Era già oltre la metà del suo viaggio, avrebbe voluto percorrere in autostop 11 Paesi – Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Libano, Siria, Egitto, Giordania, Israele – e tante balze aveva il suo abito da sposa, ma purtroppo dopo 23 giorni il suo cammino si è interrotto brutalmente in Turchia. Tutti conosciamo la storia dell’ultima performance di Pippa Bacca, un’idea condivisa dall’artista Silvia Moro, di farsi ambasciatrici di pace in nazioni colpite da guerre recenti, vestite di bianco e non rinunciando alla femminilità del tacco, in uno scambio di tradizioni e culture, esaltando la bellezza e lungimiranza della vita. Per qualcuno Pippa Bacca era una “scombinata”, per altri una “sognatrice”: di sicuro come artista era una donna che costruiva, che amava vivere e non sopravvivere. Dei tanti racconti su di lei, forse il più delicato, porta la firma di un uomo, il livornese Simone Manetti, di soli quattro anni più giovane di lei. Con un lavoro di cuore ed incredibile sensibilità, il cineasta raccoglie le testimonianze delle sue quattro sorelle, della mamma e di Silvia Moro, le intreccia con le immagini del viaggio incompiuto di Pippa e dà vita ad un vero inno alla speranza nel film “Sono innamorato di Pippa Bacca”, che esce il 5 marzo, giorno in cui il regista alle ore 20 lo introdurrà al Cinema Farnese di Roma. Per Pippa Bacca sarà un nuovo viaggio come messaggera di pace.
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