Lo sguardo senza pregiudizio di Roschdy Zem è il tocco di poesia racchiuso in “Roubaix, Une Lumière”

Al centro del film c’è la questione dell’inumano. Chi è umano, chi non lo è più? Attraverso lo sguardo dell’ispettore Daoud, tutto si mostra profondamente umano. La sofferenza come il crimine. Per Daoud, il compito della legge è di rendere umano ciò che all’inizio ci ha gettato nel terrore“, queste parole del regista Arnaud Desplechin (Roubaix, 31 ottobre 1960) sono l’essenza del film “Roubaix, Une Lumière” (durata 119′), dal primo ottobre nei cinema italiani, distribuito da No.Mad Entertainment.

È la prima volta che il cineasta (nella sua filmografia si annoverano tra gli altri “Racconto di Natale”, “I fantasmi d’Ismael”) si cimenta con il reale e con un genere che non gli è familiare come il polar (neologismo francese nato dalla fusione dei termini poliziesco e noir): partendo da un fatto di cronaca, raccontato da un documentario di Mosco Boucault per France 3, ritrae la sua città natale ferita da una profonda decadenza economica di cui informa lo spettatore all’inizio del film.

La forza di questa storia però è la potenza di un commissario compassionevole, interpretato da un superbo Roschdy Zem (Gennevilliers, 28 settembre 1965) che dona al personaggio una non comune sensibilità, pronto com’è all’ascolto di chiunque. Di pattuglia per le strade della città dove è cresciuto, l’ispettore Daoud è chiamato ad indagare con Louis Cotterel (Antoine Reinartz), agente giovane e inesperto appena uscito dall’accademia di polizia, sull’omicidio di una vecchia donna le cui indiziate numero uno sono Claude (Léa Seydoux) e Marie (Sara Forestier), due giovani vicine dell’anziana.

La pellicola, in Concorso a Cannes 2019 e presentata in anteprima ai Rendez-Vous di Roma, è stata designata Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (Sncci). Nella motivazione si mettono in risalto i “toni lividi e notturni” con cui è stata filmata Roubaix e i “tanti rimandi cinefili (Hitchcock, Melville, Pialat)”.

La ragione per cui vale la pena guardare “Roubaix, Une Lumière” è la pietà che si legge negli occhi dell’ispettore Daoud, quindi la bellezza dello sguardo senza pregiudizio di Roschdy Zem.

You May Also Like

“Tutti amano Jeanne”, Céline Devaux prova a raccontare la depressione con infinita leggerezza

Karawan Fest, abbatte i muri con i film e il sorriso

Carlos Eichelmann Kaiser, una toccante storia di accettazione e comprensione

I registi Beronio e Tafuri in un viaggio attorno al teatro guidati dal filosofo Sini