Monterossi si materializza nello straordinario Bentivoglio

“Che figata” è stata l’espressione del cineasta Roan Johnson, con alle spalle prodotti tv di successo quali “I delitti del Barlume” e “C’era una volta Vigata”, quando Carlo Degli Esposti, il patron della Palomar, la casa di produzione del “Commissario Montalbano”, si è innamorato dei romanzi di Alessandro Robecchi su Carlo Monterossi proponendogli di adattarli cinematograficamente. Affiancato nella sceneggiatura da Davide Lantieri, Johnson ha diretto sei episodi tratti dai romanzi “Questa non è una canzone d’amore” e “Di rabbia e di vento” (editi in Italia da Sellerio Editore) che consiglia di vedere in due tempi, tre e tre, se non tutti insieme, perché sono due gialli distinti. Nel tradurre la scrittura in linguaggio audiovisivo si è salvaguardata l’essenza dei libri racchiusa nel dittico Milano/Monterossi: i due veri protagonisti con quell’amore/odio dell’uomo verso una città che non riconosce più. A dare il volto a Carlo Monterossi, l’autore tv che si dà alle indagini perché viene tirato in mezzo per caso, è Fabrizio Bentivoglio che con il personaggio ha in comune qualità importanti della storia. “Milano è la mia città – dichiara l’attore in conferenza stampa streaming -. Ho fatto lì gli studi, la scuola del Piccolo e poi me ne sono andato. La mia Milano era diversa da quella attuale: dove ora ci sono i grattacieli c’erano i lunapark. A Piazza Gae Aulenti c’era il tiro a segno. Se non bastasse Milano, diverse cose mi affratellano a Monterossi, come l’appartenere alla stessa generazione ed essere dell’Inter. C’è, in particolare, una definizione di Alessandro Robecchi che fotografa Monterossi come il ‘vincente involontario innamorato dei perdenti’ in cui mi riconosco tanto”. Ma poi c’è l’amore per Bob Dylan che li accomuna – entrambi hanno una collezione di vinili e libri con i testi delle sue canzoni -, oltre alla tv: Monterossi la fa ripugnando il cinismo che fa audience, e Bentivoglio non ne ha fatta molta e si limita a guardarla per i notiziari, le partite di calcio, i documentari sugli animali e le commedie di Eduardo De Filippo. “Ho fatto poca tv – racconta l’attore -, in parte per scelta e in parte perché è avvenuto così. Non avevo preconcetti, anche se preferivo fare teatro, oltre che cinema. La serialità attuale – osserva – offre la possibilità di raccontare i personaggi in modo più approfondito”. Ma la tv impudente rappresentata nella serie dedicata a Monterossi, personaggio che parla dell’emittente dove lavora come “la Grande Fabbrica della Merda”, quanto corrisponde alla televisione di oggi? “Non sono uno spettatore così assiduo da poter giudicare – afferma Bentivoglio -, ma mi sembra una tv che usa i sentimenti delle persone più che raccontarli”. C’è un termine che i protagonisti della serie utilizzano e che spiega meglio di tutti questa tv, come fa notare Alessandro Robecchi, cioè “pettinare”, il “rendere televisiva la vita vera che non è più alla fine, quindi, la vita vera”. In fondo la conduttrice del programma di punta di cui è autore Monterossi, cioè la Flora De Pisis di “Crazy Love”, interpretata da una magistrale Carla Signoris, è interessata solo alla curva degli ascolti e alla fotogenia degli ospiti, così anche quando si trova davanti alla storia più delicata e tragica da raccontare chiede ai suoi collaboratori riguardo all’ospite: “Ma è fotogenica?”. “Conosco molte Flora nella tv di oggi, tutte professioniste che fanno il loro lavoro, e non soltanto nei programmi trash, perché dovendo dare molto peso agli ascolti si sa che una tv sufficientemente truculenta fa più ascolto – dichiara l’attrice -. Si dice sempre ‘ai miei tempi la tv era un’altra cosa’. Certo è che ai tempi di ‘Avanzi’ e ‘Tunnel’ la tv era molto scritta, quindi pensata. Oggi va la tv della chiacchiera, di quello che viene, viene. La tv scritta è molto più rara, e quando è pensata si vede”. Sarà nella vita la moglie di Maurizio Crozza, per il quale Alessandro Robecchi è autore di testi caustici e pungenti, ma Carla Signoris si dichiara fan della prima ora dei libri su Monterossi. “Ho letto i libri fin dall’inizio – afferma l’attrice -, il personaggio di Flora ora è ancora solo accennato, ma la rapiranno ed io non vedo l’ora di essere rapita! Flora rappresenta il cinismo della tv, l’esatto opposto di quello che sono io, e questa è una delle cose più divertenti di fare l’attrice!”. L’ultimo romanzo su Monterossi, uscito l’anno scorso, s’intitola proprio “Flora”. Saranno felici di questo primo adattamento cinematografico gli appassionati delle avventure di Monterossi? L’autore lo è. Alessandro Robecchi, infatti, dice: “È sorprendente ed entusiasmante la somma di intelligenze e il lavoro collettivo nel trasporre la scrittura in un altro linguaggio. Questo tradurre in fedeltà a quello che si voleva dire in partenza è di una convergenza perfetta”. Le poche differenze che il lettore troverà è il nome Lucia dato alla “Lei” con la L maiuscola dei romanzi, di cui Carlo Monterossi subisce il fascino, e l’escamotage dei sogni per rendere concreto il pensiero e l’introspezione del protagonista. Ad interpretare la paladina del giornalismo indipendente Lucia c’è Donatella Finocchiaro. Interpreti chiave della serie sono ancora: Diego Ribon, il sovrintendente di polizia Tarcisio Ghezzi dalla burbera umanità (“Cerco di mettere molto me stesso nei personaggi – dichiara l’attore -, perché per tirare fuori l’umanità ci si deve mettere d’accordo con se stessi”); Martina Sammarco, la rappresentante della generazione del precariato super preparato e ricco di conoscenze Nadia Federici dal rapporto speciale con Monterossi, quasi filiale (“Il rapporto molto schietto che hanno Monterossi e Nadia rivela una conoscenza profonda”, osserva l’attrice); Luca Nucera, l’Oscar Falcone un po’ giornalista di cronaca nera, un po’ investigatore, un po’ esploratore urbano, un po’ anche lui figlio di Carlo; Tommaso Ragno, lo scontroso e rude Pasquale Carella; Maria Paiato, l’agente di Carlo, Katia Sironi, la regina dei contratti e la maga delle percentuali; Beatrice Schiros, la donna a cui devono riferire e da cui prendono ordini Ghezzi e Carella, cioè il capo Cristina Gregori; Marina Occhionero, la giovane agente di polizia, appena uscita dall’Accademia, Sannucci; Silvia Briozzo, la portiera del palazzo Caterina, anche governante di Carlo, un po’ la sua Mary Poppins. Tra gli interpreti stupirà la presenza del cantautore Michele Bravi, ineccepibile come attore. Racconta Roan Johnson: “Michele Bravi è veramente stupefacente: aveva il sogno di fare l’attore e mostra di avere grande talento”. C’è tanta buona chimica di scrittura, scenografia (interni ed esterni firmati da Michele Modafferi), musiche (di Ralf Hildenbeutel) e cast artistico nella serie Monterossi, un vero concorso di inventiva e originalità che dà nuovo lustro al crime italiano. “In un vero crime – commenta Alessandro Robecchi – si ride e si piange come nella vita, assomiglia alla vita vera senza fare caricature”. L’appuntamento con i 6 episodi da 50’ di questa produzione Palomar con Amazon, allora, è dal 17 dicembre su Prime Video. Un consiglio (ai maggiorenni) per gustare al meglio la serie? Guardarla sorseggiando un bel bicchiere di whisky in pieno stile Carlo Monterossi!

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