“Domina”, discutibile tentativo di rileggere la storia di Roma

Riscrivere la prospettiva della storia di Roma nel delicato passaggio dalla Repubblica all’Impero è il tentativo maldestro di Sky in una coproduzione italo-britannica intitolata “Domina”: otto episodi disponibili su Sky e Now dal 14 maggio (appuntamento ogni venerdì su Sky Atlantic). La promozione in Italia spinge sul potere delle donne che muovono i fili dietro le quinte e sul rilievo italiano che, scremando, si riduce a quattro nomi nelle figure internazionali dell’attrice Isabella Rossellini (nei panni della matrona Balbina), della costumista Premio Oscar Gabriella Pescucci, dello scenografo Luca Tranchino e degli studi di Cinecittà dove sono avvenute le riprese. Come posticcia è la statua di Livia Drusilla spuntata ai Fori Imperiali di Roma il 7 maggio scorso per questioni di marketing della fiction, così su basi poco solide storiograficamente si poggiano le vicende narrate. Kasia Smutniak, che interpreta dal terzo all’ottavo episodio Livia Drusilla (nei primi due, Livia da giovane ha il volto di Nadia Parkes), sembra credibile nel dire in conferenza stampa streaming: “Qui si parla di donne forti e fragili che hanno lasciato una grande impronta. È il racconto dell’epoca a cavallo tra primo secolo a.C. e primo secolo d.C. dal punto di vista femminile. Si dà spazio alla verità dei fatti senza romanzare. Solo il personaggio di Antigone (interpretata da giovane da Melodie Wakivuamina e da adulta da Colette Dalal Tchantcho, ndr) non esiste. Tutto il resto è vero”. Meno credibile si fa la narrazione ascoltando Simon Burke che ha ideato e scritto la serie: “Ci sono tre, quattro storici” (non fa i nomi, immaginiamo tra questi ci siano Svetonio e Tacito) “che citano battaglie, eventi e date di quel periodo, senza dar spazio sul come e sul perché i fatti siano avvenuti e noi siamo riusciti a riempire questi spazi. Gli storici criticheranno sempre il copione. Ma noi siamo riusciti a dare nuove prospettive”. Sarà così, ma dovremmo accontentarci di vedere una ricostruzione di una porzione importante di storia romana senza le fonti storiche, imprescindibili per la verità di un racconto. Per il resto, qual è il valore di “Domina”? Se si accetta un linguaggio ricco di “fuck” (tradotto in “cazzo”), visto che la serie è girata in inglese e doppiata in italiano, e ci si riesce ad appassionare ad una donna che fa di tutto non per mettere al vertice dell’Impero romano suo figlio Tiberio ma per restituire potere al Senato romano, la serie scorre liscia tra vicende di sangue, provocazioni e sesso. Tutto questo, sempre se si passa indenni alla visione del primo episodio per abituarsi a questo nuovo e singolare spaccato della storia di Roma.

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