“Quel che conta è il pensiero”, esordio geniale per Luca Zambianchi

Credo che la mia generazione debba fare i film che vuole e come vuole, ribellandosi alle lezioni di cinema, alla schiavitù tecnologica e alla parola ‘videomaker’. Dobbiamo lamentarci di meno; leggere, scrivere, pensare e sperimentare di più, accettando la povertà di mezzi e sfruttandola come opportunità creativa”, così Luca Zambianchi, bolognese classe 1992, che firma il suo primo lungometraggio oltre che come regista, anche come direttore della fotografia, sceneggiatore, produttore e protagonista (gli altri attori, bravissimi come lui, sono quasi tutti suoi vecchi amici). Il film è una commedia nel senso pieno del termine, ricca com’è di fine ironia, enorme curiosità e infinito substrato di malinconia. Si intitola “Quel che conta è il pensiero” (durata 88’) ed è un vero gioiellino che dopo aver vinto diversi premi – il Premio “Passo lungo” per esordienti al 71° Italia Film Fedic, il riconoscimento “Registi del futuro” attribuito da Sedicicorto International Film Festival, la Menzione Speciale attribuita da CineOff-Festival di Cinema Indipendente -, arriva al cinema dal 26 maggio distribuito da Trent Film. La commedia, indipendente e a basso budget, è ambientata nel mondo universitario di Bologna, tra esami rimandati, discussioni ambiziose, incurabili malinconie, velleità artistiche, ricerca di un coinquilino e tanti caffè bevuti da Giovanni e Michele: il primo che, anziché preparare gli esami di Medicina, lavora alla messa in scena del proprio spettacolo amatoriale, “La Lavanderia di Sigmund”, e il secondo, fuoricorso ottimista, che rimbalza di festa in festa e di ragazza in ragazza. “Mi sento figlio, anzi nipote, di quel cinema a basso costo fatto a tutti i costi, di quegli autori che si rimboccavano le maniche e che realizzavano film con pochi, buoni collaboratori facendo buon viso alla mancanza di mezzi e fondi e all’abbondanza di ostacoli e limitazioni tecniche – sottolinea Luca Zambianchi nelle note di regia -. ‘Quel che conta è il pensiero’ è un film artigianale, realizzato con una inaudita povertà di mezzi e di fondi, e forse proprio per questo estremamente libero. Essendo il mio film d’esordio, un po’ come tutte le ‘prime volte’, contiene tutto il vissuto e il pensato venuto prima. Nel mio caso, si parla di un’età che ho lasciato alle mie spalle da qualche anno: l’età universitaria, un’età confusa in cui più che mai sentivo e vedevo attorno a me la voglia di frenare, di ritardare l’avvento ufficiale dell’età adulta e il desiderio più o meno inconsapevole di prolungare una fase della vita in cui tutto (quasi tutto) è ancora possibile”. Ironico, pungente, sagace, “Quel che conta è il pensiero” fa riflettere sulla gioventù che deve entrare nell’età adulta in una società che ama tenerla a bagnomaria, lasciando poco spazio a chi ama ragionare, fantasticare, comprendere, porsi domande. Con alle spalle cinque cortometraggi, al suo primo lungometraggio Luca Zambianchi si mostra talentuoso e geniale, dando prova di saperla lunga sul mondo del cinema. Tra inquadrature fisse e lunghi piani sequenza, “Quel che conta è il pensiero” culla la mente e il sorriso dello spettatore, regalando una sana ventata di freschezza.

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