Spiazzante “Ema” di Pablo Larraín con l’ipnotizzante Mariana Di Girolamo

Ema è un paradigma, eclettica rappresentazione di tutto ciò che può essere una donna: figlia, madre, sorella, moglie, amante e leader. Un personaggio energico, dotato di una sua bellezza e di singolare femminilità. È motivata da un incontenibile individualismo: è chiaro che sa ciò che vuole e sa sedurre chi la circonda per aggirare il destino. Vuole essere una madre e avere una famiglia; forse, ciò che la motiva maggiormente è l’amore“, così Pablo Larraín (classe 1976), uno dei migliori cineasti cileni, nonché produttore di fama attraverso la sua società Fabula, parla della sua protagonista nel film omonimo, “Ema” (durata 107 minuti), in uscita per Movies Inspired mercoledì 2 settembre, designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (Sncci) che lo ha definito “spiazzante e visionario”.

La pellicola è il racconto di una coppia formata dai due spiriti liberi Ema (interpretata da Mariana Di Girolamo, figlia del visual artist Paolo Di Girolamo Quesney e nipote della nota attrice Claudia Di Girolamo Quesney e di Claudio Di Girolamo Carlini, sceneggiatore e regista di origini italiane) e Gastón (il pluripremiato attore Gael García Bernal che ha già lavorato con Pablo Larraín in “Neruda”). Hanno in comune la professione, gli interessi culturali e la danza. Si amano profondamente anche se apparentemente sono una coppia disfunzionale.

La loro vita piomba nel caos quando il figlio adottivo Polo (Cristián Suárez) è protagonista di uno scioccante episodio di violenza. Decidono di abbandonarlo, ma a quel punto Ema si getta con audacia alla scoperta di sé, puntando su ballo e seduzione.

Il film mostra uno spirito incendiario, un po’ distruttivo e un po’ alla ricerca della fenice nelle ceneri, che si muove sulle note del reggaeton. “Prima di girare questo film – racconta Larraín -, non mi era mai interessato granché ascoltare reggaeton. Però, durante la lavorazione ho imparato a conoscerlo e apprezzarlo e ho capito perché un’intera generazione, quella rappresentata nel film, lo ascolta. Il suo ritmo è pervasivo, come succede con qualsiasi elemento forte della cultura popolare; ti ci trovi immerso, sei costretto a conviverci. Questo è il mio primo film ambientato nel Cile contemporaneo, in cui parlo di una generazione diversa dalla mia. Lo spettatore si ritroverà lungo un sentiero sconosciuto, sorprendente, insolente, perturbante“.

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