La vita ha il gusto di “Cioccolato all’arancia”, parola di Martina Gatto

“Cioccolato all’arancia” è il suo gusto preferito di gelato, ma anche il nome dello spettacolo di cui è autrice e attrice: è Martina Gatto che, dopo la vittoria al Roma Comic Off dello scorso anno, ripropone a Roma il 10 settembre al Teatro Garbatella il suo “one woman show” su “una donna intelligente ma confusa, ironica ma preoccupata, talentuosa ma ansiosa”. Per 55 minuti si confiderà con il pubblico sulle piccole e grandi scelte della vita.

Martina Gatto, com’è nata l’idea di questo spettacolo?

È nata da quei momenti della vita in cui ci ritroviamo un po’ sconvolti. Questioni personali e affettive mi hanno fatto cambiare un po’ la mia vita due anni fa. Semplicemente mi sono lasciata con il mio ragazzo, uno di quei momenti in cui ti poni delle domande su che cosa vuoi ed ero in balìa dei miei ‘vorrei’ completamente diversi. Volevo una relazione stabile ma godermi anche i miei all’epoca 27 anni, volevo un lavoro serio ma anche poter continuare a vivere del teatro, volevo una casa in montagna e una al mare, quindi così: ero in balìa dei miei ‘vorrei’ e all’improvviso mi è venuta questa idea di scrivere queste mie perplessità ed ambientarle in una gelateria. Perché tutto lo spettacolo è partito da un corto teatrale ambientato in una gelateria. C’era una ragazza che entrava in una gelateria e impazziva letteralmente, sbroccava in maniera un po’ cattiva al gelataio perché gli diceva di dargli troppo: ‘Come faccio a scegliere il gusto perfetto tra tutti questi gusti a disposizione?’ Banalmente era la possibilità delle scelte della vita e la difficoltà di prendere delle decisioni. Da lì vinto il concorso Idee nello Spazio, ho sviluppato l’intero spettacolo. Si parla di indecisione, ma anche sull’avere il coraggio di prendere decisioni per noi stessi e soprattutto di prendersi il tempo di capire cosa desideriamo veramente in un’epoca in cui la società non ci dà assolutamente il tempo di farlo. Anzi, siamo costantemente bombardati dal dover fare per dover essere, per essere in un modo piuttosto che in un altro e, quindi, questa ansia di vivere della nostra generazione. Ma ho capito che anche le passate generazioni hanno vissuto e stanno vivendo queste difficoltà“.

A che punto sei tu delle tue scelte professionali?

Costantemente in balìa… In realtà, il nostro mestiere lo vivo molto come un rapporto di amore e odio nel senso che purtroppo alcune volte lo detestiamo perché non è sempre corrisposto, quindi l’impegno, la passione che mettiamo dentro il lavoro non riceve spesso la stessa moneta con cui noi ci impegniamo. Però inevitabilmente, e lo dico anche in ‘Cioccolato all’arancia’, io vorrei una vita piena di luce negli occhi, cioè quando fai il lavoro che ti piace e hai la passione, diventiamo più belli, abbiamo una luce negli occhi diversa e, quindi, io mi prometto, riprometto a me stessa, nonostante i periodi negativi che possono accadere, di inseguire sempre quella luce negli occhi. Sono in questa fase di positività, del voglio farcela e non mi arrendo, ho il coraggio di prendere delle scelte difficili e non dichiaro la resa. Mi prendo il mio tempo anche per sbagliare, per fare tutto, insomma“.

In questo momento così difficile per l’emergenza sanitaria, hai qualche consiglio da dare agli spettatori che saranno a teatro?

Il Garbatella è uno spazio fantastico perché saremo all’esterno, in un cortile molto bello, spero nel meteo… Consiglio di portarsi un giacchettino, la mascherina e di godersi una serata di teatro in tranquillità perché lo spazio permette di stare completamente distanti, di poter bere anche un cocktail, mangiare qualcosina prima o dopo lo spettacolo, quindi di trascorrere una serata serena. Teniamo molto al fatto che questo spettacolo sia ambientato a prima del Covid, perché in quei 55 minuti di spettacolo non si pensa al Covid e a quello che abbiamo passato, quindi sarà veramente una serata di rilassatezza, dolce e amara però, perché fa ridere lo spettacolo ma ti lascia anche qualche nota aspra per riflettere sulla propria vita“.

Il titolo “Cioccolato all’arancia” riassume questo?

Sì, oltre a essere il mio gusto preferito, esemplifica lo spettacolo ed è anche proprio il mio modo di pensare alla vita. La vita è piena di cose bellissime, dolci però spesso anche amare: è il giusto bilanciamento delle due. Dobbiamo saper riconoscere le due polarità della vita, apprezzarle, e quindi l’unione perfetta tra queste due polarità è sicuramente ‘cioccolato all’arancia’ ed è un piacere quando si riesce a viaggiare in questa situazione“.

Le riflessioni dello spettacolo hanno una natura femminile essendo tu l’autrice e l’attrice, ma sono considerazioni che si possono allargare anche alla sfera maschile?

Assolutamente possono riguardare anche gli uomini. Certo una donna, essendoci io in scena e parlando anche delle relazioni all’interno dello spettacolo, inevitabilmente si sente molto affine, ma ho avuto anche riscontri positivissimi da parte degli uomini, perché si parla di lavoro, di essere, anche gli uomini hanno delle responsabilità che la società gli impone, come il dover essere sempre forti, ‘gli uomini’ appunto. Quindi, assolutamente, a livello di genere non fa differenza. ‘Cioccolata all’arancia’ fortunatamente colpisce tutti“.

You May Also Like

Maria Cristina Gionta, “spudoratamente” attrice

Michele Di Mauro, operaio dello spettacolo

“Dignità Autonome di Prostituzione”: palpabili emozioni al Castel Sant’Elmo di Napoli

Cinque “libri viventi” contro stereotipi e pregiudizi