Il Torino Film Festival per la parità di genere: in concorso 6 registe e 6 registi

“Ci mancherà la sala cinematografica, ma in rete ci sarà la grande comunità del Torino Film Festival”, questo l’auspicio del direttore del Museo nazionale del Cinema Domenico De Gaetano per questa 38esima edizione (budget un milione 200 mila euro), che si terrà su Mymovies dal 20 al 28 novembre direttamente dalla Mole Antonelliana, cuore della conferenza stampa in streaming. “Questa è un’emergenza ma noi dobbiamo avere come fulcro i cinema”, è il saluto di Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del cinema.

Il 38° Torino Film Festival è dedicato a Valeria Giacosa e Alfredo Mazzetti. Con l’edizione 2020, Il Torino Film Festival afferma il suo impegno nei confronti degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, concentrandosi in particolare sul raggiungimento degli obiettivi numero 4 (Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti), 5 (Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze), 10 (Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni forti). “Abbiamo la presunzione di poter fare qualcosa in tal senso”, sottolinea Stefano Francia di Celle, direttore del Torino Film Festival.

In programma 133 film: 64 lungometraggi, 15 mediometraggi e 54 cortometraggi. Smarrimento del sé, crisi democratica e forza del cinema indipendente sono le tendenze portanti di questa selezione, soprattutto da parte dei giovani autori.

A partire dal 16 novembre, sarà possibile acquistare il singolo accesso alla visione di uno specifico film e gli abbonamenti a tutta la manifestazione. Oltre alla sala virtuale su MYmovies, per questa edizione digitale, il Torino Film Festival ha messo a punto un palinsesto di incontri e iniziative che saranno trasmessi in streaming gratuito per tutti sul canale YouTube del festival (https://www.youtube.com/user/TorinoFilmFestival). Sempre in streaming saranno trasmesse anche l’apertura e la chiusura del Festival, oltre a due eventi speciali, RadioAMARCORD dedicato a Federico Fellini (prodotto da Fonderia Mercury per la regia di Sergio Ferrentino), e Visioni Resistenti(curato Maurizio Pisani per la regia di Federico Mazzi), e alla cerimonia di conferimento del premio Stella della Mole per l’Innovazione Artistica a Isabella Rossellini.

TORINO 38 (principale sezione competitiva del festival dedicata ai lungometraggi internazionali) – Identità, memoria e politica caratterizzano le opere prime e seconde in concorso. Uno degli aspetti essenziali del lavoro di selezione è stato mantenere l’impegno di sostenere a pieno il “50/50 by 2020” lanciato dal Toronto Film Festival: per la prima volta nel concorso viene infatti riservato uno spazio equo alle produzioni realizzate da registi donne e a quelle realizzate da registi uomini. Questi i film: BOTOX di KavehMazaheri (Iran-Canada, 2020, 97′, col.); CAMP DE MECI POPPY FIELD di Eugen Jebeleanu (Romania, 2020, 81′, col.); CASA DE ANTIGUIDADES MEMORY HOUSE di João Paulo Miranda Maria (Brasile/Francia, 2020, 93′, col.); THE EVENING HOURdi Braden King (USA, 2020, 115 ’, col.); EYIMOFE THIS IS MY DESIRE di Arie & Chuko Esiri (Nigeria, 2020, 110′, col.); HOCHWALD WHY NOT YOUdi Evi Romen (Austria/Belgio, 2020, 107’, col.); LAS NIÑAS SCHOOLGIRLSdi Pilar Palomero (Spagna, 2020, 97′, col.); MI ZHOU GUANGZHOU MICKEY ON THE ROADdi Lu Mian Mian (Taiwan, 2020, 95′, col.); NAM-MAE-WUL YEO-REUM-BAM MOVING ONdi Yoon Dan-bi (Korea, 2020, 105’, col.); REGINA di Alessandro Grande (Italia, 2020, 82′, col.); SIN SEÑAS PARTICULARES IDENTIFYING FEATURESdi Fernanda Valadez (Messico-Spagna, 2020, 97′, col.); WILDFIRE di Cathy Brady (Regno Unito/Irlanda, 2020, 85′, col.).

FUORI CONCORSO – Ci sono tanti documentari. Tra questi, verrà presentato in prima mondiale Suole di vento – Storie di Goffredo Fofi, il film documentario di Felice Pesoli, racconto di un vagabondaggio esistenziale, culturale e politico tra i più originali e liberi della cultura del nostro paese. Attraverso immagini di memoria e di archivio è lo stesso Fofi a ricordare alcuni episodi della sua vita, dell’attivismo sociale, della cinefilia, e soprattutto degli incontri con grandi protagonisti della cultura del Novecento. Goffredo Fofi non ha formule da trasmettere ma propone di stare in movimento, di stare nella realtà e di vivere il proprio tempo sempre alla ricerca di un mondo diverso davvero possibile. Da segnalare per la sua particolarità è Gunda di Victor Kossakovsky (Norvegia-USA, 2020, 93′, b/n), un documentario che, attraverso il punto di vista di un maiale o il muggito di una mucca, dimostra come non siamo l’unica specie in grado di provare emozioni, avere coscienza o volontà. Piace che fuori concorso sia data attenzione al teatro, con il film di un grande maestro del cinema francese come Paul Vecchiali (Une soupçon d’amour’) e quello di un emergente autore italiano di grande talento Francesco Lagi che presenta il suo “Quasi Natale”. Convince sulla carta il documentario “La rivoluzione siamo noi”, il film documentario diretto da Ilaria Freccia, da un’idea della regista e del curatore e critico d’arte Ludovico Pratesi, che porta sullo schermo il racconto dell’Italia come uno dei centri propulsori a livello globale di un nuovo modo di leggere il mondo, le regole sociali e lo sguardo sulle cose e i rapporti, attraverso l’arte nel periodo tra il Sessantotto e la fine dei ’70. Questo viaggio si snoda attraverso racconti e immagini di alcuni nomi che hanno fatto e fanno la storia del contemporaneo: Marina Abramovic, Michelangelo Pistoletto, Andy Warhol, Luigi Ontani, Pino Pascali, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Joseph Beuys. Gli anni Settanta sono al centro anche di “1974 1979. Le nostre ferite” di Monica Repetto che racconta la straordinaria “normalità” degli anni di piombo della gente comune sopravvissuta alla violenza politica e al terrorismo negli anni Settanta: un film corale realizzato attraverso originali repertori familiari in Super8 e testimonianze che raramente conquistano le prime pagine. Tra i film italiani fuori concorso in primo piano ci sono “Calibro 9” di Toni D’Angelo (ideale proseguimento del cult di Fernando Di Leo, con protagonisti Marco Bocci, Ksenia Rappoport e Michele Placido) e “Il buco in testa” di Antonio Capuano.

LE STANZE DI ROL – Ispirata al torinese Gustavo Adolfo Rol, celebre esploratore di mondi paralleli, questa sezione, che evita stereotipi e prevedibilità, vuole essere un luogo del mistero e dell’ignoto, dell’inspiegabile e del bizzarro. Qui i generi si passano il testimone: l’horror più spaventoso (The Dark and the Wickeddi Bryan Bertino) dà la mano allo slasher astratto e teorico (Luckydi Natasha Kermani), il midnight movie (Fried Barrydi Ryan Kruger) va a braccetto con il kammerspiel imprevedibile (The Oak Roomdi Cody Calahan), il visual essay(The Philosophy of Horror: A Symphony of Film Theorydi Péter Lichter e Bori Máté) dialoga con la videoarte electro-esistenziale (El elemento enigmáticodi Alejandro Fadel) e con le storie d’amore di una realtà inquieta a un passo dalla distopia (Funny Facedi Tim Sutton). In questi spazi anche le durate sono irrituali, lungometraggi, cortometraggi e mediometraggi, perché “il tempo è un concetto da piegare e da creare a piacere, non una cornice presunta” (si legge in cartella stampa).

MASTERCLASS – 1. “Women in Cinema: le voci in evoluzione delle donne nel cinema” con le giurate del concorso Torino38: l’incontro, curato da Fedra Fateh, affronterà il ruolo delle donne nel cinema, i passi avanti, le sfide, le strategie messe in campo per raggiungere una parità di genere in ogni ambitodel cinema. Durante il dialogo si affronterà inoltre il tema dell’influenza della rappresentazione delle donne sulla vita delle ragazze e delle donne in tutto il mondo. 2. “Spedizione torinese” con Aleksandr Sokurov e i suoi allievi dell’Università Statale di San Pietroburgo: l’incontro, curato da Alena Shumakova, mette al centro del dialogo con il maestro del cinema russo contemporaneo Alexandr Sokurov il corso in “Regia del cinema di fiction e documentario e montaggio” che dal 2019 tiene presso l’Università Statale per il Cinema e la Televisione di San Pietroburgo. 3. “Cinema e uguaglianza sociale per un mondo più giusto e sostenibile” con Taghi Amirani e Walter Murch: l’incontro, curato da Fedra Fateh, mette al centro il cinema come strumento di lotta per la giustizia sociale e i diritti umani,esplorando il modo in cui i film educano e muovono il pubblico a proposito di questioni controverse che non sempre la politica è in grado ad affrontare. Documentari e film di finzione sollevano questioni complesse che uniscono e dividono le persone. Dai film indipendenti ai blockbuster hollywoodiani, il cinemaci spingeverso un mondo più inclusivo, giusto e sostenibile. Attraverso il dialogo con il fisico e regista di documentari iraniano Taghi Amirani e Walter Murch (montatore di film come Il padrino -Parte III, La conversazione, Il paziente inglese)si ripercorrerà la storia della lavorazione del loro film così difficile e rischioso da realizzare, discutendo su quanto i film siano in grado di spingere il pubblico verso una maggior responsabilità civile e sociale. 4. “Formare le nuove generazione di filmmaker e attivisti” con Mohsen Makhmalba: l’incontro,curato da Fedra Fateh e Vahid Rastgou, parte dal cinema di Mohsen Makhmalbaf, uno dei più grandi registi iraniani, che da sempre usa il potere del cinema per favorire un cambiamento nel mondo. Partendo dal suo cinema e dal suo lavoro e approfondendo anche il suo ruolo di educatore, si approderà al concetto fondamentale per il regista secondo il quale se il cinema non è in grado di cambiare la società, allora è inutile. Tra i suoi tanti lavori capaci d’ispirare idee e azioni, si è scelto di proporre in programma The Afghan Alphabet(2002) per mostrare cosa è in grado di fare il cinema: girato con una piccola camera digitale, il film ha spinto il governo iraniano a consentire ai bambini afgani di frequentare le scuole, influenzando così la vita di centinaia di migliaia di persone. In programma anche, Hello Cinema, un’altra forma di riflessione sul potere del cinema.

PREMIO STELLA DELLA MOLE – Novità di questa edizione è il riconoscimento per l’innovazione artistica che sarà attribuito ogni anno ad artisti che contribuiscono in modo originale, universale e senza tempo alla cultura cinematografica. Il Torino Film Festival conferisce quest’anno il Premio Stella della Mole a Isabella Rossellini per la sua inesauribile creatività, l’esplorazione di ogni forma d’arte e l’incommensurabile capacità di trasformarsi.

L’INVITO DI NANNI MORETTI – Appena l’emergenza sanitaria lo consentirà, il Torino Film Festival sarà ospitato con una importante rosa di film al Nuovo Sacher di Roma.

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