“C’è un soffio di vita soltanto”, l’autenticità di un’esistenza

C’è una delicatezza non comune nel documentario “C’è un soffio di vita soltanto” di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, entrambi cineasti romani classe 1981. Raccontano la vita di Lucy, oggi nonna transessuale, attraverso la sua quotidianità. Le riprese hanno interessato anche i giorni di pandemia, senza però che quest’ultima prendesse il sopravvento nel racconto. È Lucy col suo carico di riflessioni, ricordi e vissuto a restare il perno di una narrazione che seduce per la sua intimità e tenerezza. Sarà la saggezza dei suoi 97 anni o forse la potenza dei sentimenti che segnano ogni ruga del suo viso, ma tutte le parole di Lucy, tutti i suoi sguardi e tutti i suoi movimenti coinvolgono nella loro veridicità di grande sofferenza accompagnata da incredibile coraggio nell’andare avanti porgendo al prossimo sempre rinnovata fiducia. Nata in provincia di Cuneo nel 1924 come Luciano, Lucy ha subìto molestie da bambina e, durante la Seconda guerra mondiale, è stata detenuta nel campo di concentramento di Dachau. Nei momenti di massima povertà si è prostituita. Con infinito amore, è stata madre premurosa aprendo le porte di casa sua ad un’adolescente rimasta orfana. Ha lottato tutta la vita per l’affermazione della sua vera identità, forte di un fascino intenso che ancora oggi conserva intatto, perché è un misto di dolore e amore. Matteo Botrugno e Daniele Coluccini hanno avuto il dono di raccontare Lucy senza filtri nei bianchi e neri della sua esistenza: è il grigio che non fa per lei. Presentato in anteprima all’ultima edizione del Torino Film Festival, il documentario “C’è un soffio di vita soltanto”, atteso al cinema il 10 gennaio 2022, è il ritratto sincero di una persona straordinaria nella sua umanità segnata, ma non piegata.

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