Cosa accade se un giorno scopri che la tua dolce metà ha un piccolo svago sessuale extraconiugale? Cosa provi a sentirla palare di storiella e mezza distrazione: resti sbalordito/a? Penseresti di aver sposato una persona tragicamente disonesta? Le domande se le pone il cineasta Christophe Honoré che firma scrittura e regia del film “L’Hotel degli amori smarriti” (dal 20 febbraio al cinema distribuito da Officine Ubu), titolo che in francese è “Chambre 212”, la stanza dove si rifugia l’infedele Maria noncurante che quel numero richiama l’articolo del Codice civile sui diritti e doveri coniugali. Ed ecco il film. Lui scopre i capricci di lei e lei decide di andare nell’hotel di fronte casa per riflettere sul rapporto con lui a giusta distanza. Scende la neve e la notte diventa magica: in tanti a farle visita nella stanza per aiutarla a leggere i pro e i contro di un matrimonio lungo vent’anni. La fedifraga Maria ha il volto di una sempre bella Chiara Mastroianni, insignita del Premio Miglior Interpretazione nella sezione Un CertainRegard al 72° Festival di Cannes. Il marito Richard a 25 anni è interpretato da Vincent Lacoste. Nel cast anche Benjamin Biolay, Camille Cottin, Harrison Arevalo, Stéphane Roger e Carole Bouquet. Tra i protagonisti può anche essere citato il pianoforte con le note di Domenico Scarlatti, perché il film, essendo molto parlato nello svolgersi come teorema sulle incomprensioni coniugali tra sesso e sentimento, trova ampio respiro nella musica.

“L’Hotel degli amori smarriti”, il cineasta Christophe Honoré scrive il teorema della conversazione coniugale
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