Era il 1968, Sergio Zavoli e le telecamere della Rai entravano nel manicomio di Gorizia, diretto da Franco Basaglia. Alla domanda se fosse interessato più al malato o alla malattia, lo psichiatra rispondeva: “decisamente il malato”. “I giardini di Abele” di Zavoli è un giornalismo da scuola. Il maestro si è spento a Roma, all’età di 96 anni. Belle le parole della nota stampa Rai nell’omaggiarlo: “Scrittore attento e acuto, ha valorizzato la lingua italiana utilizzandola con sapienza di volta in volta per veicolare notizie, impressioni, descrivere fatti, spiegare fenomeni sociali e processi politici complessi; Sergio Zavoli è stato un intellettuale al servizio del paese formatosi e cresciuto in Rai, autenticamente intesa come Servizio Pubblico”. In Rai si è occupato prima di sport e poi di servizi sempre più impegnati e a sfondo sociale. È stato presidente di Viale Mazzini e da senatore della Repubblica ha rivestito il ruolo di presidente della Commissione di Vigilanza sul sistema radiotelevisivo. Significativa la riflessione dell’esecutivo Usigrai: “La cultura italiana perde oggi un pilastro. Sergio Zavoli è stato un esempio e un maestro di giornalismo. Un autentico e profondo difensore della Rai Servizio Pubblico. Ha segnato la storia dell’informazione in Italia”. Buon viaggio, maestro.
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