Roberta Betti, un esempio di tenacia ed amore per il palcoscenico

Victor Hugo diceva che il teatro è il “paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco” e mai frase fu più appropriata per il Politeama di Prato, nato per volere del campione sportivo Bruno Banchini, per dare alla propria città un teatro che potesse aprire le porte ai meno abbienti, e salvato da un’inquietante conversione in un garage dall’intraprendenza coraggiosa di Roberta Betti. A ricordare tanta passione per questo palcoscenico toscano è “La donna che riapriva i teatri” (durata 52’), documusical del regista e sceneggiatore Francesco Ranieri Martinotti. Presentato Fuori Concorso nella sezione Ritratti e Paesaggi alla 41esima edizione del Torino Film Festival, questo lavoro ha il merito di far conoscere ai non addetti ai lavori e fuori dalla Toscana il contagioso amore di Roberta Betti per il teatro. “Sembra quasi inventata una storia nella quale tanti normali cittadini si misero la mano in tasca per finanziare il salvataggio dell’antico teatro della città che altrimenti sarebbe diventato un garage – scrive il cineasta nelle note di regia, aggiungendo –. L’unicità del quadro si completa se si pensa che la protagonista della vicenda è Roberta Betti, una donna di umili origini, titolare di un’azienda di pulizie. Fu lei che chiamò a raccolta la cittadinanza, assieme alla sua socia Elvira Trentini. Sfidò le banche e la Consob. Coinvolse famosi artisti. Immaginò una Public Company. Trascinò uno ad uno davanti a un notaio i suoi concittadini per far versare loro le quote previste. Riacquistò l’immobile e restituì il Teatro Politeama a Prato. Oggi tutto questo ci appare quasi come una favola. A raccontarcela è Drusilla Foer che conobbe personalmente Roberta Betti e ne fu amica”. Era il 1914 quando il pratese Bruno Banchini, campione nazionale nel pallone elastico (ora la pallapugno), affidò all’ingegner Emilio Andrè il progetto di un grandioso Politeama, un teatro che fosse più grande di quanti ne esistevano allora. Trascorsero undici anni perché il sogno dell’atleta Banchini mettesse le ali. Nel 1924 l’incarico per la copertura del teatro passò all’architetto Pierluigi Nervi che ebbe l’audacia di sperimentare un materiale nuovo: il cemento armato. La copertura apribile del Politeama divenne immediatamente il simbolo di riferimento, uno dei più pregevoli esempi di tecnica ingegneristica. Il sipario del Banchini si alzò per la prima volta il 2 aprile 1925 con la messa in scena della “Tosca”, interpretata dal soprano Giuseppina Cobelli. Sul palcoscenico di via Garibaldi si sono esibiti nel corso degli anni noti cantanti come Beniamino Gigli e i più bei nomi della rivista e dell’avanspettacolo, quali Totò, Macario, Rascel e Walter Chiari. Il teatro divenne lo spazio per eccellenza per lo spettacolo “leggero”, nonché meta di incontri sportivi – tra i più conosciuti, il campionato italiano di pugilato con Mazzinghi – e cinema. I riflettori del Politeama restarono accesi fino al 1985, quando il suo spazio fu destinato a diventare un garage. A questa sorte avversa, però, si oppose energicamente la pratese Roberta Betti che diede vita a un comitato cittadino per la riapertura. Nel 1994 nacque la Politeama spa presieduta dalla stessa Betti, che ingaggiò una sorta di virtuosa gara per l’acquisto di un’azione a sole mille lire, che venne acquistata anche da Maurizio Costanzo in una celebre puntata del suo show in onda dal Teatro Parioli. Ci sono voluti 2 miliardi e 800 milioni delle vecchie lire per l’acquisto del teatro, circa la stessa cifra per il restauro, ma alla fine, il 2 gennaio 1999, il Politeama rialzò il sipario. Nel corso degli anni il suo prestigio si avvalse di cartelloni sempre ricchi e importanti. Il 22 gennaio 2020 Roberta Betti si è spenta, ma il suo esempio riluce nell’affetto di chi la conobbe – come Simona Marchini, Giovanni Caccamo e Franco Godi – e in chi può guardare a lei come faro ispiratore per l’enorme intraprendenza e l’infinito coraggio che l’hanno guidata a credere ed investire nel suo sogno: un Politeama luogo di cultura per tutti e fucina di talenti straordinari.

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