Per Roly Kornblit lo sport è autentica lezione di vita, al via il ciclo “Snaps” di interviste in tv

“Stavo pensando quando salire a Milano, a me sembra esagerata tutta questa reazione italiana per contrastare il Coronavirus”, così ci accoglie al telefono Roly Kornblit per parlare del nuovo programma in partenza su Sportitalia dal 2 marzo.

La situazione cambia di ora in ora. Tu sei di Tel Aviv e ti occupi tanto di salute, non ti sembrano troppo restrittive anche le misure prese da Israele?

“Ho letto della compagnia di bandiera che ha bloccato fino al 15 marzo i voli verso l’Italia. Chi arriva adesso che non è israeliano lo mandano indietro, e poi chi è israeliano va in isolamento per due settimane. A mio avviso, tutto questo è un po’ esagerato. Alla fine il Coronavirus è una malattia infettiva un po’ più aggressiva delle altre. Bastano i requisiti di base di igiene. C’è un panico che va oltre il ragionamento medico. Stiamo attenti, prendiamo precauzioni, ma non fermiamo il mondo!”.

Allora lunedì parte questa nuova avventura di cui immagino hai già montato tutte le 8 puntate. Innanzitutto perché il titolo “Snaps – Oltre lo sport”?

“Facciamo un viaggio attraverso i colori, gli ‘Snaps’ (foto) mostreranno un momento di vita dell’intervistato o una suggestione racchiusa in una parola chiave”.

Questo percorso lo cominci con Carolina Kostner, vincitrice di un titolo mondiale e di una medaglia olimpica nei singoli del pattinaggio di figura, ma lo prosegui anche con personaggi ostici come l’ex dirigente sportivo Luciano Moggi…

“Tutti gli otto intervistati sono particolari per me, ognuno di loro ha una storia molto emozionante e profonda che ci può insegnare tanto, dall’atleta paralimpica Giusy Versace fino al campione di pallavolo Andrea Aiello che racconta la storia triste di una squadra di Parma che era l’orgoglio della città ma è stata chiusa per mancanza di contributi economici. Alla fine attraverso queste interviste disegno anche una mappa di questo Paese. In ogni incontro non parliamo solo di sport, andiamo molto in profondità”.

Quindi conosciamo la vita degli intervistati oltre i riflettori?

“Sì, i loro pensieri, il loro credo nella vita, come Giuseppe Incocciati, ex attaccante di Napoli e Milan, che tutt’oggi è amico di Maradona e ci dà consigli per non cadere nelle sue debolezze come fa da allenatore con i suoi allievi… Anche se alla fine difende l’ex calciatore argentino con amore e comprensione”.

Un aggettivo per descrivere il pensiero raccolto da Incocciati su Maradona?

“Quanto era umano, la sua debolezza in realtà può essere di tutti noi. Intervisto in modo gentile e garbato, ma a volte posso essere scomodo perché voglio la verità. Maradona era un genio del calcio e dispiace sia finita così. Era il re di Napoli, e poi è partito in esilio da solo. Ciò che è accaduto a lui, può accadere a tutti in diverse modalità”.

Ancora oggi a Napoli tanti bambini si chiamano Diego…

“Sì, ha dato dignità a Napoli, perciò è il re di Napoli. Poi però sono successe tante cose. Nell’intervista con Incocciati le raccontiamo. Io sono un curioso, non sono un conduttore, sto lì e voglio capire. Nel caso di Maradona volevo capire perché è finita com’è finita”.

Il tuo intervistare in punta di piedi l’hai imparato sul campo, fa parte della tua indole, o hai un modello di riferimento?

“È il mio modo di interagire con le persone per cercare di sapere e capire qualcosa in più dell’essere umano, e voglio la verità dei fatti”.

La collocazione alle 20 della messa in onda è una scelta tua o del palinsesto?

“Questa idea di programma parte dal regista e direttore Mario Maellaro che conosce il mio modo di essere, Gianfranco Scancarello l’ha messa nero su bianco, e la rete Sportitalia ha scelto il resto. Sono 40 minuti di faccia a faccia, senza contributi filmati”.

L’ambientazione di “Snaps” è una sorta di “confessionale”?

“È una stanza semioscura con un tavolo e due sedie, può sembrare una stanza d’interrogatorio ma non lo è. Io non metto a disagio la persona, è un tavolo/una stanza della verità. Si dà modo all’intervistato di rilassarsi e raccontarsi. Gli addetti ai lavori sono rimasti increduli a sentir parlare per tanto tempo ininterrottamente Carolina Kostner che di solito è di poche parole. Io li lascio parlare alla vista di una snap con ad esempio la parola ‘sogni’, non li interrompo”.

Provo io con te dandoti la parola “Sport”…

“Dallo sport un bambino può imparare come muoversi nella vita. Lo sport è la vita, è tutto. S’impara a relazionarsi con le altre persone, il gioco di squadra, a faticare, a dedicarsi, a rinunciare anche. C’è tutto nello sport. Penso che tutti i bambini debbano crescere praticando lo sport”.

Tu sei un atleta?

“Faccio attività fisica da sempre. L’attività fisica mi fa sentire in armonia con me stesso”.

Ho la sensazione che all’attività fisica quotidiana unisci tanta lettura, è vero?

“Sono un curioso della vita, m’informo tanto attraverso diversi media. Cerco d’imparare continuamente”.

A te la parola “sogno”, con cui apri il tuo ciclo di “Snaps”, con cosa ti connette?

“Io sto vivendo un sogno, e voglio continuarlo: fare televisione, intervistando e conoscendo le persone. Intervistando, mi sento il pubblico da casa che vuole conoscere di più, sono il tramite delle loro curiosità”.

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