“Cow” e “Wasp”, il senso materno di Andrea Arnold

Sessant’anni, inglese, segno particolare: incisiva. È la cineasta Andrea Arnold, un inizio nella tv per bambini e poi una carriera da numero uno nel cinema collezionando premi importanti. Dall’11 febbraio arriva in streaming su Mubi (piattaforma streaming globale, casa di produzione e di distribuzione di film) in molti paesi (negli Stati Uniti ad aprile) il suo “Cow”, che ruota attorno alla vita di una mucca. Presentato in anteprima al Festival di Cannes, il film documentario cerca di indagare le emozioni del mondo animale. All’inizio la Arnold non era sicura di voler raccontare la quotidianità di una mucca, ma poi ha pensato al lavoro enorme che questo animale fa – rimane incinta più volte e dà il latte per tutta la vita – e quindi a quanto fosse interessante indagare il suo percorso. La cineasta si è così imbattuta in Luma che lo spettatore conosce mentre partorisce un vitello che leccherà fino a quando non è pulito e comincerà a muovere i primi passi.

In 94 minuti di muggiti, intervallati dagli interventi dei braccianti, il team della Arnold ha seguito da vicino, ad intermittenza, la routine a cui è chiamata una mucca. Ne viene fuori un ritratto di un’anima innocente posta sotto le fatiche e allontanata da ciò che ama. Specchiarsi in ciò che accade a Luma e riflettere sullo sfruttamento intensivo degli animali, viene da sé, ma ciò che appare messo in evidenza in questa operazione sono gli affetti negati. Il senso materno di Luma vive per contrasto con altre immagini che la Arnold ha regalato, come in “Wasp”, con cui vinse l’Oscar per il miglior cortometraggio nel 2004, incentrato su una mamma con quattro figli che fatica a dar loro da mangiare e che, accettando di uscire con un ex fidanzato, nega di esserne la madre, fingendosi babysitter. In “Wasp” il senso materno si nutre di continui chiaroscuri, che sprigionano tenerezza e amore, la stessa dolcezza che pervade gli occhi di Luma quando guarda il suo piccolo. Intelligente è l’operazione di Mubi che propone insieme entrambi i lavori, con anche un podcast (in particolare su Notebook, rivista online) che contiene un’intervista alla regista.

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