L’artista Alessandro Cavoli lancia sul fiume Velino l’idea di un museo galleggiante

A Rieti è tempo di “(RI)verART #20: NO P∀NIC!” Fino al 15 novembre sarà possibile camminare lungo il fiume Velino come se si stesse in un museo: tra Ponte Romano e Ponte Pietrolucci ci sono tre installazioni visuali – la prima ispirata all’opera I corridori di Robert Dealaunay (12 aprile 1885 Parigi – 25 ottobre 1941 Montpellier), la seconda al quadro Ritmo di Sonia Terk Delaunay (14 novembre 1885 Hradyz’k in Ucraina – 5 dicembre 1979 Parigi), la terza a Il Saltatore con l’Asta di Gerardo Dottori (11 novembre 1884 Perugia – 13 giugno 1977 Perugia) -, più una sonora che fa di un mulino ad acqua in miniatura un carillon musicale. L’evento è ideato dall’artista Alessandro Cavoli (52 anni), direttore artistico del Teatro Rigodon-Fab Lab Turano del comune di Rocca Sinibalda (Ri), che con questo progetto “gioca” dopo tanto tempo in casa. “Rieti è la mia città, ma non c’ho lavorato tantissimo in precedenza – racconta al telefono -. La mia casa dista circa 200 metri dal fiume Velino dove sono istallate queste opere molto colorate che spero portino sollievo rispetto a tutte queste tristezze che purtroppo siamo costretti a subire in questo periodo. Ora ne usufruiscono i cittadini, ma mi auguro possano presto diventare un’attrattiva per chi viene da fuori“.

Alessandro Cavoli, si presenti!

Dopo una rapida carriera di giocatore di basket professionista, a vent’anni ho cominciato a lavorare nel mondo del teatro. Nel 2006 ho fondato la compagnia Teatro Rigodon. Nelle nostre rappresentazioni le scenografie negli anni hanno acquisito sempre più valore di istallazioni, quindi quello che normalmente è il contesto di un’azione scenica è stato portato fuori dagli spazi deputati per essere ricollocato in ambiente cittadino, un percorso che condivido con il musicista Mattia Caroli“.

Da quale suggestione nasce “(RI)verART #20: NO P∀NIC!”?

In parte avevo già cominciato questo tipo di istallazioni dallo scorso anno in piccola scala, quindi su lavatoi, su piccole strutture che contenevano acqua. Poi a febbraio ho visitato un museo a Lisbona dove ho avuto la conferma che questa direzione poteva essere giusta: lì si sono interrogati sul come esporre l’arte mostrando quadri in modo non tradizionale, cioè non alle pareti, ma in maniera sovrapposta in un’unica sala o in una sorta di percorso ad esse“.

Come avviene il suo incontro con l’opera di Robert Dealaunay e sua moglie Sonia Terk Delaunay e con il futurista Gerardo Dottori?

Questo progetto è stato pensato tra le iniziative ad integrazione dei campionati europei di atletica leggera under 18 che dovevano tenersi a Rieti la scorsa estate, ma che sono stati rinviati al 2021. Da qui nasce l’idea di mettere sul fiume dei quadri che avessero a che vedere con lo sport raggiungendo questi tre pittori che tra il 1920 e il 1940 si sono occupati di arte con soggetti dal mondo dello sport. Avremmo dovuto avere in contemporanea dei concerti di giovani cantautori da diverse parti d’Europa, ma al momento questo è in stand by“.

L’istallazione sonora inerente il Mulino cosa evoca?

Nel tratto di fiume interessato dall’istallazione c’erano dei mulini ad acqua che servivano per fare la farina e di cui ci sono ancora delle piccole evidenze. Da qui ho pensato di ricreare un piccolo mulino d’acqua che con un sistema interno viene collegato ad un carillon che produce musica: si usa la corrente del fiume per dar vita alle note dell’Inno alla gioia di Beethoven, che come inno europeo è collegato ai campionati che si sarebbero dovuti tenere“.

Il titolo “(RI)verART #20: NO P∀NIC!” c’è sin dall’ideazione del progetto?

Sì, ci abbiamo lavorato ai primi di marzo, prima del lockdown, con l’augurio che l’evento si sarebbe svolto, poi così non è stato, ma è rimasto il titolo così“.

Inserirsi nel tessuto della città di Rieti vuole mostrare la potenza dell’arte al di là delle mura di un museo?

Qui c’è un’idea. Per ora abbiamo queste istallazioni su due ponti. Il fiume attraversa la città puntellata da più ponti quindi si vuole sviluppare già dal prossimo anno una sorta di museo galleggiante con istallazioni sia sonore che visuali, oltre a qualcosa di interattivo. In qualche modo si sta creando un prototipo originale di fare un museo all’aria aperta che sia ispirato dal fiume e ne prenda la forza. Cerchiamo di rompere quell’abitudine di entrare in un luogo per fruire dell’arte: con una passeggiata lungo il fiume si può vedere o ascoltare qualcosa. Ci si immaginano interazioni possibili anche con delle macchine ad uso dei bambini per poter giocare attraverso l’acqua. Questa è la via per dare vita ad un museo in cui il fiume faccia da protagonista“.

You May Also Like

Romaison, i costumi cinematografici delle sartorie romane riconquistano la scena

“Il Paradiso e le sue rappresentazioni”, una riflessione corale

Alberto Sordi visto nell’ottica de “L’umanità fragile” nella mostra di Fondazione 3M

Sfumature di introspezione in impressioni d’acqua: le fotografie di Ambra Insaudo