Con “Noi” arriva un carico di umanità autentica

Sinceri e imperfetti sono i componenti della famiglia Peirò con il loro carico di emozioni dirette: dalla serie tv americana di successo “This is us” (creata da Dan Fogelman, prodotta da 20th Television e vincitrice di un Golden Globe e tre Emmy) arriva l’adattamento italiano “Noi”, una produzione Cattleya, in coproduzione con Rai Fiction, in onda da domenica 6 febbraio (ore 21.25) su Rai1 per 6 serate (12 episodi da 50’). “La serie ‘This is us’ ha avuto il coraggio di raccontare questa grande storia familiare alternando il passato e il presente, con anche fasce di racconto intermedie, un meccanismo in apparenza complicato ma che elimina i tempi morti – spiega lo sceneggiatore Sandro Petraglia che ha lavorato alla scrittura assieme a Flaminia Gressi e Michela Straniero -. Si procede per scene principali, scene drammatiche o cariche di ironia. I personaggi sono sempre in movimento. L’adattamento è stato complicato farlo, ma ci ha appassionato, ci ha posto tanti problemi come quelli di abbondanza: Cattleya ha acquisito 18 puntate americane per farne 12 italiane, è stato un lusso eliminare ripetizioni e le cose eccessivamente americane. Alcuni dialoghi retorici li abbiamo reinventati”. “Noi” racconta la storia della famiglia Peirò attraverso i decenni: da Pietro e Rebecca, giovane coppia che negli ‘80 affronta la sfida di crescere tre figli, fino ai nostri giorni in cui Claudio, Caterina e Daniele cercano la propria strada verso la felicità. Tutto ha inizio nel 1984, a Torino, nel giorno del compleanno di Pietro, con Rebecca che aspetta tre gemelli e comincia ad avere le doglie. “È un ‘family drama’, nella nostra traduzione ‘dramma familiare’ non è la stessa cosa. Se ne fa poco in Italia ed è difficile farlo in modo che mordi la realtà e la rappresenti – sottolinea Riccardo Tozzi, fondatore e ceo di Cattleya -. Adattare ‘This is us’, grandissima serie, era una cosa rischiosa. In Rai abbiamo trovato un compagno di avventure subito. Abbiamo lavorato per cercare di rendere una grandissima saga di sentimenti familiari con sullo sfondo il nostro Paese. L’italianizzazione è stata fatta in modo molto profonda nella scrittura. Mi commuovo di più vedendo ‘Noi’ che ‘This is us’, perché mi è più vicino nei fatti e nei personaggi. È una serie italiana per merito della scrittura, della regia, degli attori che la incarnano. La regia di Luca Ribuoli è migliore di quella americana. Siamo stati molti bravi o fortunati nella scelta del cast. Speriamo che ‘Noi’ incontri il pubblico in un bell’abbraccio caldo e affettuoso come è la serie”. La storia è costellata da grandi sentimenti. Il parto di Rebecca risulterà difficile e uno dei gemelli non ce la farà. Pietro, che ha promesso a sé stesso e a sua moglie che da quell’ospedale usciranno con tre bambini, prende la decisione che cambierà il corso delle loro vite: adottare Daniele, un neonato nero, che qualcuno ha abbandonato fuori da una caserma dei pompieri. Così, nel passato, seguiremo Pietro e Rebecca neogenitori nel difficile compito di crescere tre neonati, poi tre bambini e infine tre adolescenti. Di episodio in episodio, li scopriremo sempre più in bilico e divisi tra l’amore per la famiglia e il bisogno di non sacrificare i propri sogni e le proprie ambizioni. “Ho potuto immergermi nelle scelte fatte in scrittura, potendo contare su di un copione di cui fidarmi – afferma il regista Luca Ribuoli -. L’adattamento è una cosa difficilissima, io di serie originali ne ho fatte diverse, ma questa è stata una salita pazzesca. In scrittura hanno avuto l’approccio giusto, rispettando la serie originale, senza la pretesa di fare qualcosa di diverso e di migliore. Ci siamo sintonizzati con il progetto originale, calandoci dentro. Avevamo la barra dritta su ciò che la scrittura aveva già fatto: renderlo italiano. I personaggi sanno andare alle emozioni della loro esistenza. La magia di questo plot è che i tre fratelli vogliono cambiare a 34 anni (nella serie originale a 37). Credo che se c’è e ci sarà la volontà di agganciarsi a questi personaggi è impossibile mollarli, non rimanere attaccati a loro. È una storia di coraggio, del coraggio di guardare in faccia le proprie verità e di misurarle con gli altri”. Nel presente i tre fratelli cercano la propria strada: Daniele, marito e padre felice e uomo di successo, decide di cercare il proprio padre biologico; Claudio lascia una carriera ormai consolidata come attore televisivo per scoprire il proprio talento teatrale; Caterina, stanca di lottare contro i suoi problemi di peso, ascolta il consiglio del fratello e decide di affrontarli per ritrovare fiducia in sé stessa. Ciascuno di loro si troverà di fronte ai dolori e ai segreti che non ha voluto o potuto affrontare fino a quel momento, scoprendosi vulnerabile e insieme più forte di quello che credeva. “La canzone ‘Mille stelle’ scritta da Nada – dice Lino Guanciale che interpreta Pietro – è perfetta per questo racconto onesto. Abbiamo cercato di difenderci dalla retorica e dal sentimentalismo per un racconto inclusivo in cui riconoscersi come italiani e non solo come spettatori. Di Pietro mi ha conquistato la capacità di dedicarsi a un progetto che gli cambia la vita: costruire la vita con la persona di cui si è innamorato. La sua è una vita ricca di senso così e in questa purezza d’intenti è bello riconoscersi, un qualcosa che era dei miei nonni ed anche dei miei genitori e mio”. Oltre al brano originale “Mille stelle”, scritto da Nada e Andrea Farri e cantato dalla stessa Nada, la colonna sonora è caratterizzata da alcuni capolavori della storia della musica italiana (per citarne alcuni: “Almeno tu nell’universo”, “Ancora, ancora, ancora”, “La stagione dell’amore”, “Napul è”) che scandiscono i momenti fondamentali della storia dei protagonisti ma anche dell’Italia, nelle diverse epoche. “Prima ancora di fare i provini ero una fan della serie ‘This is us’. Quando mi hanno preso non potevo crederci. Ho provato una felicità immensa trasformatisi in panico per paura di non essere adatta – confessa Aurora Ruffino (Rebecca in ‘Noi’) -. Poi tutto si è risolto quando ho smesso di pensare alla serie americana ed ho iniziato a guardare ai grandi classici come ‘Giulietta e Romeo’. Mi sono detta: sarà la nostra versione. Ed è andata così. Noi ce l’abbiamo messa tutta per questa storia d’amore intensa. Il primo giorno di riprese abbiamo girato il matrimonio di Rebecca e Pietro. Essere così complici dal primo giorno con Lino Guanciale è stata una fortuna”. Nel gioco costante tra presente e passato, “Noi” è nello stesso tempo il racconto di una famiglia e di un Paese, una serie che rivela come anche i più piccoli eventi delle nostre vite possano influenzare ciò che diventeremo, e come gli affetti e le relazioni che costruiamo possano superare il tempo, le distanze. “Non è la prima volta che su un set di Luca Ribuoli ho trovato affinità profondissima con gli altri attori – dichiara Dario Aita (Claudio in ‘Noi’) -. Claudia si è presa terribilmente cura di me durante le riprese e devo ringraziarla”. “Questa è la mia primissima esperienza sul set, io vengo dal teatro – afferma Claudia Marsicano (Caterina in ‘Noi’) -. Tra noi tre subito ci siamo trovati in sintonia. È stato magico poter portare questa affinità in scena interpretando i tre fratelli”. “Io ero molto agitato prima di iniziare le riprese. È il mio primo ruolo da protagonista in una serie gigantesca – rivela Livio Kone (Daniele in ‘Noi’) -. La fratellanza e l’unione di famiglia è cominciata quando ci siamo ritrovati per il mio compleanno, il 14 febbraio, il giorno prima delle riprese. Si è creata subito una famiglia sia all’interno del set che fuori”. Nel cast di “Noi” accanto a Lino Guanciale, Aurora Ruffino, Dario Aita, Claudia Marsicano, Livio Kone figurano, tra gli altri, anche: Angela Ciaburri, Leonardo Lidi, Flavio Furno, Timothy Martin, Francesca Agostini, Liliana Fiorelli, Giordana Faggiano e Massimo Wertmüller. Dopo “Vostro onore”, Rai1 manda in onda un’altra serie da un adattamento che ha un grande precedente americano. “È un momento di grande salute della serialità italiana – sottolinea il produttore Riccardo Tozzi -. Il totale delle esportazioni italiane ha superato i 100milioni all’anno, che è una cifra stratosferica ed è in crescita continua. Il fenomeno degli adattamenti è normale, siamo entrati nel mercato internazionale e così funziona, anche gli americani adattano tantissimo. L’Italia è vista come uno dei punti di creatività più rilevanti. Punti di eccellenza sono Scandinavia, Spagna, Israele e anche Italia. Trovo interessante che la prima a serializzarsi sia stata la pay tv, poi le piattaforme ed ora le generaliste. ‘Doc’, ad esempio, mi sembra stia andando benissimo in Francia. La serialità generalista è quella che ha faticato di più nel tempo, ma ora ha conquistato il suo pubblico. La fiction italiana oggi è un grandissimo successo nazionale e internazionale”. “In Rai non si va verso gli adattamenti, si va verso tante possibilità – specifica Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction -. È capitata la doppietta ‘Vostro onore’ e ‘Noi’, ma in Rai sperimentiamo tanti generi e mix, compresi adattamenti e originali e ciò che è realizzato da scrittori. Guardiamo costantemente al mercato internazionale, sia a quello degli Stati Uniti che a quello europeo, e gli altri Paesi vedono molto anche ciò che facciamo noi. Dobbiamo sfatare la mitologia di paesi stranieri che tirano la volata e poi arriviamo noi. La serialità ora è la regina dei contenuti. Abbiamo tutto da invidiare, ma anche gli altri invidiano noi”.

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