“Marylin ha gli occhi neri”, la commedia che porta per mano nel mondo di chi ha disagio mentale

“Ho letto da qualche parte che per scegliere cosa vedere la sera in tv si perdono più di trenta minuti… vi faccio risparmiare tempo: ‘Marylin ha gli occhi neri’ è su Netflix, Sky e Now”, questo post di Stefano Accorsi, unito alle parole “sono certo che Diego e Clara conquisteranno anche voi”, ha portato alla visione di un film delicato e sincero sull’abbattimento dei muri della diversità, una commedia divertente che fa entrare per mano nel mondo di chi ha disagio mentale. “Marilyn ha gli occhi neri”, uscito al cinema il 14 ottobre 2021 e da questo 27 gennaio on demand, ha la regia di Simone Godano, cineasta romano classe 1977, che già ha conquistato moltissima attenzione per l’eleganza dei suoi primi due film dai temi non facili: “Moglie e marito” (2017), su un rapporto di coppia teneramente in crisi di comunicazione, con Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak, e “Croce e delizia” (2019), sull’amore tra due capofamiglia, splendidamente interpretati da Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio. In “Marilyn ha gli occhi neri” la coppia protagonista è formata da Stefano Accorsi, in una incredibile prova attoriale, e Miriam Leone, dalla fortissima espressività negli occhi neri illuminati da una corta frangetta. Sono loro Diego e Clara: due solitudini che si incontrano in un Centro diurno per la riabilitazione di persone con disagio psichico. Lui ha varie psicosi e continui attacchi d’ira, e lei è una bugiarda cronica. Con loro c’è un gruppo variopinto di caratteri – da chi immagina complotti a chi ha la sindrome di Tourette a chi è chiuso in sé stesso e non parla mai -, resi in maniera esemplare da Mariano Pirrello (Sosia), Orietta Notari (Susanna), Andrea Di Casa (Chip) e Valentina Oteri (Gina): tutti attori che hanno la grazia di restituire verità a quei disagi psichici che spesso la gente rifiuta fino a stigmatizzare. Ed è da questo dato di fatto che nasce il motore del film: lo psichiatra che li ha in cura, Paris (un bravissimo e convincente Thomas Trabacchi), continua a ripetere loro di portare dentro il fuori. Così affida loro un laboratorio di cucina, invitando a pranzo degli anziani vicini al Centro. Piano, piano, però, Clara, chiamata a gestire i compagni del gruppo, e Diego, ad essere lo chef, s’inventano una vera e propria attività di ristorazione che ha una regola fondamentale: una sola portata a sera. In questo modo il loro disagio riesce a costruire un ponte per l’incontro del mondo che è al di fuori della loro disorientata interiorità. A rendere il film delizioso è il portare questi elementi alla luce con schietta e disarmante leggerezza. La gioia che pervade il film si accresce anche con la figura leggendaria di Marilyn Monroe, che soggiace al sogno e alla fantasia, e la presenza di due altri personaggi: nonna Adelaide (Ariella Reggio), che dà amore sconfinato a Clara, e papà Aldo (il sempre bravo Marco Messeri), saggio nel saper portare alla ragione il figlio Diego con lezioni di vita che sono perle delicate. Agli interpreti tutti, al regista e alla sceneggiatrice Giulia Louise Steigerwalt (che con Godano ormai forma un sodalizio e che si ricorda anche come attrice di “Si può fare” di Giulio Manfredonia sulle cooperative sociali per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia) va il plauso per tanta grazia e determinazione nell’affrontare il disagio psichico in un film che spezza l’indifferenza e l’ostilità nei confronti del disagio mentale con un sorriso soave.

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