“Appunti di un venditore di donne”, un avvincente giallo italiano in una torbida Milano anni Settanta

Sorprendentemente convincente ed avvincente la resa cinematografica di “Appunti di un venditore di donne”, tratto dall’omonimo bestseller di Giorgio Faletti (uscito il 9 novembre 2010 per Baldini Castoldi Dalai ed ora in libreria per La Nave di Teseo). Artefice della riuscita è il regista Fabio Resinaro, autore anche della sceneggiatura, che cala in maniera straordinaria il pubblico negli anni Settanta, come dice lui ha ricreato “una sensazione di immersione totale in quegli anni”.

foto di scena di Federica Di Benedetto

La storia, ambientata nel 1978 a Milano, intreccia la vita di un uomo, piegata dalla criminalità ma non spezzata, alla corruzione istituzionale invischiata nel magma delle Brigate Rosse. Il protagonista della storia è Bravo, interpretato da un intenso Mario Sgueglia, che parla del suo personaggio come di “un uomo che doveva nascondersi e fuggire”.”Il film – sottolinea il regista – parla di criminali e disobbedienti, anche se il nostro protagonista possiamo considerarlo un infiltrato: lui ha un piano per rivoluzionare il sistema che opprime”.

È acuta anche la lettura della storia ad opera di Francesco Montanari, che interpreta Lucio, uno degli amici di Bravo: “In una sporca umanità si incontrano delle purezze che insieme ingaggiano una lotta, un tentativo estremo del bene contro l’abbrutimento umano”. Tra queste purezze c’è Carla che ha gli occhi di Miriam Dalmazio, che descrive il suo personaggio come di “una donna che agisce su più piani, ma che viene ‘fregata’ dallo sguardo, in un mio ideale omaggio a Faletti, autore anche di ‘Niente di vero tranne gli occhi'”. Nel cast spicca anche Paolo Rossi, nei panni di Daytona (dall’orologio d’oro al polso, icona legata al mondo degli sport automobilistici), attore che è testimone diretto di quella Milano torbida. “In realtà – racconta -, era grosso e grasso il personaggio che ho interpretato. Si chiamava Le Mans, dalla famosa gara di automobilismo, e rubava e rivendeva auto. All’epoca lavoravo al Derby, dove sono stato per cinque anni. Ho conosciuto Giorgio Faletti. Era eclettico: scriveva, si era messo in testa per un po’ di fare anche il cantautore, ma faceva soprattutto quello che oggi definiscono stand up comedy ma allora si chiamava cabaret. L’ambiente del Derby era molto borderline e questo credo abbia influito sulla fantasia di Giorgio. Il locale era frequentato da gente perbene e da ragazzi non troppo bravi, una malavita leggera e molto spiritosa. Negli ultimi anni poi tutto cambiò. Io ero presente alla retata con cui il Derby chiuse e credo di essere stato un elemento chiave di quel momento. Uno della Narcotici si era finto appassionato di teatro comico e gli avevo fatto da cicerone al Derby. Io sono stato uno dei quattro non arrestati quella notte in cui di arresti ce ne furono 60. All’uomo della Narcotici avevo anche confessato che mi piacevano i cani lupo e me ne regalò uno che aveva detto che non erano riusciti ad addestrarlo. Con me il cane è stato solo due giorni. Allora abitavo a piazza Vetra a Milano, un centro di spaccio, e il cane assaliva tutti: riconosceva gli stupefacenti, in realtà era molto bene addestrato e l’ho restituito, non poteva vivere in quella realtà. Io l’ambiente raccontato nel film lo conoscevo bene ed è stato molto particolare recitare in quei locali con quelle figure che conoscevo davvero”.

“In quel tempo a Milano – ricorda anche Michele Placido che nel film interpreta un senatore – la connessione del potere con le mafie era molto forte. Ho stretto tante mani ai politici di allora che rendere il mio personaggio è stato semplice. Questo progetto la prima volta, tanto tempo fa, mi è stato proposto da De Laurentis per la regia, ma non mi sentivo in grado di renderlo perché è un giallo molto complesso”. Se in tanti accarezzano la velleità di rendere sul grande schermo i romanzi di Faletti, questa non è un’operazione semplice.

Per la moglie del compianto eclettico artista, Roberta Bellissini, “la complessità dei romanzi di Giorgio, come le ambientazioni, non rendono facile il passaggio sul grande schermo”. “Ho avuto la fortuna di conoscere Giorgio Faletti – afferma Luca Barbareschi che con la sua Eliseo Multimedia produce il film assieme a Rai Cinema -, leggevo i suoi romanzi e questo libro ‘Appunti di un venditore di donne’ mi aveva colpito profondamente per la presenza dell’archetipo grossissimo che è quello di Crono che mangia i figli, un tema che appartiene alla mia generazione e a quella successiva, con molti di questi padri che hanno sacrificato le generazioni a venire, molti sono stati pessimi padri. In più, è una storia ambientata in quegli anni di terrorismo, nel periodo difficile del rapimento di Moro. L’evirazione iniziale dell’uomo è metafora di una generazione”.

“È un film di ottima qualità, con un bellissimo cast (di cui è giusto anche ricordare i bravi Libero De Rienzo e Antonio Gerardi, ndr) e una regia che ti immerge in quegli anni – sottolinea Paolo Del Brocco, amministratore delegato di RaiCinema -. È pronto da molto tempo e, per dargli quella visibilità grande che il film merita e che la situazione degli ultimi mesi non ha consentito, gli viene dato uno spazio in anteprima su Sky, e poi passerà anche in Rai”. L’appuntamento, imperdibile, dunque, è per la prima visione assoluta su Sky Cinema Uno venerdì 25 giugno alle 21.15 (disponibile anche on demand e in streaming su Now).

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