“Bocche inutili”, il coraggio delle donne nell’orrore nazista

Duro perché tale è stato l’Olocausto, intenso per la tenacia delle protagoniste a conservare accesa una fiammella di umanità. È “Bocche inutili” (durata 100′) di Claudio Uberti, regista classe 1975, nativo di Chiari (Brescia). Il film racconta l’orrore del nazismo dal punto di vista delle donne, con la loro femminilità negata e la loro resistenza nel campo di concentramento di Ravensbrück, il più grande solo femminile, a circa 90 chilometri a nord di Berlino, nell’anno 1944. La drammaticità della narrazione è racchiusa nelle parole di Giuliana Tedeschi nel libro “Questo povero corpo” (1946, Ed. Dell’Orso, Alessandria 2005), pronunciate nel film da una delle protagoniste all’ingresso a Ravensbrück: “La nostra nudità, senza schermo e senza difesa, era doloroso impaccio. Nell’istante in cui fummo obbligate a deporre i vestiti perdemmo anche ogni rapporto con il mondo esterno; il nostro corpo non ci apparteneva più, esposto a eventi sconosciuti e pericolosi”. “Bocche inutili” comincia con una sorta di prologo ambientato nel campo di transito di Fossoli, dove Ester, ebrea italiana di 40 anni, mostra il suo disorientamento e, al tempo stesso, la sua capacità di stringere un legame d’amicizia importante per farsi forza, a cui, però, viene presto strappata per essere deportata a Ravensbrück. Qui la donna incarnerà la resistenza dell’umanità negata, intrecciando nuove importanti amicizie. A Margot Sikabonyi è stato assegnato il compito difficile di interpretare Ester: sul suo volto vengono impresse le ferite di una violenza inaudita a cui opporre estrema resilienza in nome della vita e dell’umanità. Accanto ad Ester emergono prima la figura di Ada (Patrizia Loreti) e poi quelle di Lia (Lorenza Indovina) e Giuliana (Nina Torresi): sono loro le eroine baluardo di un’umanità che nonostante le violenze subite nel corpo e nell’anima rivendicano il buono della vita. Nel cast ci sono anche Morena Gentile, Anna Gargano, Sara Zanier e Lavinia Cipriani.

La drammaturgia del film è quasi teatrale con la sensazione di claustrofobia ed assedio data dal casotto dove sono costrette a vivere sotto le lampade che le accecano e i continui controlli di militari armati e crudeli. Dalle finestrelle le donne vedono e ascoltano il terrore del campo di concentramento che irretisce i loro pensieri e i loro gesti, in un misto di paura e voglia di vivere. Alla sceneggiatura hanno lavorato lo stesso regista Claudio Uberti, assieme a Francesca Nodari (il 28 aprile uscirà il libro curato dalla sceneggiatrice “Il tempo e l’altro” di Emmanuel Lévinas – edito da Mimesis Edizioni -, che indaga il rapporto tra gli esseri umani) e Francesca Romana Massaro, basandosi sulle testimonianze, reali e documentate, di donne sopravvissute a quell’orrore. “La peculiarità che attraversa il film e ne segna l’originalità è caratterizzata dal concetto dominante di femminilità negata – osserva il regista –. Concetto questo che, se per un verso fa luce, per la prima volta, su un non detto circa la resa cinematografica della Shoah, per l’altro fa segno, sia pure indirettamente, alla piaga legata alla violenza sulle donne. Di qui la scelta di utilizzare la finestra come membrana di separazione, ma nello stesso tempo di condivisione, di due mondi: all’esterno la violenza gratuita perpetrata dagli aguzzini nazisti, all’interno della baracca la messa in scena della specificità stessa del femminile con il suo senso dell’accoglienza e della protezione”. La location principale del film è il campo di prigionia e concentramento di Fossoli, nell’omonima località dell’Emilia-Romagna (frazione di Carpi) allestito dagli italiani nel 1942 e oggi Museo-Monumento del Deportato. “Bocche inutili” esce come film-evento in circa 40 sale il 25, 26, 27, 28 e 29 aprile, distribuito in collaborazione con la rete degli esercenti di Galassia Cinema e con il supporto di alcune associazioni territoriali e nazionali. La pellicola si avvale della direzione della fotografia di Nino Celeste, del montaggio di Marco Guelfi, della scenografia di Paolo Innocenzi, dei costumi di Magda Accolti Gil e delle musiche originali di Andrea Guerra (già Premio come Miglior Compositore agli European Film Awards e nomination ai Golden Globe e ai Grammy Awards per “Hotel Rwanda”) e della collaborazione di Cisco Belotti nella realizzazione di un brano del film. “Bocche inutili” è prodotto da Angelisa Castronovo ed Antonino Moscatt per Wellsee e da Lucere Film in collaborazione con Rai Cinema, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, il supporto di Emilia-Romagna Film-Commission, in associazione con Mg Production, Lorebea Film Production, Scrigno Production, Ztv Production e con il sostegno del Comune di Carpi e della Fondazione Fossoli ed inoltre di Claudia Caluori, Claudia Marini, Fabrizio Alvisi, Global Solution, Bper Banca, CMB, De Nigris ed Aimag.

È un film da vedere per rendere giustizia a tutte le vittime della brutalità nazista, in particolare alle donne, in un momento storico drammaticamente simile per ciò che sta accadendo in Ucraina: ciò che non sarebbe mai più dovuto succedere, sta avvenendo e vede i russi, allora liberatori, oggi essere i carnefici.

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