Autenticamente Nour

Delicato, pieno di grazia, senza retorica, autentico: è “Nour” il film di Maurizio Zaccaro liberamente tratto da “Lacrime di sale” di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta (con la collaborazione di Giacomo Bartolo, edito da Mondadori). Al centro della storia c’è proprio lui, Pietro Bartolo, per il quale Zaccaro ha le parole più belle nel descriverlo: “È solo un medico della Asl, l’unico di Lampedusa. Come tale compie la sua quotidiana missione fra la gente che abita sull’isola e fra chi su quell’isola (che a volte sembra Alcatraz) arriva. Il film si basa su questa quotidianità apparentemente senza tempo e spazio, dove un medico non si può porre la domanda se chi sta per salvare sia un’anima semplice o un’anima nera. Per lui è solo un’anima, un ‘cristiano’ come si dice da quelle parti”. A dare il volto a Bartolo c’è un intenso, umano, straordinario Sergio Castellitto, affiancato da Raffaella Rea (la giornalista Claudia), Linda Mresy (la giovane siriana Nour), Valeria D’Obici (la mediatrice culturale), Fabio Bussotti (il prete), Thierry Toscan (il fotografo). Nel film si parla di Nour, dieci anni, che ha affrontato da sola il viaggio verso l’Europa attraverso il Mediterraneo. Cosa ci fa da sola a Lampedusa fra i sopravvissuti a un naufragio? Pietro Bartolo, medico dell’isola, se ne prende cura e, un passo dopo l’altro, cerca di ricostruire non solo il passato della bambina, ma anche il suo presente e un nuovo futuro. Il personaggio di Nour s’ispira a Kebrat che Bartolo ricorda così: “Non dimenticherò mai il volto di Kebrat, una ragazzina eritrea… Era la mattina del 3 ottobre 2013, sul molo i pescherecci scaricavano uno dietro l’altro decine di corpi di uomini e donne morti nel naufragio davanti alle coste dell’isola. Quella ragazza era lì, allineata tra i cadaveri. Sembrava morta, ma quando l’ho toccata e le ho sentito il polso ho avvertito un flebile segno di vita. È stata una corsa contro il tempo, l’ho presa in braccio, l’abbiamo portata in ambulatorio. Era viva, l’abbiamo salvata. È stata una delle gioie più grandi della mia vita”. Dopo anni di lavoro sul molo Favaloro di Lampedusa, Bartolo considera nel libro: “C’è chi alza muri, chi tira su fili spinati, ma non saranno né muri né fili spinati a fermare questa gente”. “Nour”, della durata di 93’, girato in quattro settimane e presentato in anteprima al Torino Film Festival, arriva in sala il 10, 11, 12 agosto con Vision Distribution e dal 20 agosto su Sky (sarebbe dovuto uscire a marzo ma l’emergenza del Coronavirus ha costretto al rinvio). È una produzione Stemal Entertainment, Ipotesi Cinema in collaborazione con Rai Cinema, realizzata con il sostegno della Regione Siciliana – Assessorato Turismo Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission, in collaborazione con Consulcesi Onlus e Sanità di Frontiera (www.sanitadifrontiera.org/ è un’associazione senza scopo di lucro, apolitica e aconfessionale, che realizza interventi nel settore delle diseguaglianze, del benessere psicofisico, dell’inclusione sociale e del rispetto dei diritti umani in Italia e all’estero). Il soggetto porta la firma di Pietro Bartolo, Diego De Silva, Maurizio Zaccaro, Monica Zapelli; la fotografia di Fabio Olmi; le musiche di Alessio Vlad (Ala Bianca Publishing).

Per me l’essere attore non cambia se interpreti un contemporaneo come Pietro Bartolo o un personaggio come Poseidone – in scena li considero ugualmente esistenti -, ma girare a Lampedusa ha aggiunto l’intensità umana nel suo non distinguere quale fosse il set e quale il luogo reale. Pietro è un uomo discreto, anche quando si presentava durante le riprese. La storia di Pietro non ha bisogno di questo film perché è talmente straordinaria che si racconta da sola. Il film è bello perché apparentemente semplice. Racconta di un uomo che tende la mano per aiutare gli altri: una parabola. Pietro prova a svuotare il mare con un cucchiaio: un gesto inutile di per sé di cui però c’è una profonda necessità. È un errore considerare il film come lo strumento per far capire il fenomeno dell’accoglienza offrendo una soluzione: è semplicemente la consegna di un gesto attraverso l’arte“, osserva Sergio Castellitto in conferenza stampa streaming lasciandosi ad una sola considerazione sul fenomeno delle migrazioni: “Il grande assente di questa tragedia è l’Europa. Noi siamo solo il molo dove non ci sono buoni o cattivi. Noi siamo un popolo di migranti: ad esempio, in Belgio, nella civile Europa, siamo andati a fare i minatori e ci hanno sbeffeggiato“.

Lampedusa resta accogliente anche in questi giorni di nuovi sbarchi – interviene Pietro Bartolo -. Ovviamente l’insofferenza comincia a farsi sentire pure qui perché del fenomeno migratorio qualcuno ne ha fatto oggetto di campagne elettorali e speculazioni continue arrivate anche nell’isola dove da sempre si accoglie tutto ciò che viene dal mare perché si è un popolo di pescatori. Questo film è la storia di Nour, ma di tantissimi bambini con i loro sogni. Purtroppo l’Europa si gira ancora dall’altra parte. Ho pensato di entrare in politica perché ho sempre creduto di non fare abbastanza. È la politica che decide se aprire o chiudere le porte. Io sono e resto un medico, ma c’è una domanda che scuote la mia impotenza: voi dove eravate? I decreti che sono stati fatti sulle Ong sono disumani perché chi aiuta non deve pagare una multa, chi salva una persona non è un delinquente. Aiutare è umano, non è un reato. È importante scuotere le coscienze con questo film richiamando i valori su cui è stata fondata l’Europa e che sono presenti anche nella nostra Costituzione. Io da medico ho accolto tutti non conoscendo le loro singole lingue, ma con lo sguardo ci siamo sempre capiti entrando in sintonia e non ho negato a nessuno una carezza o un sorriso. Quella di Nour è una storia che finisce bene pure nella sofferenza, perciò è stata scelta“.

In assenza della politica ci sono le risposte individuali di un uomo, che non è un uomo qualunque: è un eroe – riflette la produttrice Donatella Palermocome i tanti di quest’ultima emergenza sanitaria“.

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