Il cinema italiano dovrebbe imparare dalla Francia

Sondaggi su sondaggi provano che al pubblico europeo è mancato andare al cinema. Ma tutte le nazioni sono preparate allo stesso modo? La prima della classe si conferma essere la Francia che già da due mesi è pronta con 400 titoli e, per evitare il sovraffollamento in ripartenza, con l’Antitrust stabilisce un calendario ragionato e concordato delle uscite. Della bellezza della commedia francese ne gioveranno anche le sale italiane. Gustosa è la proposta di Academy Two di presentare “La felicità degli altri” di Daniel Cohen, con Vincent Cassel, sul cosa accade quando il successo di un’amica scatena piccole gelosie e rivalità in un’amicizia di vecchia data, così come pure “Regine del campo” già sul trampolino di lancio: arriverà il 20 maggio nelle sale italiane questo lungometraggio del regista franco-algerino Mohamed Hamidi che scatena Kad Merad e Laure Calamy nella partita che dovrà salvare un club di calcio attraverso casacche rosa! Ma com’è il resto dell’offerta della ripartenza italiana in sala? I film che creano l’attesa non mancano, basti pensare all’esordio alla regia di Viggo Mortensen con “Falling. Storia di un padre” (distribuito dalla Bim), a graditi ritorni come “Fast & Furious 9” (Universal) e “Top Gun: Maverick” (Eagle Pictures), e all’animazione divertente per tutti con “100% Lupo” (Notorious Pictures). Le belle sorprese alle Giornate di cinema Reload in streaming sono state illustrate. Ma in un contesto in cui le parti in campo italiane – produttori, esercenti, distributori e governo – sembrano colloquiare in modo costruttivo e cordiale, i nodi al pettine del settore si moltiplicano. Il nuovo “decreto finestre” che reintroduce l’obbligo di uscita in sala per i film che ricevono contributi dallo Stato (in periodo Covid potevano uscire anche subito in piattaforma), ma solo per trenta giorni (almeno fino al 31 dicembre 2021), non vede tutti concordi. Le misure anti-Covid sono ancora troppo limitanti per la ripresa dei cinema che soffrono del coprifuoco (che si auspica sia portato dalle 22 alle 23), dell’impossibilità di operare in zona arancione e del divieto di consumo di cibo e bevande. A tutto ciò, vero tallone di Achille, è la sostenibilità economica della sala italiana, messa in crisi dalla pressoché assenza del prodotto nazionale in fase di ripartenza. Viene, quindi, accolta con calore l’uscita il 10 giugno di “Comedians”, scritto e diretto dal Premio Oscar Gabriele Savatores (prodotto da Indiana Production con Rai Cinema con il sostegno del MiC), che è una riflessione sul senso stesso della comicità nel nostro tempo affrontando temi di assoluta attualità. Ma questo film corale – con Ale e Franz, Natalino Balasso, Manuel Bonadei, Walter Leonardi, Giulio Pranno, Vincenzo Zampa e Christian De Sica – riuscirà a rompere gli indugi degli altri film italiani? Oppure scoppierà un altro caso come quello legato all’amato Carlo Verdone il cui film “Si vive una volta sola” è stato proposto in tre sale di Roma nei giorni della riapertura, senza concedere l’opportunità a nessun altro esercente di programmarlo, salvo poi richiamare l’esclusiva della piattaforma cui è stato venduto? Intanto il cinema italiano, a cui piacciono tanto le passerelle, fa il conto alla rovescia per la cerimonia dei David di Donatello trasmessi su Rai1 martedì 11 maggio con la conduzione di Carlo Conti. Ma i film, i nuovi film, e di qualità, dove sono?

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