Francesco Patanè: “Mi sono scoperto un fan della poetica di D’Annunzio”

“Il cattivo poeta” è il tuo esordio in un lungometraggio, come vivi la vigilia dell’uscita al cinema il 20 maggio? “C’è molta impazienza e molta curiosità di quello che sarà. Spero che il film piaccia e che la mia performance arrivi al pubblico“, così Francesco Patanè, attore classe 1996 che debutta sul grande schermo nel film di Gianluca Jodice su Gabriele D’Annunzio.

Qui si può ascoltare l’intervista

Attore principalmente di teatro, poi di fiction: ti sei sentito a tuo agio sul set di un film?

Sì. Sono arrivato sul set avendo molto chiaro il mio personaggio e il suo percorso. Ho dovuto settarmi su un altro mezzo, però mi ha guidato quello che sia io che il regista volevamo dal personaggio. Ho semplicemente seguito Giovanni Comini. Le ansie e le paure sono passate perché avevo chiara la direzione“.

Il tuo personaggio, appunto il federale bresciano Giovanni Comini, è realmente esistito: come ti sei preparato per interpretarlo?

Ho cercato prima di tutto su Internet tutte le informazioni disponibili, che sono poche, a parte proprio la vicenda raccontata dal film, cioè la missione di Comini di spiare D’Annunzio al Vittoriale. Più che su Giovanni Comini, lo studio che ho fatto è stato sul periodo fascista in Italia: immaginarmi cosa potesse pensare, come potesse vivere la sua situazione un ragazzo giovane, nato nel 1910, convinto delle promesse che il fascismo gli faceva, un sostenitore convinto a suo modo ingenuo, ma fiducioso, speranzoso che le promesse del fascismo avrebbero portato l’Italia alla felicità. Ho studiato in questo senso qua: di portare i miei occhi in quell’universo lì, vedere le cose come le poteva vedere lui. Ho visto tanti documentari di com’era l’Italia in quell’epoca per vedere il mondo come lo vedeva lui“.

Qual è stato il tuo approccio a Gabriele d’Annunzio, prima e dopo il film?

Prima di D’Annunzio sapevo quello che avevo studiato a scuola, al Liceo Classico, ed ero affascinato dalla sua figura, ma per il film ho cercato di dimenticarmi tutto quello che avevo imparato perché Giovanni Comini arriva al Vittoriale che di D’Annunzio sa i momenti salienti della sua vita fino a quel momento, ma non ha mai letto nulla di D’Annunzio, quindi ho cercato di dimenticarmi tutto quello che potevo sapere, la poetica di D’Annunzio, per rimanere più vergine possibile nei confronti di questa figura, come era Giovanni Comini. Invece, dopo il film, mi sono riavvicinato per gioco, passione, curiosità alla figura di D’Annunzio e ho scoperto sia dal punto di vista biografico sia dal punto di vista poetico tante cose interessanti che mi hanno affascinato, tante poesie belle. Mi sono scoperto un fan della poetica di D’Annunzio. La sua persona privata e politica era troppo complessa per potersi schierare“.

Quindi per te è più luci o ombre la storia di Gabriele d’Annunzio?

Credo più luci, perché anche in quella che potrebbe essere definita un’ombra, una macchia nel suo pensiero, nella sua vita, tante cose poco chiare di quello che ha fatto, credo che la sua ricerca di luce lo rende un personaggio luminoso perché cercava sempre l’esposizione, cercava il più possibile il calore del sole. Questa è la mia visione di D’Annunzio. Qualcuno lo definisce ‘un marinaio che canta nel sole’ e credo che possa essere così. Infatti il D’Annunzio che fa Sergio Castellitto è proprio quel marinaio alla fine della sua vita, il che è interessante, molto bello“.

Com’è stato recitare accanto a Sergio Castellitto?

Bellissimo. Ho imparato tanto sia dal suo essere così bravo, fenomenale come interprete, sia dal punto di vista professionale, perché pur essendo un attore così affermato, un divo, Castellitto si è sempre comportato sul set con una umiltà da grande lavoratore, quindi ho imparato anche come ci si comporta sul set, non seguendo solo il proprio talento ma applicandosi con serietà“.

Ora sei in promozione con “Il Cattivo Poeta”. Quale sarà il tuo prossimo lavoro?

Ho uno spettacolo da fare quest’estate, poche repliche in Liguria, con ‘Gradiva’, scritto da Wilhelm Jensen. È la storia di un ragazzo che s’innamora di una statua e si ossessiona di questa ragazza che per lui è un fantasma, in realtà poi si scoprirà essere una ragazza in carne ed ossa, reale. È un bel viaggio nella follia, nelle ossessioni. Sarà una bella sfida come attore perché ogni personaggio è un incontro interessante. Quando sono personaggi così particolari, è sempre un arricchimento personale che poi ti porti dietro. Quindi non vedo l’ora di iniziare“.

In tv hai lavorato alla docufiction “Aldo Moro-Il Professore”, che proprio in questi giorni abbiamo ricordato come politico, giurista e accademico italiano (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978). C’è qualcosa che ti è rimasta di quella esperienza?

“Il mio ruolo era molto, molto piccolo, marginale. Però, è stato il mio primo vero giorno di set. Mi ricordo di essere arrivato su quel set dicendo ‘ho solo poche ore, perché il mio personaggio finisce qui, nessuno se lo ricorderà’, però può essere una grande occasione per me per imparare e rubare qualsiasi cosa da tutti. Quindi alla sera ero stanchissimo perché avevo guardato tutti gli attori, tutti i reparti, Sergio Castellitto che passava, perché allora non ci conoscevamo, non mi aveva neanche visto lì sul set…“.

È particolarissimo il fatto che Castellitto tu l’abbia prima sfiorato ed ora affiancato in un film…

Quando mi dissero che D’Annunzio lo avrebbe interpretato Castellitto, mi sono detto: vedi che c’è un collegamento a tutto!“.

Chissà se un domani sarai diretto da lui…

Lo spero, i suoi film mi piacciono molto. Poi dagli attori diretti da lui so dei retroscena, quindi sarei molto curioso di lavorare diretto da lui“.

Qual è il personaggio che sogni di interpretare nella tua carriera?

Mi piacciono i personaggi cattivi, negativi. Ho questa passione fin da quando sono piccolo. Tutti, però, mi ridono addosso perché dicono che la mia faccia è tutt’altro che cattiva. Non voglio spoilerare nulla, però anche Giovanni Comini è un buono in una storia che non capisce neanche lui. Mi piacerebbe interpretare un bel cattivo“.

Sei un genovese di origine siciliana: i tuoi modelli artistici sono legati alle tue radici?

No. Io sogno di fare l’attore da quando sono piccolo, piccolo. I miei modelli artistici sono tutti attori che ho sempre visto sullo schermo, per la maggior parte attori inglesi, americani. Adoro Gary Oldman, Christian Bale…“.

Mastichi recitazione sin da bambino, c’è una frase che su tutte hai imparato in scena e che ti porti dentro?

Sì, la prima frase che ho detto in scena, avevo sei, sette anni. Mi presero per uno spettacolo in un concorso a Genova, scritto da Carlo Sciaccaluga e Silvia Biancalana che sono due attori e registi che lavorano a Genova adesso, e la frase, non mi ricordo dei due chi l’avesse scritta, diceva: ‘Regole, mosse, sfide, tutto aveva l’aria di un gioco ed io dovevo soltanto imparare a vivere come tutti intorno a me’. Me la ricordo ancora. Mi è rimasta perché tante volte questa frase nella vita mi ritorna, mi risuona. Ci sono situazioni in cui dico: vedi, stava tutto in quella prima frase che ho detto e ancora non ci capisco nulla di come si vive… Mia madre se la scrisse su un post-it giallo, perché il regista che allora aveva 17 anni, Carlo Sciaccaluga, gliela dettò per telefono e mia madre se la scrisse una mattina ed io ero lì che aspettavo di leggere questo post-it perché ero curiosissimo di sapere quale sarebbe stata la prima battuta che avrei detto in scena… Facevo una scuola di recitazione per bambini e c’eravamo conosciuti lì con questo giovane regista“.

Qualcosa che non ti ho chiesto e ti farebbe piacere evidenziare?

Nonostante il periodo sia incerto e ci siano tante paure in giro, spero che la gente abbia voglia di uscire ed andare al cinema“.

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