“Il ladro di giorni”, quando una giovane promessa fa la differenza in un film

All’ultimo giorno dei provini, quando il regista Guido Lombardi era ormai stanco e aveva già selezionato quattro ragazzini che avrebbero fatto il test finale alla presenza di un attore internazionale il cui nome non era stato rivelato agli interessati, la zazzera bionda e gli occhi chiari di Augusto Zazzaro si sono fatti largo nel corridoio mentre accompagnava l’amico Gabriele che aveva il copione in mano. Tirato in ballo in una delle scene più difficili e messo a confronto con la star che lui sperava fosse Giampaolo Morelli, il suo adorato ispettore Coliandro, Augusto si è rivelato il ragazzino che avrebbe fatto la differenza nel film. In “Il ladro di giorni” la sintonia con Riccardo Scamarcio di questa giovane promessa del cinema italiano rende speciale un film di formazione, con un padre cattivo maestro che si rivelerà essere lui il fanciullo della storia. Un film sul coraggio di lanciarsi nel vuoto che trova nella metafora del tuffo il senso di una favola un po’ nera, melodrammatica, ricca di richiami filosofici e simboli. Un film che la Indigo Film aveva opzionato sin dal Premio Solinas Storie per il cinema 2007 e che ha trovato l’audacia della Bronx Film ad affiancarla. Un lavoro che sa di sudore, ma anche di quel piacere di lavorare nella giusta alchimia artistica evocata da Riccardo Scamarcio. Una storia che nasce per il cinema (presentata alla Festa di Roma, arriva in sala il 6 febbraio) ma che Lombardi ha raccontato anche in un libro edito da Feltrinelli.

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