Il teatro indipendente italiano ha un presente ricco di giovani promesse

Giovani promesse crescono. Al Roma Fringe Festival si è vista l’espressione più bella del teatro indipendente. Artisti in erba che si mettono in gioco, mostrandosi a nudo. I tre spettacoli finalisti in scena venerdì 24 gennaio al Teatro Vascello di Roma hanno mostrato la vitalità del palcoscenico italiano. Da Bergamo la pièce “acchiappapremi” – Miglior spettacolo, Riconoscimento della critica e l’Alessandro Fersen per la ricerca e l’innovazione – ha emozionato in maniera cruda: “La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza” di LMS – Les Moustaches mostra tre attori – Giacomo Bottoni, Francesco Giordano, Antonio Orlando – completamente trasformati e al servizio della scena che, guidati da Ludovica D’Auria e Alberto Fumagalli (autore anche del testo), raccontano il sogno di diventare ballerino di un ragazzo dal fisico non appropriato e costretto ai duri lavori di campagna. La drammaturgia è perfetta e trova la sua forza in una scena caratterizzata da pochi elementi, eppure così ricca grazie ai movimenti e a un parlare particolare e autentico degli interpreti. Da Cagliari arriva “S’accabadora” di Susanna Mameli che è stata premiata per la drammaturgia. Sulle musiche di Paolo Fresu, le brave Annagaia Marchioro e Marta Proietti Orzella hanno fatto un grandissimo lavoro sulla propria fisicità dando vita ad una storia dalle tinte nere: due donne violate nell’anima e nel corpo. Di Roma, invece, il terzo spettacolo finalista rimasto digiuno di premi. Si tratta di “Antigone” del Collettivo Imperfetto. Per la regia e drammaturgia di Alessandro Anil, in scena Sofia Taglioni, Giovanni Serratore, Francesco Lamantia, Piero Cardano e Angelica Prezioso hanno provato a coinvolgere il pubblico sul tema della pietà, un tema che parte da lontano, dalla tragedia greca, e arriva attuale ai nostri giorni. La tematica viveva sul palcoscenico di potenti contrapposizioni ma qui il pubblico non è stato all’altezza. Troppi esperti, giuria artistica e quella della stampa, hanno cominciato a criticare ad alta voce, cosa che, in uno spettacolo basato sull’interazione con gli spettatori, non ha giovato. Il pubblico in platea si fa coinvolgere dal buio, con le luci alte è invitato a parlare e così il silenzio dovuto per porsi in vero ascolto degli attori è completamente mancato. Forse un pubblico diverso, più aperto nei confronti degli interpreti, avrebbe regalato altri risultati a questo spettacolo che altrove sicuramente avrà più fortuna.


You May Also Like

Maria Cristina Gionta, “spudoratamente” attrice

Michele Di Mauro, operaio dello spettacolo

“Dignità Autonome di Prostituzione”: palpabili emozioni al Castel Sant’Elmo di Napoli

Cinque “libri viventi” contro stereotipi e pregiudizi