Tulipani di Seta nera: in primo piano l’attualità per immagini

Parlano di disuguaglianze sociali, solidarietà, ambiente, cultura della memoria, razzismo, immigrazione, omofobia, povertà, stereotipi di genere e disabilità; e vengono da diversi paesi, tra i quali Francia, Spagna, Svizzera, Argentina, Sri Lanka, Libano, Marocco, Kenya e Usa: sono i sedici documentari in concorso alla XIV edizione di Tulipani di Seta nera, manifestazione organizzata dall’associazione studentesca “Università Cerca Lavoro”, su idea di Paola Tassone con l’obiettivo di promuovere il lavoro di giovani autori, che con le proprie opere, raccontano, tramite le immagini, l’essenza della diversità, sapendola soprattutto valorizzare. Per l’assegnazione del Premio del pubblico Sorriso Anac, fino al 31 maggio sarà possibile vedere e votare i documentari sul sito https://anackino.it/tsn-2021-sorriso-anac/ (tramite accredito di 5 euro), che è la piattaforma dell’Anac (Associazione nazionale autori cinematografici) che, come precisa il presidente Anac Francesco Ranieri Martinotti, “vuole dare spazio e visibilità a tutto il settore cinema, soprattutto agli autori”. La premiazione avverrà durante la tre giorni del festival, dal 3 al 6 giugno, a Roma (Cinema Giulio Cesare). Per Tulipani di Seta nera la mission dell’anno è essere il festival della transizione ecologica e sociale, volendo dar voce alla fragilità delle persone e dei luoghi nello spirito del Next Generation EU, “sul quale è impegnato il Governo Draghi in questi giorni”, ricorda il presidente del festival Diego Righini. “Diamo la possibilità di riflettere su grandi temi e di ripartire col cinema”, puntualizza il direttore artistico Paola Tassone. I titoli in concorso, annunciati dal cineasta Mimmo Calopresti in conferenza stampa streaming (la presentazione si è avvalsa anche del servizio d’interpretariato in lingua dei segni italiana, offerto dall’Ente Nazionale Sordi – ENS Onlus), sono: “Briganti” di Bruno e Fabrizio Urso; “Chjanu Chjanu” di Aldo Albanese e Martina Raschillà; “Deshdentau – L’ultimo Tabarkino” di Andrea Belcastro; “Fighting Souls” di Stratos Cotugno; “Harrag” di Smail Beldjelalia; “Hasta Ahora Y Siempre” di Carmen Baffi; “Il Direttore” di Maurizio Orlandi; “Libertà” di Savino Carbone; “Niños Maya” di Veronica Succi; “Re – Vita Tra Le Note” di Lucio Zannella e Michele Morsello Angileri; “Serendip” di Marco Napoli; “Sisterhood” di Domiziana De Fulvio; “Solidarity Crime. The Borders Of Democracy” di Nicolas Braguinsky Cascini e Juan P. Aris Escarcena; “Thunder’s Five Milano” di Jacopo Benini; “Under The Water” di Davide Lupinetti; “Vuoto A Perdere” di Alfio D’Agata. “I documentari sulle piattaforme stanno diventando più richiesti delle fiction”, sottolinea il cineasta Mimmo Calopresti che da più anni segue questa sezione del festival. “Il documentario sta vivendo oggi una vera e propria golden age, come dimostrano gli ingenti investimenti delle grandi piattaforme internazionali e lo spazio sempre maggiore dedicato a questo genere dai broadcaster in tutta Europa – gli fa eco Duilio Giammaria, direttore di Rai Documentari -. È giusto che il servizio pubblico italiano se ne interessi. Stiamo pensando anche di trasmetterli nelle fasce di day time oggi dominate dai talk show, domani speriamo nell’attualità raccontata per immagini. Il settore ha necessità che si faccia sistema, guardando all’estero, in particolare alla Francia”.

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