto su carta (il primo libro “Le città perdute. Luna Nera” è stato pubblicato a novembre 2019 da Sonzogno editore) e sullo schermo, con evidenti differenze ma sul terreno comune di ricollocare al posto giusto quelle donne mandate al rogo e la cui esistenza si è cercato di insabbiare e infangare, “una storia che fa parte della cultura europea, ed italiana in particolare, ma che è stata sempre più raccontata dagli anglosassoni”, osserva in conferenza stampa al cinema Giulio Cesare di Roma la scrittrice che firma anche la sceneggiatura assieme a Francesca Manieri, Laura Paolucci e Vanessa Picciarelli. Il racconto è ambientato nel XVII secolo e s’incentra sulla figura della sedicenne Ade tacciata di stregoneria. “È un’adolescente alla ricerca di se stessa – spiega Antonia Fotaras che la interpreta, esordiente come quasi tutti gli altri protagonisti di questa serie tv -, cosa che le è impedita per l’etichetta di strega. Si sente a volte davvero malefica, e non riesce a vivere appieno il suo amore per Pietro, ma, allo stesso tempo, viene accettata in una comunità di donne grazie alle quali comincia ad avere più consapevolezza dei propri talenti”. Questa storia parte da una verità storica documentata, dando risalto alle figure femminili che in ogni epoca lottano per non essere sottomesse al dominio maschile, e si muove sulla contrapposizione scienza-superstizione e realtà-fantasy. Forse questa sottile linea di confine rende magica la resa sullo schermo e l’affezionarsi già dai primi episodi ai personaggi. Il cuore batte sin dalla loro prima apparizione per Ade e Pietro (Giorgio Belli), il ragazzo studioso di medicina diviso tra la mamma Agnese (Marilena Annibali), che la scienza aiuta nella guarigione, e il padre Sante (Giandomenico Cupaiuolo), capo dei Benandanti, i cacciatori di streghe. Nel cast artistico spicca un volto più familiare al pubblico, quello di Roberto De Francesco nei panni del temibile Marzio Oreggi. La storia è ricca di suspense, atmosfera accentuata dalle note di Elisa Zoot e Ariel Lerner, dalla fotografia di Valerio Azzali e dalle scenografie di Paola Comencini (tra le location risalta quella di Canale Monterano, in particolare la chiesa di San Bonaventura occupata da un gigantesco albero di fico che qui è la casa delle “streghe”, luogo già immortalato più volte sullo schermo, su tutti la scena dell’incontro tra il brigante e il marchese del Grillo nel film di Mario Monicelli) per un lavoro che Francesca Comencini, capofila delle registe della serie – assieme a lei Susanna Nicchiarelli e Paola Randi -, ha definito di “vera sorellanza”.

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