Vincenzo Zampa: “Comedians? Un lavoro fatto col cuore”

Ci tengo tanto. È stato girato durante la pandemia. Si è creato un bel gruppo di persone. È stato un lavoro fatto col cuore, con onestà, un lavoro fatto bene“. Parla di “Comedians”, il nuovo film di Gabriele Salvatores, l’attore 37enne Vincenzo Zampa. Il suo personaggio si chiama Michele Cacace ed è uno degli aspiranti comici stanchi della mediocrità delle loro vite che si preparano ad una performance chiave per le loro carriere. Accanto a Vincenzo Zampa, nel cast ci sono Ale e Franz, Natalino Balasso, Marco Bonadei, Walter Leonardi, Giulio Pranno e Christian De Sica. Basato sull’opera teatrale omonima di Trevor Griffiths, il film sarà al cinema dal 10 giugno.

Qui si può ascoltare l’intervista

Vincenzo Zampa, il tuo video su youtube “ti tubante” ti ha mostrato stanco per la quarantena. Girare “Comedians” è stato un bel regalo?

È stato un regalo meraviglioso. Mi fa piacere che citi ‘ti tubante’, perché ho partecipato così per gioco assieme ad un mio amico drammaturgo, Aureliano Delisi, ad un concorso. Il nome ‘Ti tubante’ è perché, come si scopre poi nel video, io parlerò di due piccioni che si guardano, che hanno l’opportunità durante la pandemia di potersi guardare ed essere a contatto, mentre gli esseri umani guardavano la natura che si muoveva attorno a loro. ‘Comedians’ è arrivato inaspettato. C’è stata una chiamata di Gabriele proprio durante il lockdown, in cui mi ha proposto questo progetto, potendo collaborare alla riscrittura di questo spettacolo che aveva fatto già lui durante gli anni Ottanta con la sua regia, riscuotendo un enorme successo. Spero vivamente che il pubblico possa apprezzare questo che era stato un cult a teatro, vedendolo ora al cinema“.

Conoscevi già il testo di Trevor Griffiths da cui è tratto il film?

Non conoscevo il testo originale di Trevor Griffiths, ho visto degli spezzoni, dei video dello spettacolo, perché io collaboro con il Teatro dell’Elfo a Milano, assieme ad un altro attore del film, Marco Bonadei, che, oltre ad essere mio collega anche all’Elfo, è mio compagno di vita e di progetti, anche futuri, che faremo assieme, ed è stato molto bello questo, perché è stata un’ulteriore sorpresa. Il testo non lo conoscevo quando mi ha chiamato Gabriele e mi ha proposto questa parte che nella versione storica teatrale era di Silvio Orlando ed era in napoletano. La mia difficoltà è stata di portare il personaggio, che era già riscritto da Silvio Orlando, in pugliese, perché in molte cose sono due culture diverse. Io sono pugliese (è nato a Bari, ndr). Un’altra difficoltà è stata proprio quella di dover parlare con la cadenza pugliese: volevo evitare assolutamente, spero che si veda nel film, l’effetto caricaturale della macchietta del pugliese“.

Chi è il tuo personaggio, Michele Cacace?

Il cognome l’ho scelto io. L’ho proposto a Gabriele, gli è piaciuto. Ritorna molto in Puglia questo cognome e fa molto ridere. È una persona comune. È un muratore di 38 anni che vuole cambiare la sua vita. Tutti noi abbiamo dei sogni, delle aspirazioni più grandi di noi. Quindi decide di partecipare a questo corso di comici tenuto da Eddie Barni, interpretato da Natalino Balasso, e preparerà un suo numero. Si prepara durante tutto questo tempo del corso un suo numero comico che proporrà poi ad un esaminatore speciale, che poi vedrete chi è nel film, per poter sfondare nel mondo dello spettacolo, perché questo esaminatore poi sceglierà una o più persone per partecipare al suo programma televisivo“.

Il corso è sulla stand-up comedy: è una forma di spettacolo a te congeniale?

Io ho iniziato facendo cabaret, appena diplomato alla Scuola del Teatro Stabile di Genova. È un corso sulla comicità, per essere più precisi. Ed è drammaticamente, anzi comicamente, permetti il gioco di parole, attuale. Questa riflessione sulla comicità l’abbiamo sentita per tutte le polemiche che ci sono state dopo gli sketch televisivi di Pio e Amedeo. In questo film si parla appunto di che cos’è il comico, ma proprio il comico inteso come genere anche, su cosa si può scherzare, su cosa si può fare ironia, su cosa si può e si deve fare satira. Ed è assolutamente qualcosa che a me è molto congeniale, tendenzialmente, di solito, io sono un attore comico. In questo film ho cercato di portare anche un po’ di drammaticità nel personaggio, poiché il comico e il drammatico sono sempre legati da uno stretto filo tra loro, pensiamo anche a Chaplin, alla comicità di un altro periodo. E, comunque, sì, la stand up o il cabaret a me è molto congeniale, perché mi ricorda un po’ le origini, le mie prime esperienze lavorative sono nate facendo cabaret con altri due attori meravigliosi. Avevamo un trio comico che si chiamava ‘I Tre Terrones’, ovviamente perché eravamo tutti di origine del Sud. Mi ricordo un’esperienza meravigliosa, non so se hai presente quando nel film ‘Blues Brothers’ loro vanno a suonare e ad un certo punto fanno i loro pezzi, iniziano a bere e il cameriere, il gestore del locale gli dice ‘ok, il vostro compenso è questo, avete bevuto tot, mi dovete questo’, ecco, esattamente mi è capitata una volta questa esperienza uguale, ovviamente dove potevo essere? A Genova! Il cabaret, la stand up, è una scuola meravigliosa, avere a che fare con il pubblico così ti forgia come attore, come uomo, come comico. Infatti, l’altra cosa che ho fatto per approcciarmi a questo personaggio, perché io sono un attore e anche una persona molto timida in realtà, sono il paradosso di questo mestiere, però esiste anche questo. Cosa ho fatto per ricordarmi la sensazione della timidezza e dell’imbarazzo dell’essere davanti al pubblico? Ho iniziato a scrivere dei pezzi poetici e a partecipare a dei concorsi di poetry slam, dei concorsi dove si scrive poesia, e ho fatto dei pezzi comici cercando di far ridere, perché volevo provare proprio a capire quale fosse la sensazione di una persona che non è abituata a fare spettacolo, un muratore come Michele Cacace, e trovarsi di fronte ad un pubblico. E quindi ho giocato facendo questo subito dopo la prima riapertura. Poi hanno richiuso tutto di nuovo e poi siamo andati a lavorare sul film“.

Nel video che ho citato prima, ‘ti tubante’, parlavi di comicità “Lol” e da “giullare”. Cosa pensi della comicità italiana oggi?

Cosa penso? Cosa penso in generale della comicità, che non è italiana. Io se vedo dei pezzi comici dei cabarettisti di un tempo, vedo che prima era molto più facile far ridere. Adesso che siamo abituati alla velocità, non abbiamo più la pazienza di ascoltare. Forse siamo più abituati alla comicità ‘Lol’, la risata immediata, anche se cattiva. Io, personalmente, preferisco quel tipo di risata, quella comicità che non è sprezzante, ma ‘riflettente’, nel senso che fa riflettere e si riflette poi sulla società, perché il comico è strettamente legato al contemporaneo“.

Ti piacerebbe fare un programma televisivo comico?

Assolutamente, sì. Mi piacerebbe, se me lo proponessero lo farei subito, però con la libertà di scegliere io dei comici, anche sconosciuti, ma che reputo molto bravi. Più che altro abbinerei un programma comico ad un programma di attualità. Mi piacerebbe un ‘Quark’, un ‘SuperQuark’ comico, sarebbe molto bello, perché parlare della società e farlo in chiave comica è il modo migliore che si ha per far riflettere sulla stessa società. Non lo dico io. Lo faceva Arostofane (V-IV sec. a C.). Nel teatro greco si rideva, sorrideva e prendeva in giro, anche i potenti, con la libertà di poterlo fare“.

Com’è stato lavorare in un gruppo di attori così bravi?

Lavorare con Ale e Franz, Walter Leonardi, Natalino Balasso, Giulio Pranno, che è un bravissimo attore e che ha già lavorato con Gabriele Salvatores (‘Tutto il mio folle amore’, ndr), Marco Bonadei, che citavo prima, e Christian De Sica: cosa si fa? S’impara e si ruba. La bellezza nella tragicità di questo periodo è stato di dover essere sempre a contatto. E il fatto di essere sempre, per forza a contatto tra noi ha permesso che si creasse un grandissimo gruppo di lavoro. Si sono abbattute delle barriere di pudore, di timore anche reverenziale nei confronti di certi nomi, si è iniziato a giocare assieme. La bellezza del nostro lavoro è quella di giocare, molto spesso ce lo dimentichiamo. Il giocare, però, come ogni gioco è una cosa seria che ha delle regole, e questo abbiamo fatto: abbiamo giocato secondo le regole, ed è stato un demiurgo fantastico Gabriele Salvatores che ci ha guidato verso questo gioco“.

È la seconda volta, dopo “Il ragazzo invisibile”, che vieni diretto da Gabriele Salvatores: impressioni?

Ho già detto che è stato un regalo, e questa volta mi sono rimesso in discussione e ho imparato molte più cose. E ho scoperto ancora di più la persona, oltre che il regista, che è Gabriele Salvatores, che è una persona meravigliosa, un regista meraviglioso, che ha il pregio enorme di saper ascoltare e accogliere le proposte che un attore fa“.

Al photocall di “Comedians”, scatto di Rocco Giurato

Ora sei in promozione con “Comedians”. Nei prossimi mesi a cosa lavorerai?

Dicevo prima che ho dei progetti con Marco Bonadei, un attore che interpreta Samuele Verona nel film, che è un mio caro amico di vita, come ho detto prima, e anche di arte. Siamo in procinto di fondare la nostra Compagnia. Stiamo scrivendo assieme ad Aureliano Delisi, che è il ragazzo che citavo prima che ha scritto il monologo ‘ti tubante’, e la nostra Compagnia sarà formata da me, Marco Bonadei, Aureliano Delisi, Chiara Ameglio e Alessandro Frigerio che si chiamerà, esiste già una pagina sui social, ‘La variante umana’, proprio in risposta a questo periodo: alle varianti del virus noi rispondiamo con umanità. A gennaio 2022 debutterà uno spettacolo che praticamente abbiamo già preparato al Teatro dell’Elfo dove ci siamo sia io che Marco Bonadei, che è il ‘Moby Dick’ di Orson Welles, con la regia di Elio De Capitani. E poi vediamo cosa porterà il futuro“.

Qual è la battuta che hai recitato sino a qui nella tua carriera che più ti è rimasta impressa?

Io facevo uno spettacolo dove interpretavo un ebreo omosessuale. Il testo era ‘The History boys’ di Alan Bennett e ogni volta che dicevo questa battuta c’era una risata automatica del pubblico, ormai tutti se l’aspettavano. Ad un certo punto il personaggio che è ebreo, omosessuale, di Sheffield, riscopre le sue caratteristiche interne, riflettendo su se stesso, parlando con il suo professore. Il personaggio era uno studente di un liceo. Si guarda intorno, poi riflette e fa: ‘Sono ebreo, sono basso, sono omosessuale e abito a Sheffield, sono fottuto!’, faceva così. Ecco, per un periodo, dicevo: ‘Sono pugliese, sono basso e vivo a Milano. Caspita che fatica!’“.

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