“Rione Sanità. La certezza dei sogni”: quando a Napoli il riscatto parte dall’arte grazie alla lungimiranza di un parroco carismatico

È uno sguardo sincero e coinvolgente quello del documentario “Rione Sanità. La certezza dei sogni”, diretto da Massimo Ferrari. C’è la forza del racconto di un’idea che ha rivoluzionato un’area di Napoli che ha cercato il riscatto dall’interno attraverso la bellezza: l’arte in tutte le sue declinazioni è stata capace di stimolare nuovi orizzonti, sia in termini di approccio alla vita sia in quelli di rivincita socio-economica. Partendo dalle pagine di “Nostalgia” dello scrittore e giornalista partenopeo Ermanno Rea, il cineasta affiancato dalla cronista Conchita Sannino è entrato nel cuore del dedalo di strade all’ombra del ponte della Sanità, che ha diviso questo quartiere dal resto di Napoli invece di unirlo. Qui ha incontrato la figura carismatica protagonista del “rinascimento” dell’area: don Antonio Loffredo, parroco della basilica di S. Maria della Sanità, nota anche come la Chiesa di San Vincenzo o’monacone. È la personalità lungimirante di questo sacerdote che ha offerto la possibilità di una vita diversa a tanti giovani indirizzandoli alla gestione e guida delle catacombe paleocristiane, come quelle di San Gennaro e San Gaudioso, all’apprendimento della musica, all’amore per il teatro e alla creatività espressa in scultura, oltre al dare vita ad una società sportiva di calcio. Il film, prodotto da Sky Arte, Big Sur e Mad Entertainment, si avvale dell’ottima fotografia di Blasco Giurato e delle musiche di Enzo Foniciello che portano per mano lo spettatore attraverso la speranza di un futuro migliore. Presentato alla trentottesima edizione del Torino Film Festival, il documentario “Rione Sanità. La certezza dei sogni” sarà disponibile il 18, 19 e 20 gennaio su #iorestoinsala (https://www.iorestoinsala.it), progetto nato a maggio durante il primo lockdown cui hanno aderito circa 40 cinema di qualità su tutto il territorio nazionale. Se degli ultimi fotogrammi resta impressa l’immagine di due minorenni senza casco che vanno in moto, monito che bisogna sempre stare all’erta, riscalda il cuore sapere che la bontà di don Antonio è sempre lì a vigilare ed accogliere.

You May Also Like

“Tutti amano Jeanne”, Céline Devaux prova a raccontare la depressione con infinita leggerezza

Karawan Fest, abbatte i muri con i film e il sorriso

Carlos Eichelmann Kaiser, una toccante storia di accettazione e comprensione

I registi Beronio e Tafuri in un viaggio attorno al teatro guidati dal filosofo Sini