“Bar Giuseppe”, quando il motto latino “Omnia munda mundis” prova a farsi film

Fidarsi e affidarsi nella società odierna in un’altalena tra pensiero spirituale e credo secolare in un incontro, che spesso si fa scontro, tra indoli candide e temperamenti più terreni: è questo il nocciolo del film “Bar Giuseppe”, una storia scritta e diretta da Giulio Base, che fotografa anime pure in un mondo smaliziato dai pregiudizi. Al centro c’è Giuseppe (Ivano Marescotti), gestore di un bar e di una stazione di servizio d’una zona rurale, rimasto vedovo con due figli già adulti, Nicola (Nicola Nocella), padre di famiglia, e Luigi (Michele Morrone), un po’ sbandato. Avendo bisogno d’aiuto per la sua attività, l’uomo assume la giovanissima Bikira (Virginia Diop), da poco arrivata dall’Africa. Tra i due nasce un sentimento profondo di cui diffidano tutti, anche la famiglia di lei. “Il film – ricorda Giulio Base in conferenza stampa streaming – nasce dall’incontro con il libro di Gianfranco Ravasi ‘Giuseppe’: leggendolo mi ha colpito che di Giuseppe non sapevo se non quello che si sa dai presepi. Giuseppe nei Vangeli non parla, non viene citato. Da qui è arrivato lo spunto per parlare di un uomo giusto, volenteroso, silenzioso, pronto al passo indietro, controcorrente rispetto a quanto si fa nella nostra società ad alto volume”. Su atteggiamenti e azioni che nel film insinuano dubbi e alimentano pregiudizi sull’onestà dei protagonisti, la risposta sia del cineasta che dell’uomo Giulio Base è: “ma che male c’è in ciò che fanno?”… quasi ricalcando quel motto latino “Omnia munda mundis”, cioè “tutto è puro per i puri”. Ad interpretare Giuseppe c’è un bravo Ivano Marescotti che racconta: “Il personaggio l’ho costruito durante la lavorazione del film, quasi come un blocco di marmo da cui, come Michelangelo, il regista toglieva ciò che non serve”. La ventenne Virginia Diop, per la prima volta protagonista di un film dando il volto alla dolce e determinata Bikira, sottolinea: “Il lavoro più grande è stato sul sentimento, perché è un amore non passionale; di fisico c’è solo una carezza”. Col suo personaggio, “Bar Giuseppe” pone sotto i riflettori il tema dell’accoglienza su cui lei dice: “Le migrazioni ci sono da sempre per la ricerca di una vita migliore. È un tema delicato e attuale. Ognuno di noi deve cercare di immedesimarsi nella persona che migra. È importante dare la mano a chi ne ha bisogno”. Ad arricchire la bellezza del film, è la ricerca della location del Bar che “è stata tormentata – spiega Giulio Base -. Alla fine lo abbiamo trovato al confine della Puglia con la Basilicata dove il gestore è Pasquale, una persona meravigliosa e di straordinaria umanità. I ragazzi di colore e i paesani che si vedono nel film sono molti di quelli che frequentano il suo bar che ha una centralina retrostante dove far ricaricare il telefonino ai braccianti che lavorano nei campi”. La produttrice di One More Pictures Manuela Cacciamani evidenzia come “la scenografa Isabella Angelini abbia trasformato quello spazio piccolissimo in un set cinematografico”. “Vorrei far notare anche che Lama Balice che si vede nel film – dice Michele Abbaticchio, sindaco di Bitonto – è proprio la grotta dove si rifugiavano i migranti del territorio”. “Viene ripresa la Puglia che non ti aspetti – osserva Simonetta Dellomonaco, presidente di Apulia Film Commission -, una Puglia arcaica in un film che ricerca l’archetipo del padre. Giulio Base è rifuggito dagli interventi patinati che cancellano il trascorrere del tempo nei luoghi. In questo film la Puglia tradizionale s’incontra con quella moderna ed è qui che emergono le contraddizioni”.

Presentato alla Festa del cinema di Roma, “Bar Giuseppe” ha dovuto più volte rinviare la data d’uscita in sala. “Stavamo per uscire il giorno della festa del papà, legato a San Giuseppe; poi a Pasqua; successivamente il primo maggio in cui si celebra Giuseppe lavoratore. Uscire ora in questo periodo di emergenza sanitaria sulla piattaforma RaiPlay da giovedì 28 maggio è un regalo agli spettatori che mi rende felice perché il film arriva subito al pubblico, a casa di tutti. Vero è però che il 15 giugno sarò in sala, non so ancora cosa vedrò, ma di sicuro acquisterò il biglietto e mi siederò davanti al grande schermo”. “Non vogliamo assolutamente sostituirci alle sale cinematografiche – spiega subito Maurizio Imbriale di RaiPlay -, è lì dove vanno visti prima di tutto i film. La nostra piattaforma gratuita è un’opportunità. Conta di 15 milioni di utenti registrati. Con ‘Il sindaco del rione Sanità’ siamo quasi a 2 milioni di visualizzazione ad ottobre, e “Magari” (il primo inedito lanciato il 21 maggio dall’iniziativa ‘La Rai con il cinema italiano’, ‘Bar Giuseppe’ è il secondo) viaggia già sulle 400mila visualizzazioni. RaiPlay è una piattaforma ragionata, i blockbuster li lasciamo ai nostri competitor. Puntiamo alla presenza di film italiani, perché ci crediamo culturalmente, e ad una serie di film non molto conosciuti. Tutti i film di Fuoriorario che andavano in orari impossibili, su RaiPlay hanno un’area importante dedicata, da ottobre un vero cineclub con film d’autore. RaiPlay è per una programmazione selettiva, che valorizza prima i film italiani, poi quelli europei in seconda battuta”.

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