La serie “We Are Who We Are” abbaglia tra pregi e limiti

Oltreoceano è stato un tripudio di consensi “We Are Who We Are”, la prima serie tv di Luca Guadagnino, regista che abbiamo amato soprattutto per il film “Chiamami col tuo nome”. Il New York Magazine ha scritto: “Non è una serie tv tradizionale. È poesia. È una fotografia di un momento nel tempo. Ogni episodio è un invito a sedersi all’interno di quei versi e immagini e ad apprezzarli, senza giudizio”. Composta da otto episodi, “We Are Who We Are” (prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment e da Mario Gianani per Wildside) ha debuttato il 14 settembre negli Stati Uniti su HBO e arriverà in Italia il 9 ottobre su Sky e in streaming su Now Tv.

Posando l’attenzione su due giovanissimi, Fraser (Jack Dylan Grazer) e Caitlin (Jordan Kristine Seamón), la serie – ambientata nel 2016 – vuole raccontare la scoperta del proprio corpo e il salto nel mondo adulto da parte degli adolescenti che passano il tempo tra tuffi e nuove esperienze. Come affresco di una fase della vita così agitata e tumultuosa alla ricerca della propria identità, la fiction offre spunti di riflessione, ma ha anche i suoi limiti per il fatto che si aspetta sempre accadi qualcosa che non capita poi. In più, è la storia di giovani che vivono una condizione particolare, riproducibile per pochi: sono americani che vivono in una base militare. La location è il Veneto. Si suppone Chioggia, ma in realtà è stata girata nel padovano, alla base di San Siro a Bagnoli di Sopra, dismessa nel 2008 e in seguito utilizzata come centro per migranti, prima di diventare set con una tirata a lucido che è costata milioni.

Punti di forza della serie sono di sicuro le musiche ricercate di Devonté Hynes (la colonna sonora è il brano “Eroi” di Lucia Manca) e la giovane età del montatore Marco Costa, 26 anni. La sceneggiatura a firma dello stesso Guadagnino, affiancato da Paolo Giordano (che ci ha fatto innamorare di lui per il romanzo “La solitudine dei numeri primi”) e Francesca Manieri, si è mossa sulla scia del film “Ai nostri amori” (“À nos amours”) del 1984 diretto da Maurice Pialat sulla quindicenne parigina Suzanne, figlia di immigrati polacchi, alla sua prima esperienza sessuale e che vive un piatto quotidiano scosso appena dalla decisione del padre di lasciare la famiglia. Bravi ma non empatici gli attori di “We Are Who We Are” per i quali Luca Guadagnino ha parole affettuosissime: “I love everybody deeply” (“Amo tutti profondamente”).

Con i due protagonisti, in evidenza ci sono: Spence Moore II (Danny), ex promessa del football; la modella Chloë Sevigny (Sarah), per la quale sono stati di inestimabile valore i consigli del consulente dell’esercito che li ha seguiti sul set; la figlia del maestro Martin Scorsese, Francesca (Britney); e il rapper Scott “Kid Cudi” Mescudi (Richard). Confermato il cameo di Timothée Chalamet, potrebbero esserci altri sorprese di episodio in episodio  perché tante persone sono andate a trovare Guadagnino sul set! Intanto, dietro le quinte si scalpita: potrebbe esserci la seconda stagione!

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