Un tulipano rosso per ricordare le donne vittime di violenza

Indossare un indumento rosso per testimoniare la solidarietà alle donne vittime di violenza: il 25 novembre è la giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. Il 25 novembre ricorda quella giornata del 1960, quando nella Repubblica Dominicana furono uccise tre attiviste politiche, le sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa) per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo: mentre andavano a visitare i loro mariti in prigione, le tre donne furono fermate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare, portate in un luogo nascosto nelle vicinanze e qui stuprate, massacrate a colpi di bastone e uccise per strangolamento, quindi gettate da un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. In memoria delle sorelle Mirabal, durante il primo incontro femminista latino-americano e caraibico svoltosi nel 1981 a Bogotà, in Colombia, venne deciso di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Tante iniziative sono in corso in questi giorni per ricordare e sensibilizzare. Nel complesso archeologico della Villa di Massenzio a Roma sarà il fiore tulipano a simboleggiare la fiamma di una candela che vuole ricordare e abbracciare ogni donna uccisa, spesso per mano della persona amata. All’istallazione corale ideata dall’Officina creativa le Lase (le artiste promotrici sono Manuela Troilo, Fernanda Andrea Cabello, Alessandra Francesca Spina, Angela Torcivia; le artiste partecipanti Maria Bianchi, Cinzia Catena, Laura D’Uffizi, Federica Lagella, Stefania la Terra, Annalisa Lanari; nella realizzazione sono state coinvolte anche donne fragili e con disagio psichico), intitolata “Memini Me. Ricordami” e visibile fino al 10 gennaio 2023, si affianca all’interno del Mausoleo di Romolo, a terra, un’ulteriore installazione realizzata con parti di mosaico in vetro rosso: il titolo “Red Carpet” di Manuela Troilo rappresenta la scia di sangue dei femminicidi ed evocano un frammento della terribile storia di questo luogo, proprietà della famiglia della nobildonna romana Appia Annia Regilla vissuta nel secondo secolo dC. Sposa a 15 anni di Erode Attico, Regilla era all’ottavo mese di gravidanza quando il marito, “per futili motivi, ordinò al suo liberto Alcimedonte di picchiarla. Colpita al ventre, la donna abortì e morì” (lo racconta lo storico Filostrato). Ieri come oggi la storia si ripete. La scia di sangue può essere bloccata sensibilizzando, educando al bene, parlando a viso aperto e senza mai girarsi dall’altra parte.

Mentre scrivo questo articolo un bambino mi dice: “Scrivi anche quello che ti detto io, per piacere. La violenza sulle donne la conosco anche io che sono un bambino. Anche molti maschi sono colpiti da violenza. Conosco molte persone tristi per questo, avendo subito violenza verbale e fisica. Anche molti bambini maschi piangono ed anche io sono stato triste perché ho subìto violenza verbale dalle bambine. I maschi non sono sempre quelli cattivi”. Forse bisognerebbe parlare di violenza di genere. Lezione di un bambino.

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