Franco Sciacca è la brusca lady Warren nel giallo “La Scala a Chiocciola”: “Ad interpretare questo ruolo femminile io mi diverto perché ha davvero un caratteraccio!”

Portare su un palcoscenico il giallo non è facile, eppure il Teatro Ciak di Roma ne ha fatto una bandiera. In questi giorni e fino a domenica 1 marzo è di scena “La Scala a Chiocciola” di Ethel Lina White, per la regia di Anna Masullo, un adattamento in grado di conquistare sia chi ha letto il romanzo, sia chi ha visto il film, sia chi non conosce la storia. Sul palco, in ordine di apparizione, Martina Carletti, Barbara Abbondanza, Linda Manganelli, Claudio Garruba, Franco Sciacca, Silvia Siravo, Riccardo Cascadan e Giovanni Carta fanno rivivere l’incubo di una notte temporalesca con un serial killer nei paraggi, sulle musiche di Alessandro Molinari a sottolineare i momenti di più alta tensione. La scenografia costruita su due livelli vede al piano superiore la presenza dell’inquietante lady Warren che, per i modi duri e taglienti che la caratterizzano, è impersonata da un attore, il bravissimo Franco Sciacca, nato l’11 aprile 1956 a Catania, “un ariete con ascendente cancro, quindi sono uno soggetto impetuoso dalla spiccata sensibilità”.

Franco Sciacca, chi è lady Warren?

“La vecchia, la madre in questa famiglia ricchissima che vive in un posto sperduto dell’Inghilterra. In realtà propriamente è la matrigna di due studiosi, persone gelide che non tradiscono mai le proprie emozioni, sono sempre molto controllati”.

Come ti trovi nei panni della vecchia signora?

“Sono quasi sempre al letto perché è ammalata! La regista si è divertita con questa scelta avendo lady Warren tratti maschili: è una che andava a caccia prima che si ammalasse, che ama fumare il sigaro e dal carattere piuttosto difficile. Nel romanzo è definita ‘eccezionale’, cioè una fuori dal comune. Nella nostra messa in scena i personaggi dicono di lei che ha modi non civili e che pare abbia ucciso anche il marito. In più, non è bella. Ad un certo punto io ricordo che ‘mio marito diceva che la sua prima moglie era bella ma che io sparavo meglio’. Ad interpretare questo ruolo femminile io mi diverto perché lady Warren ha un caratteraccio, è brusca con tutti e detesta le infermiere. Ma ha un motivo per essere così. Per renderla visivamente non ho una parrucca, ma i miei capelli, ovviamente un po’ più lunghi del solito, con una cuffietta. Per la voce è facile perché lei urla sempre!”.

Lo spettacolo è adatto a tutti?

“Certo, c’è suspense, ma ha la coloritura alla Tim Burton con bellissime luci”.

Dopo “La Scala a Chiocciola”, cosa preparerai?

“Una tragedia in versi di un autore del Settecento per il Calatafimi Segesta Festival che andrà in scena ad agosto”.

L’autore che sogni di portare in scena?

“Carlo Goldoni”.

In passato hai insegnato recitazione, la tua più grande lezione ai giovani?

“Questo è un mestiere difficilissimo. Ci vogliono una passione e una tenacia incredibili. Quando ho debuttato io nel 1980 con Ida Carrara, la moglie di Turi Ferro, già dicevano ‘c’è la crisi del teatro’, ma che vuoi che sia rispetto a quello che c’è oggi? Ora non ci sono più le compagnie di giro, non si va più in tournèe, giusto Gabriele Lavia che viaggia con i suoi ‘Giganti della montagna’. Non ti pagano più, non vogliono pagarti i riposi, davvero è diventato difficile. Quindi i ragazzi devono essere davvero molto motivati, non mi piace illudere nessuno: i giovani vanno rispettati perché sono il nostro domani. Allora dico loro che è un mestiere meraviglioso, ma se potete prima studiate, laureatevi, e poi fate anche questo, perché non si sa mai nella vita. In più, cerco di insegnare loro l’essere scrupolosi. Nell’epoca dell’apparire e non dell’essere, è ancora più doveroso fare lavori di qualità, ben recitati. Basta all’essere solo belle facce da fiction!”.

You May Also Like

“Dignità Autonome di Prostituzione”: palpabili emozioni al Castel Sant’Elmo di Napoli

Cinque “libri viventi” contro stereotipi e pregiudizi

Mauro Santopietro, l’intercultura comincia dall’ascolto sul palcoscenico

InterCulturiamo, per una narrazione contro le discriminazioni