“Fare teatro oggi è da coraggiosi ma anche da sognatori”, parola di Claudio Zarlocchi, protagonista e produttore della pièce “Una stanza al buio”

Sul contatto di WhatsApp ha una foto con la moglie e la scritta “6 anni di noi”, ma “sono diventati sette un paio di giorni fa, devo aggiornare. Mia moglie Evelyn è la mia forza, nel senso che per fare questo lavoro uno deve essere molto stabile a tanti livelli. Il rapporto che ho con mia moglie e mia figlia Camilla, che ha quasi 6 anni, mi dà proprio quella stabilità di cui ho bisogno per poi potermi perdere nei meandri del palcoscenico, questo è ‘il’ punto fermo“. Sono al telefono con Claudio Zarlocchi, attore romano di 37 anni (classe 1983), che si dice “misterioso” ma in realtà sembra un uomo semplicemente molto romantico, oltre che simpatico ed empatico! Lo chiamo dopo le prove dello spettacolo “Una stanza al buio”, commedia “gialla” scritta da Giuseppe Manfridi e interpretata da lui ed Alessia Fabiani per la regia di Francesco Branchetti che debutterà giovedì 8 ottobre al Teatro degli Audaci di Roma (Via Giuseppe de Santis, 29), dove resterà in scena fino a domenica 11 per poi andare in tournèe in giro per l’Italia (seconda tappa, Milano). Al centro della storia un uomo e una donna che si incontrano sul luogo di un delitto. Il “lui” è interpretato da Claudio Zarlocchi che per lo spettacolo dovrà “sembrare più vecchio – racconta -, infatti mi sto facendo crescere la barba. Le sto provando di tutte. Devo sembrare meno energico“. Niente sport quindi in questo momento? “No, quello sì, così mi stanco e quando provo riesco ad essere un po’ più lento! In ogni caso lo sport è fondamentale perché il lavoro dell’attore è sempre sotto pressione. Io poi di questo spettacolo sono anche produttore, quindi la pressione è quadrupla!“. Di sicuro allora perderà tanti chili in questo mese? “Se faccio bene questo spettacolo a fine tournée, avrò perso 5,6 chili“.

Bisogna essere coraggiosi per amare il teatro oggi?

Vivere il teatro è assolutamente da coraggiosi, perché è un’arte che ci mette in relazione con gli altri sia sul palco che in relazione con il pubblico. È il concetto di spettacolo dal vivo. In particolare, in questo momento in cui c’è il distanziamento per il Covid-19, è molto forte come tipo d’impatto ed è molto bello poter costruire uno spettacolo andando un po’ in controtendenza, quando c’è il rischio che molti spazi vengano chiusi, che ci siano meno persone in sala. In ogni caso oltre che da coraggiosi, è anche un po’ da sognatori cercare di portare avanti questo progetto“.

In “Una stanza al buio” interpreta un uomo introverso, oppresso dalla rabbia e dall’ansia, Claudio Zarlocchi com’è?

Ha dei tratti che può mettere al servizio del personaggio perché il lavoro dell’attore è questo, cioè andare a pescare dalla propria vita quelle caratteristiche, quelle dinamiche che ci possono essere utili poi per diventare qualcosa di diverso da noi. Claudio Zarlocchi è sicuramente una persona che si mostra espansiva ma che ha delle note di introversione. Quindi è un personaggio che mi sto cercando di cucire addosso grazie all’aiuto del nostro fantastico regista Francesco Branchetti che è un grande antropologo e sa leggere molto bene le persone, quindi ha la capacità di andare a cogliere quelli che sono i miei aspetti funzionali per dare vita al personaggio“.

Ha avuto modo d’incontrare l’autore della pièce Giuseppe Manfridi?

Giuseppe Manfridi è un autore meraviglioso ed ho avuto la fortuna di essere un suo studente, perché ho seguito un corso dove lui insegnava scrittura. Noi attori dobbiamo essere sempre un po’ tuttologi quindi ci andiamo a muovere anche nella scrittura per conoscere poi bene tutte le dinamiche. Giuseppe Manfridi, prima poi che lo contattassi per l’autorizzazione di fare questo spettacolo, quindi è stato mio maestro: sono restato affascinato dal suo modo di scrivere e dal suo modo di indagare i personaggi“.

Con Alessia Fabiani c’è una buona intesa in scena?

Alessia è un’attrice eccezionale. Si lavora molto bene con lei. Abbiamo una dinamica di rapporto in scena che è quella dei personaggi, quindi in cui io sono un uomo piccolo, un omino completamente soggiogato dalla bellezza, dalla sensualità e dalla forza del personaggio di Alessia – cosa molto facile essendo Alessia un’attrice molto brava e una bellissima donna, quindi è tutto semplice da un punto di vista artistico -. Ma il suo personaggio è interessantissimo perché anche questo ha molte sfaccettature come anche un certo essere maschile talvolta. Francesco Branchetti è riuscito a non rendere il cliché della famosa Eva Kant. In scena va una storia di sensualità, un rapporto di ‘mistress’ e ‘slave’, un rapporto fra una dominatrice che suona i tasti di quest’uomo per fargli fare esattamente ciò che vuole. Non svelo altro perché altrimenti faccio troppo spoiler! Per tutti e due è una bella prova d’attore. Anche il mio personaggio ha cinque, sei, settemila livelli: il suo essere un perbenista, un introverso, un moralista, un bigotto; è uno che è terrorizzato dal rapporto con l’altro sesso, però lo desidera e ne ha una visione pornografica. Insomma, lui e lei sono due intelligenze, due emotività molto, molto sofisticate, particolari“.

Se dovesse girare il trailer di “Una stanza al buio” quali sono gli elementi su cui porrebbe l’accento?

Sicuramente è una commedia, si ride molto in vari punti per la particolarità proprio del mio personaggio che è stravagante. C’è poi intrigo, suspense: questa donna potrebbe essere addirittura un parto della fantasia di quest’uomo. Lui è uno che vive di fantasie, che cerca tutto al di fuori dell’ordinario, ma in realtà non ha nessuna idea di come ci si relazioni davvero con una donna. Ma ci sono anche momenti molto toccanti di umanità sia del personaggio di lui che del personaggio di lei“.

Se le dico palcoscenico qual è la prima parola che le viene in mente?

Casa, amore!“.

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