“Natale in Casa Cupiello”: il dono Rai al suo pubblico. Come ha detto Castellitto, De Angelis accompagna per mano nella “gioielleria di emozioni” ideata da Eduardo

È un dono che la Rai vuole fare al suo pubblico per questo Natale particolare che ci vede tutti a casa: su Rai1 martedì 22 dicembre alle ore 21.25 le feste si aprono con “Natale in Casa Cupiello”, che è anche un omaggio in occasione del 120° anniversario della nascita di Eduardo De Filippo (Napoli, 24 maggio 1900 – Roma, 31 ottobre 1984). La trasposizione filmica dello straordinario capolavoro teatrale è firmata da Edoardo De Angelis sulle note di Enzo Avitabile e ha nel cast Sergio Castellitto (Luca Cupiello), Marina Confalone (Concetta Cupiello), Adriano Pantaleo (Tommasino Cupiello), Tony Laudadio (Pasquale Cupiello), Pina Turco (Ninuccia Cupiello), Alessio Lapice (Vittorio Elia) e Antonio Milo (Nicola Percuoco). “È un evento: sono anche i 90 anni della prima di ‘Natale in Casa Cupiello’ che è avvenuta il 25 dicembre 1931 al Kursal di Napoli”, sottolinea Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction, che produce il film tv con Picomedia di Roberto Sessa. “Eduardo De Filippo – dice quest’ultimo – è il nostro Shakespeare. Vorremmo lavorare su una collection a lui dedicata. Al momento De Angelis e Castellitto sono all’opera per una trilogia (dopo ‘Natale in Casa Cupiello’, ci sarà ‘Non ti pago’, mentre il terzo titolo è ancora al vaglio)”. In Rai è tanto l’entusiasmo. “Guardando questo film – dichiara Stefano Coletta, direttore di Rai1 -, ho pensato che questa è la Rai1 che mi piacerebbe fare sempre (un nuovo tentativo teatrale ci sarà all’inizio dell’anno con Beppe Fiorello che racconterà la sua famiglia sulla scia di Domenico Modugno)”. La storia di “Natale in Casa Cupiello” ripercorre una Napoli del 1950. “Dopo un’attenta istruttoria filologica attraverso le edizioni dell’opera mutata nel corso dei decenni anche profondamente, abbiamo deciso di collocare il presente adattamento nel 1950, dove sono ancora presenti le ferite della guerra (che ho rappresentato nella scenografia del film) e i primordi degli sviluppi di quello che sarà il ceto medio, un anno che mi sembrava vicino a questo 2020”, spiega il regista e sceneggiatore (con Massimo Gaudioso) Edoardo De Angelis. Con il giorno di Natale alle porte, Luca Cupiello, come ogni anno, prepara il presepe, ma a nessuno interessa. Non a suo figlio Tommasino, nonostante i suoi tentativi di seduzione. Non a sua moglie Concetta, che ha ben altro a cui pensare: l’altra figlia, Ninuccia, ha deciso di lasciare il ricco marito Nicolino per l’uomo che ha sempre amato, Vittorio, e gli ha scritto una lettera per comunicarglielo. Concetta riesce a evitare quella che per la famiglia sarebbe una sciagura, ma la missiva capita nelle mani di Luca che, ignaro di tutto, la consegna al genero. Nicolino scopre così il tradimento della moglie. Durante la vigilia di Natale, la sbadataggine di Luca mette di fronte i due rivali. Tutto sembra perduto, ma in soccorso di Luca, morente, arriva ancora una volta il suo presepe…

“Eduardo è inarrivabile, non mi sono confrontato con lui, ho interpretato un ruolo cecoviano che è quello di Luca Cupiello sotto la direzione di Edoardo De Angelis che ci accompagna in questa gioielleria di emozioni”, racconta Sergio Castellitto sottolineando che “l’innocenza di Luca Cupiello è pari alla sua potenza di riprendere ogni anno i pezzi del presepe. De Angelis – aggiunge – ha fatto esplodere il cinema prendendo la drammaturgia di Eduardo e collocandoci dentro introspezione, nevrosi, psiche”. “Eduardo mi appartiene come appartiene a tutta l’umanità, non solo dal punto di vista del riferimento teatrale e letterario, ma ha modificato il mio sguardo sul mondo, legato all’arte ma anche alla vita”, rivela De Angelis. “Il ruolo di Tommasino corrisponde a un Romeo e un Amleto per un attore napoletano come me”, evidenzia Adriano Pantaleo. “Ninuccia è un personaggio a cui il maestro Eduardo teneva molto: ogni volta che scriveva di una donna immaginava come sua figlia Luisella, morta a 10 anni, sarebbe potuta diventare”, mette in risalto Pina Turco.

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