Finalmente pronti e in onda gli episodi dal 9 al 16 di “Doc. Nelle tue mani”: l’umanità sotto i camici bianchi

Una scrittura brillante (che porta la firma di Francesco Arlanch e Viola Rispoli) e la preparazione del cast in corsia (prima al Gemelli e poi al Campus Biomedico) donano il giusto realismo (sottolineato dall’uso della macchina a mano) alla serie “Doc. Nelle tue mani” (in cabina di regia si alternano Jan Maria Michelini e Ciro Visco) che torna su Rai1 da giovedì 15 ottobre per sette serate (episodi dal 9 al 16). La fiction è tratta da una storia vera (raccontata nel libro “Meno dodici” di Pierdante Piccioni e Pierangelo Sapegno – Edizioni Oscar Mondadori) e racconta la malattia come seconda possibilità. Ogni puntata narra diversi casi clinici che i protagonisti riusciranno a risolvere non solo grazie alle loro competenze scientifiche, ma anche alla progressiva scoperta delle vite private dei pazienti, che a poco a poco riveleranno aspetti segreti, dimenticati o trascurati (un po’ come “Dr. House – Medical Division”, anche se i più paragonano la serie italiana a “Grey’s Anatomy”).

Al centro di “Doc. Nelle tue mani” c’è la vita di Andrea Fanti (Luca Argentero), uno dei migliori primari di Medicina Interna, freddo, distante e per nulla empatico con i pazienti: a seguito di un colpo di pistola alla testa che gli porta via dodici anni di memoria, è costretto a tornare in ospedale paziente prima, aiutante degli specializzandi poi. Al suo fianco c’è Giulia Giordano (Matilde Gioli), che da lui – un tempo suo primario – aveva imparato il metodo da applicare in ospedale: zero empatia, zero ascolto del paziente, fiducia esclusiva nei risultati delle analisi e dell’esame clinico. Ma Giulia è anche la dottoressa che Andrea ha dimenticato di aver amato in passato.

Con loro, ci sono: Lorenzo Lazzarini (Gianmarco Saurino), brillante collega; Agnese Tiberi (Sara Lazzaro), ex moglie di Fanti e ora direttrice sanitaria; Carolina (Beatrice Grannò), la figlia maggiore di Fanti che, dopo la morte del fratello, è stata costretta a crescere troppo in fretta; Enrico Sandri (Giovanni Scifoni), il migliore amico di Fanti, nonché neuropsichiatra infantile; Marco Sardoni (Raffaele Esposito), un medico che ha falsificato un documento per nascondere la vera causa della morte di un paziente. Ad accompagnare Fanti in reparto c’è un piccolo gruppo di specializzandi: la timida Alba (Silvia Mazzieri), ragazza emotivamente fragile ignara della sua grande forza d’animo; l’esuberante Riccardo (Pierpaolo Spollon), che cela dietro la sua simpatia un segreto; la dura Elisa (Simona Tabasco), che nel tempo si è costruita uno scudo per difendersi dalle difficoltà della vita; e Gabriel (Alberto Malanchino), il perfezionista, che cerca sempre di acquisire nuovi meriti per saldare un debito con il passato.

“Eravamo rimasti sospesi nel narrare questa storia per il lockdown, è stato bello tornare a girare e rivedersi anche se con un rigido protocollo”, afferma Matilde Gioli in conferenza stampa streaming, attrice che da piccola voleva fare il medico. “In fondo – dice Argentero, che nel frattempo è diventato papà di una bellissima bambina – mancavano solo un paio di settimane di lavorazione e c’era euforia sul set. La chiusura della prima stagione è straordinaria, non voglio alimentare troppe aspettative ma è un grandissimo finale. In questi nuovi episodi succedono tantissime cose”.

La serie va già in onda anche in Spagna e in Portogallo, e presto sarà trasmessa in Francia. Prodotta da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, è stata programmata da metà marzo a fine aprile su Rai1 registrando ascolti importanti: le ultime puntate hanno superato gli otto milioni e mezzo di telespettatori con uno share oltre il 33%. Pudore nell’essere andati in onda durante il clou dell’emergenza Covid-19? All’unanimità il cast risponde di no, perché la serie mette in evidenza l’umanità sotto i camici bianchi.

La produttrice Matilde Bernabei ha confermato che ci sarà una seconda stagione. “Siamo già al lavoro e si parlerà anche del Covid-19, perché la serie è ambientata in un ospedale di Milano ed è calata nella quotidianità”, precisa lo sceneggiatore Francesco Arlanch.

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