La poesia è servita: ad ora di cena alzate la suoneria potrebbe toccare anche a voi! Parola di Anna Charlotte Barbera

“Cucino bene, ma sono pasticciona”: così risponde se le chiedi il suo “Segno particolare” Anna Charlotte Barbera, attrice torinese di origine pugliese, tra i fondatori del Menù della poesia (www.ilmenudellapoesia.com), iniziativa nata dieci anni fa per veicolare la bellezza della cultura in maniera originale: prevede attori che recitano poesie vestiti in livrea nei ristoranti. Testato per la prima volta a Lecce, questo progetto è dilagato in tutta Italia ed ora, in periodo di quarantena, continua ad ora di cena col telefono, quindi alzate la suoneria dalle 18 alle 21!

Anna Charlotte Barbera, sei un po’ chef e un po’ maitre di questo singolare progetto: l’esperienza più particolare che ti è capitata “servendo” poesie?

“Ce ne sono almeno un paio che non posso dimenticare. Una è stata particolarmente emozionante perché abbiamo fatto proprio da cupido in occasione di un litigio: ci è stato chiesto di andare a consegnare una poesia a domicilio proprio in casa di una fidanzata molto arrabbiata che poi però ha fatto pace con il suo moroso. Eravamo a Roma, è successo almeno sei, sette anni fa. L’altra è stata altrettanto emozionante come ogni volta che accade di entrare nell’intimità delle persone, cioè in casa. È capitata l’anno scorso. Ho ricevuto una telefonata, rispondo: ‘Pronto è il menù della poesia?’. ‘Si, mi dica’. ‘Ma voi consegnate anche a domicilio?’. ‘Si, ogni tanto lo facciamo’. …E insomma mi hanno chiesto di andare a recapitare una poesia come regalo di compleanno per un carissimo amico da parte del suo testimone di nozze. Quindi mi sono attrezzata, ho cercato una macchina perché era un po’ fuori Torino e, arrivata fin lì, ho fatto questa consegna a domicilio ad un uomo assolutamente tutto d’un pezzo, un business man di quelli che non devono chiedere mai. La poesia in questione era ‘Poema dell’amicizia’ di Borges e lui si è sciolto in lacrime abbracciato alle sue bambine, facendosi quasi scudo perché era molto commosso e non voleva farsi vedere in lacrime. C’è stato un doppio risvolto da questa esperienza perché noi che componiamo questa realtà siamo tutti attori professionisti però è un mestiere altalenante, ci sono periodi di grande lavoro e altri a volte è necessario reinventarsi e mettersi anche in gioco facendo altro. Io in quel periodo ahimè ero in una di quelle fasi in cui il lavoro come attrice e come doppiatrice scarseggiava e quindi da questo incontro è nata una collaborazione anche lavorativa che è durata fino a qualche mese fa, poi io ho ripreso le mie attività artistiche, quindi ci siamo congedati ma è rimasto un grande affetto, quindi doppiamente foriero di belle cose questo Menù della poesia”.

Come cambia l’approccio nella trasposizione dell’iniziativa al telefono?

“Al telefono ci si affida alla voce ed è molto più delicato, perché le persone che rispondono non hanno idea il più delle volte di chi ci sia dall’altra parte. Veniamo un po’ utilizzati come un fiore, una lettera, una cartolina, un regalo a distanza che le persone mandano, quindi è molto delicato il momento iniziale. Abbiamo una sorta di modulo di presentazione che ogni attore personalizza in base un po’ alla propria personalità. Cerchiamo di dichiarare subito che stiamo chiamando da parte del mittente, quindi ad esempio: ‘Pronto x, ciao, sono un’attrice, ti chiamo da parte di y perché ho un messaggio molto speciale per te, si tratta di una poesia: è un buon momento? Puoi parlare? Vuoi che ti richiami?’. Fatta questa premessa, ci introduciamo per contestualizzare un po’ quello che stiamo per fare, anche perché chiamiamo all’ora di cena, dobbiamo raccontare che la nostra missione è nata dieci anni fa e normalmente avviene a ristorante perché se no sembriamo dei ragazzini improvvisati, e poi basta, ci affidiamo alle parole del poeta e lasciamo che la telefonata si concluda con l’emozione che raggiunge il destinatario”.

La poesia più richiesta?

“Ce ne sono varie. Direi che ‘Ubriacatevi’ di Baudelaire è in pole position, come anche ‘Ti meriti un amore’ di Estefania Mitre e ‘Le piccole cose che amo di te’ di Stefano Benni. Ce ne sono varie che vanno per la maggiore. Stiamo cercando di variare il Menù per proporre un repertorio un pochino più ricercato, però poi i grandi classici – Neruda, Prevert e Baudelaire – sono quelli che tirano di più”.

Qual è la tua poesia preferita?

“Dal vivo io mi diverto molto a fare ‘La livella’ anche se non sono napoletana, e adoro anche dire a voce alta ‘La pioggia nel Pineto’ perché è un canto meraviglioso che ti trasporta, una cavalcata bellissima. Ma amo anche ‘La cecala d’oggi’ di Trilussa, così allegra e scanzonata”.

Scrivi poesie?

“Non abitualmente, però sì, ho scritto”.

Mai proposta una tua poesia nei Menù?

“L’ho fatto, ma in forma anonima”.

Il tuo poeta preferito?

“I poeti parlano all’anima, quindi in determinati momenti si creano delle corrispondenze più forti. In questo periodo della vita Franco Arminio mi parla molto”.

Se lo avessi di fronte cosa gli chiederesti?

“Come ha iniziato a scrivere e se sta facendo una ricerca spirituale”.

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